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Voci dall'Egitto n. 3 - giugno 2016

31/05/2016



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Notizie sulla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali

numero 3 / giugno 2016


1 maggio

1_maggio.jpegRaid delle forze di sicurezza nella sede del sindacato dei giornalisti

Raid notturno di circa 50 armati delle forze di sicurezza nella sede del sindacato per arrestare i giornalisti Amr Bader e Mahmoud al-Sakka, accusati di incitamento contro lo stato e diffusione di notizie false. Dozzine di giornalisti hanno reagito organizzando un sit-in permanente all’esterno dalla sede sindacale, terminato il mercoledì successivo in occasione dell’assemblea generale convocata per rispondere al raid. Fra gli slogan del sit-in: “Parlate di giornalismo e di libertà, ma ci date prigioni e arresti”.

 

2 maggio

Un giudice impone l’obbligo di silenzio sugli arresti del 25 aprile

Il Fronte di Difesa dei Manifestanti Egiziani ha pubblicato la lista completa delle 1.200 persone arrestate in 22 governatorati in relazione al caso delle proteste del 25 aprile, mentre un tribunale egiziano ha imposto l’obbligo del silenzio sul caso. Le manifestazioni del 25 aprile, convocate per protestare contro la cessione all’Arabia Saudita di due isole, si sono trasformate in proteste contro il regime. 577 persone sono in attesa di processo, mentre 618 manifestanti sono stati rilasciati senza accuse. Sono accusati di “manifestazione senza permesso, disturbo dell’ordine pubblico e della sicurezza, e appartenenza a organizzazione terroristica.”

 

3 maggio

Il Ministero degli Interni invia inavvertitamente ai giornalisti la sua strategia sui media

L’ufficio pubbliche relazioni del ministero degli interni ha inavvertitamente inviato per mail ai giornalisti dettagli della sua strategia sulle risposte pubbliche da dare in merito all’attuale conflitto fra il ministro e il Sindacato dei Giornalisti. La nota ministeriale descrive, fra l’altro, il piano di inviare numerosi esperti di sicurezza a parlare in talk show popolari per difendere la posizione del ministro. Nel frattempo prosegue il sit in dei giornalisti - bandiere nere sono state issate all’entrata del sindacato “in segno di lutto per le condizioni che i giornalisti egiziani stanno affrontando”. I due giornalisti per arrestare i quali è stato effettuato il raid nella sede sindacale, intanto, sono stati accusati di “incitamento a rovesciare il regime, associazione a una organizzazione che mira a minacciare la unità nazionale e la pace sociale, pubblicazione di voci e notizie false che possono mettere in pericolo la sicurezza generale”.

 

4 maggio

4_maggio.jpegIl centro El Nadeem pubblica il report di aprile su morti, torture e sparizioni forzate

Il Centro El Nadeem per la Riabilitazione delle Vittime di Violenza e di Tortura ha pubblicato il suo report di aprile. Il report contiene dettagli su 46 casi di uccisioni da parte dello stato, 9 morti in detenzione, 41 casi di tortura individuale, 8 casi di tortura collettiva, 53 casi di negligenza medica in luoghi di detenzione. Inoltre, il report segnala che le forze di sicurezza si sono rese responsabili di 86 sparizioni forzate con soli 33 casi di riapparizione, di 30 casi di eccessiva violenza di stato e 18 casi di molestie a famiglie di detenuti. Il report è stato pubblicato mentre il Centro El Nadeem continua a resistere ai tentativi di chiusura da parte governativa, che vanno avanti dall’inizio dell’anno.

 

5 maggio

Al Sisi dismette la “prospettiva occidentale” sui diritti umani in Egitto

Il Presidente Al Sisi, incontrando una delegazione del Congresso USA ha dichiarato che la questione dei diritti umani in Egitto non può essere affrontata con una “prospettiva occidentale” a causa delle differenti sfide e condizioni regionali.


