Social Network

Aiutaci a promuovere questa pagina sui tuoi Social Network preferiti!

Facebook You Tube
 

Segui le notizie relative alla sezione Sociale sul nostro feed RSS
Feed RSS

Le sedi Arci
Iscriviti ad Arci Report. Lo riceverai ogni settimana via mail
Vai
[... e commenti.] per inviare le tue opinioni e segnalare eventi ed iniziative.
Vai
Rete Arci
UCCA
ARCI cultura e sviluppo

Osservazioni al Libro verde sul futuro del modello sociale

[Osservazioni al Libro verde sul futuro del modello sociale

“La vita buona nella società attiva”

proposto dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali]

a cura del coordinamento “welfare e diritti” dell’Arci

Tempi e modalità.

L’avvio di una consultazione di massa sul tema del Welfare è un fatto importante ed un’occasione da non perdere per implementare le migliori forme partecipative nell’elaborazione delle decisioni pubbliche. A questo proposito andrebbe sottoposta a verifica l’attuazione delle esperienze di partecipazione e co-progettazione del Terzo settore nella programmazione delle politiche sociali secondo quanto previsto nella legge 328/2000. Un serio monitoraggio di quanto realizzato potrebbe fornire un quadro utile per capire limiti e potenzialità delle forme partecipative sin qui utilizzate dagli Enti Locali e dallo Stato.

Nel merito del Libro Verde in oggetto si osserva che, pur condividendo l’allargamento della platea dei consultati anche ai singoli cittadini attraverso l’accesso telematico, si ritiene necessario proporre momenti di confronto con i soggetti sociali organizzati nelle forme classiche dei tavoli d’approfondimento secondo un percorso partecipativo che il Ministero dovrebbe calendarizzare anche nella forma di focus a tema.

Rispetto ai tempi si richiede semplicemente di protrarre di almeno un mese il tempo della consultazione in considerazione del fatto che essendo stato pubblicato il testo il 25 luglio, praticamente a ridosso delle ferie estive, il tempo utile di consultazione si è ridotto, di fatto, a meno di due mesi. Volendo favorire elaborazioni più approfondite, si potrebbe approfittare di un supplemento di tempo per incentivare elaborazioni di più soggetti collettivi che potrebbero snellire il lavoro futuro.

Perché un Libro Verde?

Condividendo pienamente l’obbiettivo delle riduzioni di sprechi e disfunzioni, non ci sembra corretto il collegamento meccanico tra spesa pensionistica e spesa sanitaria.

La penalizzazione della spesa sanitaria e ancor più di quella per l’assistenza non sono il frutto di un eccesso di protezione pensionistica quanto di sistemi cresciuti in maniera troppo disordinata, al di fuori di qualunque vincolo di programmazione e inficiati spesso da distorsioni clientelari.

Il tema del peso della protezione pensionistica ritorna in tutto il capitolo e spesso è messo in relazione alle opportunità per i giovani. Ci sembra un messaggio sbagliato quello di contrapporre le prospettive di formazione ed inserimento lavorativo dei giovani alla necessaria garanzia di reddito a chi ha già fatto la sua parte nel sostegno della società.

Non consideriamo appropriato accomunare nel complesso della spesa sociale la voce della previdenza con quella dell’assistenza per poi ricavarne conclusioni che non aiutano ad affrontare correttamente le problematiche del Welfare locale e della stessa sanità.

Consideriamo una patologia grave del welfare italiano l’insopportabile distanza, nell’erogazione di servizi socio-sanitari, tra le diverse regioni e tra gli stessi comuni. A proposito d’integrazione territoriale esprimiamo la forte preoccupazione per le proposte di federalismo fiscale di cui si sta discutendo in queste settimane che in assenza di un robusto meccanismo perequativo potrebbero scavare un fossato incolmabile tra diverse aree del paese con la conseguenza di una grave penalizzazione del sud.

L’universalità e la piena esigibilità dei diritti in tutto il territorio nazionale sono ancora molto lontane e debbono rimanere obbiettivi fondamentali delle politiche di welfare.

