Si chiude a Bruxelles il viaggio della Carovana Internazionale Antimafie

23/02/2017

 

 

di Alessandro Cobianchi, coordinatore Carovana Internazionale Antimafie

 

IMG_3708.JPGVenerdì 17 febbraio, a Bruxelles, con una tappa ‘off’, si è chiusa l’edizione europea più lunga di sempre della Carovana Internazionale Antimafie. Oltre 40 giorni di viaggio nel 2016, l’appendice di una settimana nelle Ardenne francesi (gennaio 2017), poi l’epilogo, nella capitale che ospita le maggiori istituzioni europee. Bruxelles è davvero la metafora di un’Europa che fatica a restare unita, che proclama la volontà di contenere le sue differenze ma che continua ad elevare muri esterni ed interni ai suoi confini, incapace di riempire quei fossati che sembrano dividere le sue genti e le sue molteplici culture.

Gli stessi palazzi della burocrazia europea sembrano il simulacro stanco di questa vecchia Europa. Moderni, imponenti, simbolo di un benessere acquisito, eppure respingenti, quasi sordi a un’umanità che bussa alle sue porte o che in queste mura ci vive, sentendosi comunque straniera. 

L’incontro, organizzato dall’associazione ospitante, Cultura contro la camorra, si tiene proprio in uno di questi palazzi, quello del Comitato economico e sociale europeo (CESE) il cui presidente, George Dassis, aprirà i lavori definendo la Carovana,«un’iniziativa straordinaria». Che si tratti di cortesia istituzionale o del riconoscimento effettivo di un percorso, in fondo, ha poca importanza, perché la giornata si vuole informale e le aspettative saranno realizzate.

IMG_3718.JPGCi sono i rappresentanti delle istituzioni europee e delle associazioni, i deputati della Regione di Bruxelles, gli amministratori locali, gli organizzatori di Arci e Ligue de l’enseignement, venuti perfino da Marsiglia, gli operatori sociali ma, soprattutto - lo si scrive, senza timore di possibili accuse di ‘retorica giovanilistica’ - le classi di due scuole professionali di Molenbeek.

Molenbeek, la municipalità periferica di Bruxelles, definita «il bastione del jihadismo europeo».

In questo quartiere sono stati ideati i massacri di Parigi del novembre 2015 e qui si è conclusa la fuga di Salah Abdeslam, uno dei terroristi autore delle stragi, transitato dalla piccola criminalità di quartiere alle cronache mondiali. Qualche giorno dopo la stessa Bruxelles ha conosciuto l’orrore stragista.

Il marchio, per questo Comune, abitato prevalentemente da musulmani, non poteva essere più profondo. Con un vezzo occidentale, contiamo le ragazze ‘con il velo’. Sono tante ma non la maggioranza. Lo chador incornicia visi illuminati da sorrisi arguti e una bellezza mediterranea, questa si imprigionata nel grigiore di una città, quasi sempre senza sole.

Sono proprio le ragazze con il velo le prime a intervenire nel dibattito su mafie e radicalizzazione, stimolate dall’ottimo corto, Le point zero, del regista Mauro Maugeri, prodotto da Arci, Ligue e Ucca.

IMG_3703.JPGLe loro parole sono l’eco delle tante, ascoltate nelle tappe di Carovana, sulla ricerca di un’identità culturale e di un posto nel mondo, senza essere continuamente marchiati da un’appartenenza religiosa o dall’essere nati in un Comune che è diviso dal centro borghese di Bruxelles solo da un canale.

Spesso è proprio il nascere da un lato o dall’altro di un canale, di una strada, di una sponda del mare, a determinare una cesura, a scegliere per noi uno stigma perfino criminale, a emarginarci ai bordi.

Arci e Ligue hanno costruito questa Carovana per ascoltare e poi individuare percorsi possibili, con questa moltitudine di giovani, tutt’altro che indifferente e silenziosa.

La presidente dell’Arci, Francesca Chiavacci, racconta l’esperienza dei campi antimafia, quasi un invito a cogliere gli strumenti della partecipazione e allora fioriscono le domande, tutte pratiche, di una generazione concreta.

Non sarà solo una Carovana a cambiare le cose, ma il canale è stato attraversato e non è detto che non si ripeta. «Io sono uno di quelli che resta al bordo», in fondo, è solo il verso di una canzone d’amore, molto nota a Bruxelles.

 

ArciReport, 23 febbraio 2017



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