Voci dall'Egitto n. 2 - maggio 2016

03/05/2016



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Notizie sulla violazione dei diritti umani
e delle libertà fondamentali

numero 2 / maggio 2016



4 aprile

Egitto3.jpgORDINE DI ARRESTO CONTRO IL CAPO DEL COMITATO PER LE LIBERTÀ DEL SINDACATO DEI GIORNALISTI

Khaled El-Balshy, sottosegretario del Sindacato dei Giornalisti Egiziano e capo del suo Comitato per le Libertà, nonchè editore del sito web Al-Bedaya, ha annunciato che un ordine di arresto è stato spiccato contro di lui. Le accuse sono: diffamazione contro il Ministro dell’Interno, insulti alla polizia, incitazione a distruggere l’ordine pubblico e a manifestare per rovesciare il regime. L’ordine di arresto è poi stato sospeso, ma le accuse rimangono tutte in piedi.

 

6 aprile

IL CENTRO EL NADEEM RESISTE ALL’ORDINE DI CHIUSURA

Il 5 aprile una delegazione del Ministero della Salute, accompagnata da impiegati della municipalità di Azbakeya, si è recata al centro El Nadeem per mettere in atto l’ordine di chiusura. I responsabili del centro si sono rifiutati di chiudere gli uffici. Il 6 aprile l’avvocato del centro El Nadeem per la riabilitazione delle vittime di tortura e di violenza ha presentato ricorso al ministero della Salute appellandosi contro la decisione amministrativa di chiusura. E’ stato istituito un comitato speciale per esaminare il caso, ma non è stata stabilita la data in cui questo comitato si riunirà. Come è noto, la chiusura del Centro tende ad impedire che esso prosegua il lavoro di documentazione e di raccolta dati sulla tortura in Egitto.

 

7 aprile.

IL PARLAMENTO DISCUTERÀ UNA LEGGE CONTRO FACEBOOKIl portavoce parlamentare egiziano Ali Abdel Aal ha annunciato che potrebbe essere approvata una nuova legislazione finalizzata a perseguire alcuni utilizzatori di Facebook e di altri social media, a seguito della richiesta di parecchi parlamentari. Il parlamentare Gamal Abdel Nasser ha emesso un comunicato urgente in cui dichiara che “il parlamento dovrebbe muoversi velocemente verso una nuova legislazione per contenere gli eccessi di Facebook.” La dichiarazione prosegue affermando che “l’occidente ci ha venduto questo Facebook per ricattarci e lanciare un assalto contro le libertà personali e la sicurezza nazionale. Coloro che usano Facebook per scrivere cose che sono altamente pericolose per la nostra sicurezza nazionale dovrebbero essere arrestati e giudicati in tribunale”.

 

12 aprile

9774299890814e4bae8a238d9152f155-650x300.jpgARRESTI PER UN DOCUMENTARIO SUL MOVIMENTO STUDENTESCO

Il procuratore del distretto di Dokki ha ordinato la detenzione di tre persone per quindici giorni e l’arresto di una quarta persona, tutte accusate di appartenere ad una organizzazione messa al bando. Secondo un avvocato dell’Associazione per la Libertà di Pensiero e di Espressione, gli accusati sono stati arrestati per il loro coinvolgimento nella produzione di un documentario sul movimento degli studenti in Egitto. In una dichiarazione del Ministro degli Interni, il Dipartimento della Sicurezza di Giza ha affermato che i sospetti sono stati arrestati in un appartamento mentre raccoglievano interviste per il documentario che “includevano false accuse contro la polizia”. Più tardi le autorità hanno rilasciato undici dei quattordici arrestati perchè impegnati solo negli aspetti tecnici del documentario, e non sui contenuti. Tuttavia, secondo l’avvocato, l’appartamento è stato perquisito senza un mandato, e ciò invaliderebbe l’arresto e l’ordine di detenzione. Le persone rimaste in detenzione sono accusate di appartenere ai Fratelli Musulmani e di lavorare per un canale TV ad essi collegato.

 

12 aprile

L’ONU PREOCCUPATA PER LA REPRESSIONE DEI SINDACATI

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’ONU (ILO) ha espresso in un comunicato la sua preoccupazione per la repressione del governo egiziano contro i sindacati indipendenti e il diritto di riunione dei lavoratori. Nel comunicato il Direttore Generale dell’ILO Guy Ryder critica le restrizioni alla pubblicazione di documenti, alla contrattazione collettiva, al rischio di licenziamento e persino di arresto per gli organizzatori sindacali. “Voglio sottolineare che è responsabilità del governo egiziano” scrive Ryder “assicurare l’applicazione delle convenzioni internazionali del lavoro sulla libertà di associazione che esso stesso ha ratificato”. La governativa Federazione Egiziana dei Sindacati ha definito la dichiarazione dell’ILO come “un non autorizzata interferenza negli affari egiziani.” Recentemente, il governo egiziano si è impegnato in una serie di azioni contro i sindacati indipendenti, inclusa una causa per mettere fuorilegge e dissolvere sindacati e federazioni indipendenti, minacce di una legislazione contro i diritti fondamentali dei sindacati da parte dei membri del parlamento del sindacato governativo, e la designazione di un funzionario del sindacato governativo che si oppone ai diritti sindacali come Ministro della Manodopera.