Le politiche di welfare to work, se ben impiegate, dovrebbero favorire l’emersione dalle condizioni di precarietà e di sommerso in cui vivono milioni di lavoratori, ma non si possono sostituire ai necessari percorsi di accompagnamento e tutoraggio verso l’autonomia per i soggetti fragili che non riescono ad accedere al mercato del lavoro. Sicuramente nel Sud il fattore lavoro è fondamentale per sostenere le giovani generazioni nel percorso d’autonomia e per non continuare ad emigrare in assenza di prospettive occupazionali.

Anche per queste ragioni una forma di sostegno al reddito capace di contrastare il ricatto del lavoro nero e della precarietà e mettere in condizione i giovani di affrontare il mondo del lavoro con un adeguato bagaglio formativo è indispensabile. Solo l’Italia e la Grecia in Europa non hanno uno strumento di sostegno al reddito degno di questo nome. A questo proposito non ci sembra corretto considerare fallimentare la sperimentazione del reddito d’inserimento, anzi consideriamo quello strumento da riprendere e generalizzare con gli opportuni correttivi che possono scaturire da una seria analisi dei risultati.

Le domande.

1. Per creare nuovi posti di lavoro non serve de-regolare ancora la gestione dei rapporti di lavoro. Le ultime riforme prevedono una quantità enorme di tipologie. Nonostante ciò non diminuisce la quota di lavoro precario e senza protezioni. La necessaria flessibilità per nuovi rapporti di lavoro in sintonia con le dinamiche di un mercato del lavoro in forte mutazione può essere utilizzata senza necessariamente comprimere o annullare il plafond di diritti dei lavoratori. Non è pensabile alcuna vita buona se non si garantiscono diritti elementari come la malattia, la maternità, le ferie, la formazione, la pensione.

2. Sicuramente il sistema degli ammortizzatori sociali va ripensato nella direzione di un suo ampliamento ed adeguamento rispetto alle nuove dimensioni assunte dal mercato del lavoro.

3. Il Welfare to work in Italia stenta perché c’è ancora troppo sommerso e lavoro nero e precario. L’investimento nella formazione non è adeguato alle dinamiche di sviluppo che dovrebbe orientare le imprese verso settori innovativi e non verso il contenimento dei salari.

4. Probabilmente non è la semplice moltiplicazione dei soggetti abilitati all’incontro tra domanda e offerta che di per sé può favorire nuova occupazione. Anche su questo non è l’ulteriore de- regolamentazione il modo per affrontare la questione. Servirebbe un serio monitoraggio di quanto attuato in questi anni dai diversi attori in diversi territori e provare a lavorare sulle eccellenze per trarne indicazioni utili.

5. La vocazione formativa delle imprese si può riscoprire sperimentando un serio sistema premiale in grado di sostenere adeguatamente le imprese che investono con convinzione e risultati verificati sulla formazione.

La visione: la vita buona nella società attiva.

Condividiamo l’impianto complessivo di questo paragrafo. Alcuni riferimenti concettuali che ci sembrano meno convincenti riguardano l’idea della società competitiva ed il nesso troppo stretto che viene enunciato tra crescita del PIL e qualità della vita.

Povertà assoluta:

Domanda 12 - E’ giusto recuperare il concetto e la dimensione della povertà assoluta senza sottovalutare quella relativa. Vanno approntati strumenti adeguati per rispondere a condizioni diverse che hanno in comune la fragilità sociale e l’accesso ai diritti di cittadinanza.

Domanda 13 - Come gia detto non riteniamo fallimentare la sperimentazione del reddito minimo di inserimento e lo riproponiamo come strumento da aggiornare ampliare e generalizzare oltre i confini della povertà assoluta.

Domanda 13 - Le categorie a rischio sono note. Il dato da cogliere è l’ampliamento della platea di soggetti che oggi stanno scivolando verso il rischio povertà a causa della erosione delle protezioni nei rapporti di lavoro, dei costi elevati della casa e della formazione dei figli.

Le reti sono quelle attive del Terzo settore che operano nel sociale e nelle aree di disagio

Per il capitolo infanzia andrebbero recuperate alcune buone prassi come il progetto “Città a dimensione del bambino” e quanto di meglio prodotto con i progetti avviati con la legge 285. Si tratterrebbe di rivisitare il complesso delle politiche urbane rileggendole dal punto di vista dei bambini e dei loro diritti come indicato dalla Convenzione di New York. Un’attenzione particolare andrebbe dedicata a favorire l’inserimento scolastico e sociale per i bambini stranieri e per una forte politica interculturale verso le seconde generazioni d famiglie straniere.

