Quando la discriminazione diventa muro invalicabile

23/02/2017

 

 

di Dijana Pavlovic, associazione Upre Roma

 

Angela_ridotta.jpgChe cos’è il Porrajmos o Samudaripen? Pochi lo sanno e pochi se ne occupano. Ma se si chiede cosa è la Shoah, molti lo sanno e molti se ne occupano. Eppure questi termini indicano la stessa cosa: il genocidio di due popoli che i regimi nazifascisti consideravano inferiori e contaminanti la purezza delle razze germanica e italica. Il Porrajmos o Samudaripen, indica il genocidio del popolo rom, la Shoah quello del popolo ebraico uniti nell’identico destino fino all’inizio del 1945.

Perché dopo il 1945 questi due destini si sono separati? La Shoah giustamente è la vergogna dell’umanità e di conseguenza l’antisemitismo è bandito: nessuno si permette a livello istituzionale e pubblico manifestazioni antisemite e il negazionismo è considerato un reato. Viceversa il genocidio dei Rom non pesa sulle coscienze, non c’è rimorso né vergogna e questo non ha rimosso la discriminazione che anzi nel tempo, con campagne d’odio e di disinformazione, si è trasformata in un muro invalicabile. E questo a partire dal luogo che deve formare i cittadini di domani: la scuola, nella quale si riflettono i disagi, i pregiudizi della società che non sempre la scuola riesce ad armonizzare.

Per questo la nostra associazione, Upre Roma, negli ultimi anni si è dedicata a progetti rivolti alle giovani generazioni pensando che raccontare delle storie ai giovani rom e gagè (i non rom) fosse un modo per scalare questo muro. Abbiamo iniziato nel 2013 pubblicando per la prima volta in Italia la storia di Rukeli (Roger Repplinger: Buttati giù, zingaro - La storia di Johann Trollmann e Tull Harder) il pugile sinto che ridicolizzò il nazismo. L’anno scorso, nell’ambito di un progetto europeo, abbiamo raccontato la storia di Else (Michail Krausnick: Tientelo per te! La storia di Else la bambina che sopravvisse ad Auschwitz), bambina di ‘sangue misto’, che, sottratta ai genitori adottivi, si salvò dai forni grazie alla tenacia del padre. Il libro, accompagnato da schede didattiche, è destinato alla formazione degli insegnanti per insegnare il Porrajmos  nelle scuole.

Ora vogliamo completare questo ciclo raccontando la storia di Angela, una dei 40 bambini oggetto delle ricerche di Eva Justin, la collaboratrice del dottor Ritter, direttore dell’Istituto per l’igiene e la razza che ‘catalogò’ decine di migliaia di Rom e Sinti tedeschi poi destinati ai campi di sterminio. Le ricerche della Justin le servirono per la tesi di dottorato, tesi che voleva dimostrare l’incompatibilità dei bambini ‘zingari’ con l’educazione, i valori, lo stile di vita del nazismo.

Per realizzare questo progetto abbiamo pensato di raccogliere fondi attraverso il crowdfunding. I fondi serviranno a pagare i diritti d’autore, l’editing e la stampa del libro che sarà reso disponibile per progetti rivolti ai giovani.

 

Per sostenere il progetto:

https://www.produzionidalbasso.com/project/angela-non-va-ad-auschwitz/

Info: upreroma@gmail.com - www.upreroma.eu

 

ArciReport, 23 febbraio 2017



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