Al Sisi ratifica la nuova legge contro le ong in Egitto

30/05/2017

 

 

15_nov.jpgAl Sisi ha ratificato la nuova draconiana legge sulle organizzazioni non governative, già approvata dal Parlamento. Il nuovo testo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, può legalmente distruggere le organizzazioni civiche esistenti che lavorano sui diritti, sullo sviluppo sociale e sui servizi.

 

Per la registrazione, le ONG dovranno passare al vaglio di un organismo statale nazionale, composto da rappresentanti di vari ministeri e soprattutto dai servizi di sicurezza.

La legge affida al Governo la facoltà di interferire nella vita interna delle associazioni, dalle deliberazioni alle elezioni dei loro organismi direttivi, alla frequenza delle loro riunioni.

 

Fino a un anno di prigione è previsto per chi conduca sondaggi o ricerca sul campo, e il carcere è previsto anche per chi cooperi con organizzazioni internazionali senza la preventiva autorizzazione. Anche spostare la propria sede senza autorizzazione può costare il carcere. 

 

Sono vietati i finanziamenti diretti e senza preventivo controllo a organizzazioni non governative egiziane da parte di ONG e organismi stranieri - inclusa l’ONU.

 

Fra le attività proibite, l’appello a sostenere organizzazioni terroristiche e violente - che è l’accusa ricorrente contro gli esponenti delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. E alle ONG straniere sarà possibile revocare l’autorizzazione ad operare in Egitto in qualsiasi momento per ragioni concernenti la sicurezza del paese - motivazione che ricorre in tutte le imputazioni contro gli attivisti democratici egiziani.

 

 

Nel frattempo, prosegue l’intimidazione contro gli attivisti democratici egiziani iniziata in territorio italiano il 20 e 21 maggio scorso, in occasione della riunione organizzata dalla Rete Euromed Rights di cui l’Arci fa parte. 

 

Durante la riunione, che aveva riunito accademici, ricercatori e rappresentanti di organizzazioni di società civile italiani, danesi, tunisini, palestinesi, tedeschi, belgi e tedeschi, i partecipanti egiziani erano stati spiati e molestati - sin dall’arrivo all’aeroporto di Fiumicino e per tutta la loro permanenza a Roma. Numerosi quotidiani egiziani il 21 e 22 maggio avevano pubblicato foto rubate durante l’incontro, accusando i partecipanti di complottare un attacco contro l’Egitto. 

 

Il 21 marzo, il parlamentare e presentatore TV Mustafa Bakri ha fatto appello, tramite Twitter, alle autorità di perseguire i partecipanti alla riunione di Roma che “collaborano con nemici stranieri e servizi segreti internazionali per minacciare la sicurezza nazionale egiziana”. 

 

Il 25 marzo, nel suo programma televisivo Sada El-Balad, Bakri ha descritto  i difensori dei diritti umani egiziani presenti a Roma come spie e traditori. Ha chiesto ai servizi di sicurezza egiziani di arrestarli e di riportarli in manette in Egitto per processarli, dichiarando che “peraltro non sarebbe la prima volta che i servizi egiziani compiono queste azioni all’estero”. Molti attivisti egiziani presenti alla riunione a Roma, a causa della stretta repressiva in Egitto, risiedono ormai fuori dal paese, ed è chiaro che questo attacco è diretto a minacciarli. 

 

Nel suo programma, Mustafa Bakri ha intervistato un sedicente giornalista egiziano residente a Roma che ha ripetuto le false accuse contro la riunione, dichiarando che i difensori dei diritti umani egiziani e Euromed Rights hanno tenuto una riunione segreta a Roma per cospirare contro l’Egitto e per organizzare un colpo di stato contro il presidente Al-Sisi.

 

Alla riunione di Roma hanno partecipato anche rappresentanti dell’Arci e di altre ONG italiane. Queste accuse, oltre a rappresentare un serio e concreto pericolo per la sicurezza e l’incolumità dei difensori dei diritti umani egiziani residenti in Egitto e all’estero, sono anche gravemente diffamatorie del lavoro serio e competente svolto dalla rete Euromed Rights e dei suoi aderenti. 

 

Chiediamo ancora una volta al Governo Italiano di intervenire presso le autorità egiziane. L’Italia deve essere un paese sicuro per gli attivisti democratici egiziani e di tutto il mondo, e non è possibile che sul nostro territorio possa estendersi senza alcun controllo ed alcuna censura la lunga mano del regime egiziano.


Roma, 30 maggio 2017



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