6 maggio

L’avvocato dei diritti umani Marek Adly arrestato con un attivista

L’avvocato dei diritti umani  Malek Adly e l’attivista Zizo Abdo sono stati arrestati nel distretto di Maadi. Ad Adly è stato notificato un ordine di detenzione ed è stato trasferito nel tristemente famoso complesso penitenziario di Tora Prison. Le accuse contro Adly includono “incitamento alle proteste del 25 aprile, tentativo di rovesciare il regime, diffusione di notizie false, attentato alla unità nazionale e alla pace sociale”. Adly ha contestato tutte queste accuse. L’attivista Abdo è stato invece trasferito alla stazione di polizia di Giza e deve ancora essere interrogato dal procuratore.

 

9 maggio

9_maggio.jpgPena di morte a sei giornalisti per aver diffuso “segreti di stato”

Un tribunale egiziano ha emesso sentenze di morte preliminari in contumacia per sei persone imputate di aver passato segreti relativi alla sicurezza nazionale al Qatar durante la presidenza di Morsi. Fra i condannati ci sono: Ibrahim Helal, l’ex direttore egiziano del canale arabo di Al-Jazeera; Alaa Sablan, giornalista giordano di Al-Jazeera; Asmaa al-Khatib, un reporter del sito web affiliato ai Fratelli Musulmani Rassd. Helal ha dichiarato “E’ un caso senza precedenti nella storia del giornalismo mondiale: rappresenta una pugnalata alla schiena della professione e della libertà di espressione in tutto il mondo”.

 

9 maggio

Violenze su Malek Adly e Zizo Abdo, avvocato e attivista arrestati

L’avvocato dei diritti umani Malek Adly e l’attivista del Movimento Giovanile 6 aprile Zizo Abdo, arrestati entrambi il 6 maggio, hanno mostrato segni di abusi di cui sono stati vittime in prigione. Adly è stato arrestato mentre si recava a visitare Abdo, uno dei suoi clienti. Durante l’arresto, la polizia ha confiscato gli effetti personali di Adly e il suo account Facebook è stato distrutto. Ai due arrestati è stato impedito di incontrarsi privatamente con i propri avvocati. E la loro custodia è stata prorogata.

 

10 maggio

Un report documenta l’abuso massiccio di detenzione preventiva

La Iniziativa Egiziana per i Diritti Personali ha pubblicato un report chiamato “Detenzione senza fine” sulla situazione di almeno 1.464 persone detenute in Egitto in attesa di processo per periodi che superano i limiti consentiti dalla legge. Fra questi, il fotogiornalista Shawkan che ha passato più di mille giorni in prigione in attesa di processo.

 

11 maggio

Giornalista Americano arrestato mentre svolge una ricerca sul lavoro

Un giornalista statunitense che vuole rimanere anonimo è stato fermato e interrogato da funzionari della sicurezza mentre conduceva una ricerca su questioni del lavoro relative alla impresa statale Misr Spinning and Weaving Company a Mahalla al-Kubra. “Stavo preparando un semplice reportage sulle condizioni di lavoro a Mahalla” ha dichiarato il giornalista “e non avevo intenzione di entrare nella fabbrica”. E’ bastata una foto del complesso presa da fuori, perché venisse fermato e interrogato per venti minuti. Il lavoratore che accompagnava il giornalista, licenziato qualche tempo fa dalla fabbrica tessile per il suo attivismo in un sindacato indipendente,  è stato interrogato per ore.

 

16 maggio

Avvocato dei diritti convocato per il quinto interrogatorio

L’avvocato dei diritti e capo dello United Group Negad al-Borai è stato convocato per essere interrogato. E’ la quinta volta che accade. E’ accusato di aver costituito un gruppo illegale, di diffusione di false informazioni e disturbo della sicurezza pubblica, per aver scritto una proposta di legge anti-tortura. Bora è stato interrogato per quattro ore prima di essere rilasciato su cauzione, in attesa di altri interrogatori. Borai ha partecipato alla scrittura della proposta di legge contro la tortura insieme a un giudice di Cassazione e un giudice di Corte di Appello. La proposta prevede sentenze più dure per gli agenti di sicurezza accusati di tortura e trasferisce la responsabilità legale dal singolo individuo ai dirigenti dei centri di detenzione e delle stazioni di polizia.