La rilevanza delle relazioni umane e la necessità di sostenere le aggregazioni sociali e “fare comunità” è un obbiettivo di primaria importanza per una grande associazione di promozione sociale come l’Arci. Il sistema di welfare in una società evoluta non si riduce più alla semplice revisione degli istituti tradizionali imperniati sulle relazioni di lavoro in senso classico. Il lavoro rimane un perno fondamentale, ma non esclusivo. Il benessere diffuso, la qualità della vita si misurano anche nella cura dell’ambiente naturale e urbano, nella rete dei servizi alla persona, nel contrasto alla solitudine ed alla desertificazione sociale, nella lotta alle nuove povertà ed alle fragilità sociali che vanno oltre la dimensione lavorativa. Su molti di questi terreni agiscono reti diffuse, veri e propri presidi sociali che diffondono cultura e aggregano persone su percorsi di cittadinanza come presupposti ineludibili di una democrazia avanzata. Queste reti sono animate da migliaia d’associazioni locali, all’interno delle quali operano, su base volontaria, diversi milioni di cittadini che offrono parte del proprio tempo libero per rispondere al bisogno di socialità e d’aggregazione. Questo impegno diffuso rappresenta uno dei pochi deterrenti alla devastazione ed all’impoverimento delle tante periferie delle nostre città, all’analfabetismo di ritorno nell’epoca dell’eccesso d’informazioni, alla dipendenza dal consumo come unica affermazione di sé.

Questo grande patrimonio di basi associative è una ricchezza per i sistemi di welfare comunitari, ma è in grande sofferenza per la scarsa attenzione da parte delle autorità pubbliche ed alla invadenza del mercato.

Le istituzioni ricorrono spesso alla risorsa della società civile organizzata preferendo la forma del volontariato declinata in chiave sostitutiva delle carenze del pubblico e sono poco inclini a sostenere veri e seri percorsi partecipativi dove accanto alla azione dei volontari vi è anche il pensiero critico delle loro organizzazioni. Ancora di più è sminuita e sottovalutata la nobile tradizione del mutualismo che presuppone dei reali processi di crescita di cittadini attraverso la responsabilità del mutuo aiuto.

Questo mondo ha ancora bisogno di strumenti necessari a sostenere ed espandere la gamma dei propri servizi a cominciare dagli spazi fisici, alle norme fiscali di favore, alle forme più agili d’accesso alla pubblica amministrazione fino alla definizione di modelli di relazione con gli EELL coerenti con i valori e con le specifiche dell’impegno sociale sussidiario.

Conclusioni

Nel valutare il complesso del documento ci preme segnalare che i buoni propositi, anche quelli condivisibili, impattano negativamente con segnali preoccupanti come il taglio del fondo sociale di 300 milioni di euro preannunciato nelle scorse settimane.

Ci preoccupa che in tutto il documento non via sia alcun riferimento esplicito alla legge 328/00 che ha comunque rappresentato una grande innovazione nelle politiche di Welfare in Italia, così come la constatazione che la definizione Terzo settore non venga mai utilizzata, quasi a disconoscerne la soggettività politica.

Non ci convince il riferimento all’immigrazione solo in negativo, come problema e non come grande risorsa che già oggi sta sostenendo una parte dell’economia italiana e una parte consistente del Welfare, attraverso la schiera di circa 700.000 assistenti domiciliari che garantiscono la qualità della vita di tanti bambini e anziani del nostro paese. In questo senso ci sembrano sbagliate, contraddittorie e disumane tutte le azioni che non favoriscono un agevole ricongiungimento familiare degli stranieri regolarmente presenti nel paese.

I temi della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione non dovrebbero apparire come un dramma sociale. Il calo delle nascite è frutto di tante trasformazioni sociali e più che la retorica sulla famiglia occorrono risorse e servizi come hanno dimostrato altri paesi del Nord EU per ridare fiducia alle coppie per affrontare con maggiore fiducia la genitorialità. L’invecchiamento è il risultato della diffusione di benessere e del conseguente allungamento della vita. La società deve saper ripensare i servizi, l’organizzazione del lavoro e dei tempi di vita, le relazioni tra le persone e le risposte appropriate ai nuovi bisogni sociali.