 

13 aprile

ANNULLATA LA LIBERTÀ SULLA PAROLA PER UN DETENUTO DISABILE

Un tribunale del Cairo ha annullato la libertà sulla parola per Esraa al-Taweel, un detenuto che era stato rilasciato a dicembre a causa del deterioramento delle sue condizioni di salute. Taweel, un fotogiornalista di 23 anni, ha subito una ferita di arma da fuoco, durante una marcia per commemorare la rivoluzione del 25 gennaio, che lo ha lasciato parzialmente paralizzato. Insieme ad altri due colleghi, era scomparso il 1 giugno 2015 prima di ricomparire dopo due settimane in una prigione femminile. Il rilascio sulla parola era avvenuto grazie a una campagna di protesta dei gruppi per i diritti umani.

 

14 aprile

PIU’ DI SETTEMILA EGIZIANI PROCESSATI DA TRIBUNALI MILITARI

7.420 egiziani sono stati portati in giudizio davanti a tribunali militari dal momento in cui Al Sisi ha emesso un decreto per allargare la giurisdizione dei tribunali militari. Secondo Human Rights Watch “la maggior parte degli imputati sono stati condannati dopo processi che violano il diritto a un processo giusto, e alcuni tribunali si sono basati su confessioni estorte sotto tortura”.

 

18 aprile

Egit_rit.jpgGIORNALISTA CONDANNATO A CINQUE ANNI IN CONTUMACIA

Un tribunale di Giza ha condannato in contumacia il giornalista e componente del sindacato dei giornalisti Mohamed Ali Hassan a cinque anni di prigione e a una multa per “diffusione di notizie false e incitamento alla protesta”. Hassan era stato arrestato a dicembre del 2014 e imputato di “diffusione di notizie false, appartenenza ai Fratelli Musulmani, incitazione contro l’esercito e la polizia, incitazione a protesta e ricezione di fondi stranieri”. L’accusa era relativa alla gestione di una pagina Facebook, accusata di pubblicare informazioni contro lo stato.

 

19 aprile

ALMENO 98 IMPUTATI PER LE PROTESTE DEL “VENERDÌ DELLA TERRA”

Secondo l’Associazione per la Libertà di Pensiero e di Espressione, almeno 98 manifestanti del “Venerdì della Terra” compariranno in giudizio per accuse basate sulla loro partecipazione alle manifestazioni, mentre lo status legale di altri 21 manifestanti è ancora incerto. Dei 387 manifestanti arrestati in 17 governatorati a seguito della giornata di protesta contro la cessione di due isole dall’Egitto alla Arabia Saudita, 268 sono stati rilasciati.

 

20 aprile

RINVIATO IL CONGELAMENTO DEI BENI AI DIRIGENTI DELLE ASSOCIAZIONI INDIPENDENTI

La procura ha chiesto l’aggiornamento al 23 maggio della sessione del processo per il congelamento dei beni di Gamal Eid e Hossam Bahgat, per esaminare meglio la documentazione del caso e includere altri imputati. La procura ha raccomandato il congelamento dei beni per altre tre persone: Bahey Eddin Hassan del Cairo Institute for Human Rights Studies, Mostafa al-Hassan dell’Hisham Mubarak Law Center, e Abdel Hafez Tayel dell’Egyptian Center for Right to Education, che ora sono tutti coimputati nel caso. Inoltre, il tribunale amministrativo del Consiglio di Stato ha ammesso che le organizzazioni non governative possano ricevere fondi stranieri, ma solo “fino a quando le autorità amministrative non provino che le loro attività minacciano l’ordine pubblico, la sicurezza, o mettano in pericolo la morale pubblica”. In un editoriale pubblicato sul New York Times Eid scrive che i gruppi di società civile sono importanti perché danno struttura alle proteste in modo che rimangano nonviolente e perché “traducono problemi cronici e bisogni impellenti in richieste ragionevoli”. “Se perderemo questa battaglia legale la mia vita personale avrà una svolta dolorosa. Ma saranno gli egiziani a portare il peso delle conseguenze, perché presto si ritroveranno con nulla a interporsi fra loro e uno stato in sgretolamento”.

