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Paura e incertezza, ma anche voglia di ricostruire la comunità

16/02/2017

 

 

Intervista ad Alessandro Vaccarelli professore presso l’Università degli Studi dell’Aquila e coordinatore scientifico del progetto ‘Velino for children’

 

bambini.jpgA distanza di alcuni mesi dalle prime scosse che hanno colpito il Centro Italia, qual è ad oggi dal tuo punto di vista la situazione nelle zone terremotate in cui operi?

«Purtroppo lo scenario non è dei migliori. Ci troviamo di fronte ad una situazione particolare, e, a suo modo, anomala. Le scosse si sono succedute e ripresentate a distanza di tempo, allargando il cratere sismico e aprendo nuove ‘voragini’ ed emergenze. In tutto questo, le abbondanti nevicate non hanno certamente aiutato e ci siamo trovati di fronte ad una sorta di ‘effetto Penelope’: riprendi le energie, provi a ricostruire un barlume di normalità e un nuovo evento ti riporta invece ad azzerare tutto, a ritrovarti al punto di partenza, demotivato e sconcertato. Lo abbiamo visto nei bambini che iniziavano a riprendere fiducia per poi tornare di nuovo a provare forti sensazioni di paura e di incertezza, lo abbiamo visto nei genitori, negli insegnanti… lo abbiamo percepito anche noi, sulla nostra pelle,  in qualità di operatori d’emergenza. Se a questo aggiungiamo poi i gravi problemi che ancora riguardano le questioni abitative o le attività economiche e produttive, il quadro che si compone non è certo dei migliori».

 

Ci fai un bilancio delle attività svolte con il progetto Velino for Children? Che accoglienza ha ricevuto?

«Velino for Children non ha potuto che seguire l’andamento delle cose. Nel momento in cui eravamo concentrati nel lavoro di ‘risalita’ di bambine, bambini, ragazze, ragazzi, insegnanti, tutto è stato messo di nuovo in discussione, non una volta soltanto, ma più e più volte. La sequenza sismica di ottobre ha aperto tanti bisogni anche al di fuori di Amatrice e della valle del Velino e abbiamo investito soprattutto nella formazione degli insegnanti, con l’edizione del corso A scuola di resilienza. Apprendere e insegnare dopo una catastrofe che è stata replicato addirittura 7 volte, raggiungendo, ad oggi, circa 700 insegnanti laziali e abruzzesi.  Questo grazie al forte raccordo tra Istituzioni e associazioni che hanno deciso di impegnarsi in questa avventura. A fronte delle tante questioni aperte (senso di insicurezza, conflitti di vario tipo, gestione delle emozioni, apprendimenti in condizioni di crisi) abbiamo ritenuto che la formazione dei docenti potesse essere un fattore di ‘sblocco’ su una situazione più ampia, grazie all’effetto moltiplicatore che essa consente di operare quando si lavora su atteggiamenti, prassi e approcci educativi. Spesso è stato anche necessario organizzare gruppi psico-educativi con i genitori, richiestissimi e sicuramente da implementare, considerata la loro utilità. In tutto questo è stato indispensabile il lavoro inter-istituzionale e la rete delle associazioni, piccole e grandi, coinvolte nell’emergenza. In questo, la Comunità montana del Velino ha fatto un ottimo lavoro».

 

Quale prospettiva ci sarà dal tuo punto di vista nei prossimi mesi per la ricostruzione?

«Le prospettive dipendono molto dalle scelte che si faranno e dai tempi che si decideranno. E non parlo delle scelte delle persone, che hanno - mi sembra - le idee piuttosto chiare. Chi è rimasto nei luoghi merita molto, ma molto di più di quello che vediamo. Chi è fuori deve poter scegliere di tornare. Non si può pensare che si aspetti ancora per risolvere definitivamente il problema abitativo e che non si prendano interventi urgenti per il sostegno alle piccole aziende locali. L’economia non si può lasciar morire. Dico questo anche come pedagogista: che cosa ci aspettiamo dai bambini e dai ragazzi se non si soddisfano, in maniera adeguata, i bisogni primari e basilari? Che fiducia nel futuro possiamo dare loro se non si garantiscono, oggi, tutte le condizioni per la ripresa dei progetti di vita come persone e come comunità? Si ricostruisce davvero, forse, solo se si parte da questo».

 

IL PROGETTO

Velino for children è un progetto che intende sostenere, attraverso l’intervento pedagogico e il sostegno educativo, le comunità colpite dal sisma del 2016 e la popolazione scolastica del reatino. I partner sono rappresentati dalla Comunità Montana del Velino (partner capofila),  dal Comune di Rieti (Assessorato alle Politiche sociali), dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila per quel che riguarda il coordinamento di tipo scientifico. La Comunità Montana del Velino è l’Ente che istituzionalmente eroga i servizi a carattere sociale del territorio interessato dal sisma, tra cui Amatrice e Accumoli. Il progetto prevede 5 macro-azioni che, simultaneamente, riguarderanno l’ambito sociale e territoriale generalmente inteso, il mondo dell’istruzione e dell’educazione scolastica ed extrascolastica e diversi livelli di problematicità psico-sociale legati all’impatto del sisma sulle famiglie, sui luoghi e sulle comunità.

È previsto inoltre un supporto pedagogico-didattico ai docenti di ogni ordine e grado, attraverso la realizzazione di percorsi formativi per gli insegnanti e una struttura di supporto a sostegno dell’attività educativa e didattica nel post-sisma.

 

ArciReport, 16 febbraio 2017



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