Per creare le condizioni di una vita buona bisogna anche iniziare a raccontarla correttamente, prendendosi la responsabilità di orientare il discorso pubblico verso la valorizzazione delle risorse presenti nella società e riservare una nuova attenzione a gravi disagi ancora troppo trascurati.

Osservazioni a cura del forum nazionale del terzo settore.

Traccia per un documento sul Libro verde sul welfare

Premessa.

Il Forum del Terzo Settore esprime apprezzamento per l’apertura di un dibattito ampio e non settorializzato sui temi del welfare. Per questo il Forum ha raccolto l’invito ad approfondire il Libro Verde proposto dal Ministro Sacconi, anche se, proprio per la complessità del tema sarebbe stato auspicabile avere una maggior disponibilità di tempo a disposizione e, soprattutto, ci auguriamo per il futuro l’apertura di vere sedi di concertazione.

A partire dal titolo, “La Vita Buona nella Società Attiva”, è chiaro che siamo di fronte a un testo non privo di ambizioni, che vuole integrare le diverse dimensioni del ben vivere con il ben-essere delle persone nella loro integralità. Ma proprio per questo, vanno esplicitati i presupposti su cui tale vita buona si fonda e come si concretizza a partire da coloro che tale vita buona non la vivono e in una società che non offre a tutti le medesime condizioni di partenza.

Lo stesso concetto di welfare delle opportunità e dello sviluppo non può coincidere solo con lo sviluppo economico, ma si fonda sulla qualità delle relazioni, sulla qualità della vita che anche un sistema di welfare integrato riesce a mettere in atto.

L’aver inoltre ancorato il sistema di welfare alla dimensione lavorativa, senza considerare l’attuale situazione del lavoro, rischia di non rispondere all’obiettivo della centralità dello sviluppo umano cui il Libro Verde fa riferimento e delle garanzie dei diritti e della dignità di tutte le persone, anche di coloro che vivono esperienze di marginalità o sofferenza tali da impedire l’esercizio di attività lavorative, ma che non per questo, non concorrono a rendere la società attiva e non possono avere una vita buona.

La nostra visione di Welfare.

Solidarietà, inclusione e coesione sociale stanno alla base di un moderno sistema di welfare adeguato alla complessità della società globalizzata.

Una società dove accanto ad individui autonomi e capaci di esercitare il loro protagonismo vivono uomini e donne che incontrano difficoltà, alternano momenti di successo a momenti di precarietà. In tale contesto bisogna evitare che la visione dei diritti coincida con quella degli interessi prevalenti e agire perché sia tutelato il diritto ad essere diversi, e trovarsi in condizioni di vita e di crescita differenti gli uni dagli altri.

Ci chiediamo quali sono gli elementi del welfare irrinunciabili perché la solidarietà non sia un lusso e perché il welfare delle opportunità venga posto al centro di una rete di legami sociali che sostengano coloro che da soli le opportunità non riescono a coglierle o a costruirle.

Se è chiaro che non si può mantenere il sistema di welfare allo “status quo” quando non ci sono le basi materiali che lo reggono, è altrettanto chiaro che vanno affrontate strategie di concertazione e partecipazione tra i diversi attori per definire i correttivi da apportare all’attuale sistema e garantirne la sostenibilità.

Da subito affermiamo la propensione per un welfare moderno che porta in sé la responsabilità di essere per tutti, un welfare equo e solidale, inclusivo e promozionale che faccia leva su una corretta sussidiarietà orizzontale e verticale.

La società multi-attiva di cui si discute a livello europeo, e pure richiamata nel Libro Verde, è certamente una società in cui ognuno deve avere la possibilità di lavorare.

Con uguale determinazione è anche affermata la necessità che il lavoro faccia spazio a forme di attività diverse dal lavoro.

Una società come quella in cui viviamo può costruire equilibri più realistici se valorizza tutti i codici di cui dispone: attività remunerate e di impegno, servizi pubblici efficienti e cura delle relazioni private, tecnologia e cultura, sport e tempo per sé, per gli altri, per la collettività.