 

22 aprile

gal_12861.jpgLE FAMIGLIE PROTESTANO CONTRO GLI ABUSI NELLA PRIGIONE DI AQRAB

Un gran numero di parenti di detenuti nella prigione di Aqrab hanno dichiarato che le guardie della prigione hanno vietato le visite dei familiari fino al 25 aprile, giorno in cui è stata indetta una giornata di protesta in Egitto. Su alcune pagine Facebook i familiari denunciano di aver dovuto aspettare ore in piedi in fila prima di ricevere questo annuncio. Sono stati inoltre registrati nella prigione almeno 60 casi di avvelenamento da cibo, pestaggi e perquisizioni umilianti. I familiari hanno organizzato un sit-in di fronte alla prigione per protestare contro il divieto di visita e gli abusi.

 

25 aprile

egitto-380x290.jpgGIORNALISTI E ASSOCIAZIONI CONDANNANO LA REPRESSIONE NELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEL 25 APRILE

Le forze di polizia hanno disperso con la forza le manifestazioni di protesta contro la cessione delle isole di Tiran e Sanafir alla Arabia Saudita del 25 aprile, usando gas lacrimogeni e arresti di massa per disperdere i dimostranti.  Human Rights Watch stima che 400 persone siano state arrestate in relazione alle proteste. La polizia ha anche circondato armi in pugno le sedi di alcuni partiti, come il Partito Social Democratico Egiziano, dove i militanti erano confluiti prima di recarsi alle manifestazioni, e ha arrestato chiunque tentasse di entrare negli edifici. In molte manifestazioni si sono alzati canti e slogan per la fine del regime militare. Il sindacato dei giornalisti ha risposto al gran numero di arresti effettuati fra i giornalisti, inclusi alcuni stranieri, dichiarando che “impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro è un crimine”. Il sindacato dei giornalisti ha anche protestato contro il tentativo della polizia di irrompere dentro i suoi uffici. L’Osservatorio dei Giornalisti contro la Tortura proprio in questi giorni ha denunciato che nei primi tre mesi del 2016 il governo egiziano ha commesso 222 violazioni contro giornalisti e operatori dei media. Dal canto loro, le organizzazioni non governative indipendenti per i diritti umani hanno sottoscritto un documento comune per condannare la repressione, l’ondata di arresti preventivi che ha preceduto la giornata di mobilitazione, e le false accuse usate per portare dissidenti e attivisti dei diritti umani sotto processo. L’appello si può leggere in italiano al link:

http://www.arci.it/news/arci-report/arcireport/arcireport-15-28-aprile-2016/ancora-repressione-egitto/29 aprile

 

25 aprile

ARRESTATO IL LEADER DELLA COMMISSIONE EGIZIANA PER I DIRITTI E LA LIBERTA'

Ahmad Abdallah, dirigente della Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà, è stato arrestato e accusato di “appartenere ad una organizzazione terroristica”, oltre ad altri capi di imputazione: “incitamento all’uso della forza per rovesciare il regime e per cambiare la costituzione dello stato e il sistema repubblicano, incitamento ad attaccare le stazioni di polizia per scopi terroristici, uso della violenza e minaccia di impedire con la forza al Presidente di esercitare i suoi poteri e i suoi doveri conferitigli dalla costituzione egiziana”. L’arresto di Abdallah è avvenuto nel quadro degli arresti di massa operati il 25 aprile e nei giorni precedenti, con una irruzione delle forze di sicurezza nella sua casa nelle prime ore del mattino. Abdallah aveva precedentemente dichiarato che le forze di sicurezza e i servizi militari lo avevano messo nel mirino, da quando la Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà aveva cominciato a documentare e a dare pubblica informazione sulle sparizioni forzate operate dall’apparato di sicurezza. In risposta al suo arresto la Commissione ha dichiarato “l’ultima ondata di arresti di massa al Cairo e in altri governatorati dimostra chiaramente la sistematica strategia repressiva che lo stato sta mettendo in opera…. e questo dimostra quanto il regime dominante sia nervoso”.

 

29 aprile

IN DUE GIORNI, DUE DETENUTI MORTI IN CARCERE

Due detenuti, Mamdoudh Shaldam e Hassan Al-Gamal, sono morti in prigione per negligenza medica a distanza di 48 ore. Shaldam è morto dopo essere caduto in coma, non avendo ricevuto cure per l’epatite C di cui era affetto, mentre scontava dieci anni di prigione per un fatto violento avvenuto ad Alessandria nel 2015.  Al Gamal è morto nella prigione di Mansour dopo un ictus, probabilmente a causa dell’aggravamento della sua malattia ai reni. I parenti avevano più volte chiesto il rilascio viste le sue gravi condizioni di salute, ma il ministero lo aveva sempre negato.

 








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