 

17 maggio

17_maggio.jpgIl Ministero degli Interni non risarcisce 239 vittime di tortura

Il Ministero degli Interni Egiziano non ha finora liquidato i risarcimenti dovuti a 239 vittime di tortura, come ordinato dalla Corte di Cassazione. I casi sono avvenuti fra il 2005 e il 2015. La Costituzione Egiziana qualifica la tortura come un crimine contro l’umanità, che non può cadere in prescrizione. La condanna ai risarcimenti di fatto costituisce il riconoscimento legale di una lunga e diffusa pratica di tortura da parte delle forze di sicurezza egiziane, in violazione palese della Costituzione.

 

19 maggio

Arrestato un altro dirigente della Commissione per i Diritti e le Libertà

Mina Thaber, Direttore del Programma sui Diritti delle Minoranze della Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà è stato arrestato nella sua casa al Cairo in piena notte, da molti poliziotti in borghese. E’ il secondo arresto di un dirigente della Commissione dopo quello di Ahmad Abdallah, consulente legale per la famiglia di Giulio Regeni.

 

19 maggio

Un appello per salvare la vita all’avvocato in carcere Malek Adly

Un gruppo di organizzazioni egiziane per i diritti umani, fra cui il Cairo Institute for Human Rights Studies, l’Associazione per la Libertà di Pensiero e di Espressione, la Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà, Nazra per gli Studi Femministi e il Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali hanno firmato un appello rivolto all’Alto Commissario ONU dei diritti umani affinché intervenga per salvare la vita dell’avvocato Malek Adly che è anche direttore della Rete di Avvocati del Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali. Arrestato il 6 maggio, Adly è detenuto in isolamento in condizioni difficili: gli sono state iniettate contro il suo volere sostanze che gli hanno fatto perdere i sensi, gli sono state rifiutate le medicine di cui ha bisogno per curare le pressione,  nonostante sia finito già quattro volte nell’ospedale della prigione Tora per problemi respiratori. Nè la moglie né il suo avvocato lo hanno potuto visitare.

 

25 maggio

25_maggio.jpgVietato l’ingresso in Egitto a un giornalista francese

Remy Pigaglio, giornalista del quotidiano La Croix da due anni al Cairo per il suo lavoro di corrispondente, è stato trattenuto trenta ore all’aeroporto del Cairo prima di essere respinto in Francia. Pigaglio era in possesso di un regolare permesso per lavoro e del suo tesserino da giornalista, e tutti i suoi documenti erano in regola. Senza esito gli sforzi dell’ambasciata francese di evitare la deportazione. Nel suo ultimo servizio Pigaglio si era occupato del sit-in permanente con il quale i giornalisti egiziani hanno protestato al Cairo contro il raid poliziesco all’interno della sede del loro sindacato. Nè Pigaglio né il suo giornale hanno ricevuto alcuna informazione riguardo ai motivi del respingimento. Dura la protesta dei giornalisti francesi in un comunicato congiunto che definisce “inaccettabile la crescente repressione del governo egiziano”.

 

26 maggio

Divieto di viaggio per il Direttore del Cairo Institute per i Diritti Umani

A Mohamed Zarea, direttore del Cairo Institute for Human Rights Studies, è stato impedito di viaggiare mentre cercava di recarsi in Tunisia per lavoro. Le autorità dell’aeroporto internazionale del Cairo hanno notificato il divieto a Zarea dichiarando di non essere in grado di specificare le motivazioni del provvedimento giudiziario. Zarea si è dichiarato certo che il divieto sia collegato al caso relativo ai finanziamenti stranieri alle ONG, per il quale sono molti gli attivisti dei diritti umani ai quali è stato vietato recarsi all’estero e ai quali sono stati congelati i beni personali e quelli dei familiari, inclusi i figli minori.

 

27 maggio

Vietato l’ingresso in Egitto alla ex-curatrice della Galleria Townhouse

Alla cittadina statunitense Ada Petiwala, ex-direttrice della Galleria Townhouse, è stato vietato l’ingresso in Egitto ed è stata bandita dal paese perchè considerata “un problema per la sicurezza nazionale”. Bloccata appena arrivata all’aeroporto del Cairo e portata nella zona di sicurezza, alla Petiwala sono stati negati acqua, cibo, l’accesso ai bagni e la possibilità di vedere un medico. La Petiwala ha dichiarato che, nella cella accanto a quella in cui era trattenuta, rifugiati siriani venivano trattati crudelmente e in modo umiliante. Il motivo della sua deportazione rimane non chiarito.



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