Il Libro Verde punta sull’ampliamento della base contributiva per reperire le risorse finanziarie sufficienti a rispondere alla complessità dei bisogni sociali, sull’ulteriore deregolazione del mercato del lavoro, senza tener conto che è proprio lì, nel lavoro sempre più deregolato e flessibile, che sono necessari più efficaci interventi di welfare.

A tal proposito esprimiamo perplessità sulla riproposizione di strumenti finanziari, quali, ad esempio, quelli assicurativi, che proprio in questi giorni drammaticamente, hanno mostrato non solo la loro inadeguatezza, ma anche la loro precarietà.

Serve invece un nuovo patto fiscale e redistributivo che garantisca tutti i cittadini.

Un moderno sistema di welfare che faccia leva sul protagonismo delle persone, delle comunità, dei territori variamente organizzati, deve garantire l’esercizio di una cittadinanza attiva attraverso rapporti di sussidiarietà segnati da corresponsabilità, reciprocità e chiarezza di competenze e ruoli.

Il Terzo Settore.

Il Terzo Settore, nelle sue dimensioni di associazionismo di promozione sociale, di associazioni di volontariato, di cooperative e imprese sociali, è una delle più chiare espressioni di quell’auto-organizzazione della società civile che il Libro Verde vuole affermare con forza.

Il Terzo Settore, proprio nelle politiche di welfare, ha svolto e continua a svolgere un ruolo cruciale non solo nella gestione dei servizi ma quale soggetto che in una visione sussidiaria agita – ha contribuito e contribuisce alla progettazione delle politiche sociali sui territori.

Forse sono proprio i soggetti del Terzo Settore “i luoghi relazionali e di servizio” (p. 16) per eccellenza, assai più delle stazioni dei Carabinieri e delle farmacie.

Un protagonista attivo di un sistema integrato di cui il pubblico rimane asse centrale senza alcuna delega relativamente ai diritti delle persone, ma amplia esplicitamente lo spazio pubblico ai soggetti del privato sociale, come previsto dalla Costituzione.

Questo comporta di conseguenza anche l’apertura di una discussione per individuare un sistema normativo che garantisca ai beni pubblici il loro status anche quando questi sono erogati da soggetti privati, ancorché di privato sociale.

Il modello promozionale di welfare troverà piena attuazione solo se alle realtà di terzo settore sarà consentito di essere autonome e indipendenti dagli altri due (pubblico e privato). A tale scopo è urgente:

1. stabilizzare l’istituto del 5 per mille;

2. dare slancio ai progetti di riforma delle leggi sul volontariato e sulla cooperazione sociale e soprattutto alla riforma del Libro 1°, titolo II del Codice civile;

3. intervenire sulla norma che regola i capitolati delle gare d’appalto di servizi alla persona e che tenga conto della qualità relazionale dei servizi prodotti dal Terzo Settore.

E’ necessario inverare una strategia che identifichi il cittadino e i corpi intermedi come risorse della collettività e non solo come soggetti controllati dall’Istituzione pubblica.

La povertà relativa e assoluta.

L’UE ha richiamato l’Italia come uno dei pochissimi Paesi europei che ancora non si sono dotati di strumenti per il contrasto alla povertà, sollecitandone l’adozione. E’ dunque positivo che il Libro Verde metta l’accento sulla questione della povertà assoluta che tuttavia non dovrebbe far dimenticare le situazioni di povertà relativa che andrebbero assunte anch’esse preventivamente, e come priorità, per evitare il rischio di cronicizzazione e di ulteriore aggravamento.

Tra le varie misure da prendere in seria considerazione per affrontare la situazione di povertà riproponiamo il R MI che, se nelle aree del paese con maggior carenza di servizi e strutture adeguate non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, ha tuttavia rappresentato una sperimentazione significativa da riconsiderare e valutare oggettivamente per quanto prodotto, e riformulare con misure e criteri più adeguati.

E’ altresì necessario predisporre un sistema di ammortizzatori sociali, di tutela, di interventi formativi e di educazione permanente per assumere le condizioni di precarietà temporanee delle persone.

In tal senso richiamiamo il valore delle reti sociali che garantiscono già oggi, in larga misura, la tenuta del sistema di welfare.

In Italia, la spesa sociale in rapporto al PIL è, ampiamente, esclusa quella previdenziale, sotto la media europea (Eurispes 2007) (Vedi tabella allegata).

Oggi in Italia gli interventi pubblici in termini di assistenza e sostegno alle persone sono costituiti per l‘87% da trasferimenti monetari mentre non esiste, o è molto carente il sistema dei servizi, e con una distribuzione profondamente diversa sul territorio nazionale, come si può evincere dai dati che alleghiamo (fonte: Il Sole24Ore 6/10/08). Per questo riteniamo sia urgente definire i Liveas, adeguatamente finanziati, come primo, fondamentale atto di attuazione e rilancio della L. 328/00.

Bisogna inoltre garantire un adeguato fondo per la non autosufficienza e il necessario trasferimento agli EE.LL. per erogare servizi di qualità e capillari, il più personalizzati possibile (vedi tabella allegata fonte “Sole 24 ore”).

Crediamo che solo favorendo un diffuso esercizio dei diritti e dell’autorganizzazione dei cittadini si possa realizzare anche lo sviluppo della responsabilità, richiamata nello stesso libro verde, bilanciamento ineludibile di una società equa, inclusiva e solidale.

Affrontiamo, a titolo esemplificativo alcuni temi specifici e che riteniamo particolarmente rilevanti.

Immigrazione.

Secondo Unioncamere, il contributo al PIL dei lavoratori e delle lavoratrici straniere è pari al 9,2% e ammonta a 122 milioni di euro. Il dato riguarda il 2006 e conferma che l’apporto maggiore degli immigrati lo si ha nelle regioni di più forte presenza, dove il loro contributo sfiora l’11% del PIL.

Il dato è certamente aumentato negli ultimi due anni se si considera che alla fine del 2006 gli stranieri residenti erano 2.938.922 e che alla fine del 2007 sono aumentati di 493.729 unità (in totale 3.432.651, pari al 5,8% della popolazione residente (fonte ISTAT). Un dato che è a sua volta sottostimato perché riguarda i residenti e non i presenti: c’è una differenza legata al periodo, non breve, che passa tra l’ottenimento del permesso di soggiorno e l’iscrizione presso un comune. La Caritas stima oggi in circa 4 milioni gli stranieri presenti nel nostro Paese. Un dato che aumenta ogni anno a prescindere, si potrebbe dire anche a dispetto, delle leggi vigenti e della gestione degli ingressi e del soggiorno dei migranti, tendenti a ostacolare anziché favorire l’accoglienza e la convivenza nello spirito della nostra Costituzione.

“Per quanto gli interessi pubblici incidenti sulla materia dell’immigrazione siano molteplici e per quanto possano essere percepiti come gravi i problemi di sicurezza di ordine pubblico connessi a flussi migratori incontrollati, non può risultarne minimamente scalfito il carattere universale della libertà personale, che, al pari degli altri diritti che la Costituzione proclama inviolabili, spetta ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani” (sentenza n.105/2001 della Corte Costituzionale)

In primo luogo è necessario rivedere i meccanismi di ingresso che oggi impediscono di arrivare regolarmente in Italia producendo irregolarità e tragedie alle frontiere. È indispensabile introdurre il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, come via principale per l’incontro dtra domanda e offerta di lavoro.

È urgente riformare la legge sulla cittadinanza consentendo, a chi lo desidera ed ha scelto di vivere nel nostro paese, di acquisire la cittadinanza, senza che la decisione sia soltanto a discrezione della pubblica amministrazione, introducendo regole certe. Secondo l’ISTAT, dal dopo guerra ad oggi soltanto 261 mila persone hanno acquisito la cittadinanza italiana. In Francia solo nel 2005 e 2006 sono state di più: 303 mila persone.

Pensiamo sia urgente arrivare ad una riforma ordinaria della legge che riconosca il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative e regionali.

C’è bisogno inoltre di risorse e strumenti per promuovere, senza alcuna differenziazione dei percorsi e in condizione di uguaglianza, i processi di integrazione degli stranieri e delle loro famiglie, a partire dalla scuola, dagli interventi per le seconde generazioni e dall’accesso al sistema di welfare.

Bisogna infine rivedere la legislazione nel suo complesso eliminando tutti quegli elementi di discriminazione che sono all’origine della frammentazione sociale nelle città e che possono creare conflitti. In tal senso è indispensabile promuovere, con risorse adeguate, un sistema di interventi contro la discriminazione che vedano protagonisti le organizzazioni delle vittime del razzismo e quelle di tutela, indipendenti, all’interno del terzo settore.

La Famiglia.

Il Libro verde, la individua come cellula costitutiva della società, questione che condividiamo, ma proprio per questo riteniamo che non si possono ricondurre tutte le responsabilità di cura ed educative in capo alla famiglia, quasi sempre peraltro lasciata sola e senza strumenti adeguati. Perché possa svolgere le funzioni che le competono ed essere, essa stessa elemento importanti di coesione.

La famiglia non è da considerarsi solo un oggetto di tutela e assistenza dei propri componenti ma anche e soprattutto luogo di auto-tutela e auto-promozione. Non si può continuare a discuterne in termini astratti o di principio, ma va sostenuta, compresa e promossa nell’ordinarietà della sua vita e nelle situazioni di difficoltà e di disagio.

In primo luogo riteniamo necessario distinguere le tipologie di intervento verso la famiglia, perchè diverse sono le finalità da perseguire .

a) gli interventi diretti a sostegno delle famiglie

b) gli interventi mirati alle fragilità e alle situazioni di disagio sociale

c) la valutazione dei riflessi delle politiche generali sulle famiglie.

Le politiche di welfare devono dunque creare i presupposti affinché le famiglie, nella pluralità delle loro condizioni, siano messe in grado di esercitare le funzioni di cui sopra, promuovere e tutelare i diritti di tutti i propri componenti a prescindere dalla tipologia del nucleo familiare di appartenenza, senza alcuna discriminazione.

E’ pertanto necessario produrre il massimo sforzo per collocare il tema dei diritti e delle responsabilità della famiglia e dei suoi componenti in una cornice che rispetti fino in fondo il dettato Costituzionale facendo si che le istituzioni ai diversi livelli e i soggetti del terzo settore, nel rispetto delle prerogative e peculiarità di ciascuno, cooperino nella definizione di interventi volti ad affrontare le difficoltà che mettono in crisi la famiglia a partire dalla sua funzione di riproduzione sociale, di cura e assistenza, mediante progetti integrati e percorsi personalizzati fortemente ancorati al territorio.

In tal senso dovrebbero essere adeguatamente promosse e valorizzate specifiche forme di organizzazione di servizi alle famiglie in particolare attraverso le cooperative sociali in quanto, essendo costitutivo del loro agire il coinvolgimento degli utenti, esse sono in grado di rispondere in maniera più efficace alle esigenze dei cittadini e delle famiglie e di aderire in modo appropriato alle specificità dei contesti territoriali.

La denatalità; la difficoltà dei giovani ad uscire dalla famiglia d’origine; la difficoltà a definire un progetto di vita a causa di percorsi lavorativi precari più che flessibili; il mancato riequilibrio del lavoro di cura tra i coniugi; i bisogni pressanti di assistenza dei familiari non auto-sufficienti; all’interno della famiglia stessa; i nuclei familiari formati da anziani soli; il rischio povertà; essi costituiscono altrettanti nodi cruciali per l’avvenire delle famiglie e del nostro Paese che non possono essere scaricati o delegati al solo istituto familiare.

La famiglia è attualmente, troppo spesso, l’unica risposta alle necessità di assistenza e cura. La mancanza o la disomogenea presenza in alcuni territori dei servizi per l’infanzia, per il sostegno alla genitorialità, servizi per i giovani, servizi per la non autosufficienza, servizi di assistenza, ecc. fanno sì che la famiglia sia obbligata ad affrontare e gestire in solitudine le problematicità e la complessità degli aspetti con cui si manifestano.

Spetta dunque alle Politiche familiari garantire l’equilibrio e l’armonizzazione tra le strategie personali e quelle familiari superando false alternative tra diritti familiari e diritti individuali, legami interpersonali e accesso al mondo del lavoro. L’organizzazione del lavoro, l’imperativo della massimizzazione del profitto, sottraggono sempre più tempo alle persone per la cura di sé e degli altri, per la qualità e l’alimentazione dei legami sociali.

Qualsiasi politica a favore delle famiglie necessita della attuazione effettiva della Legge 328/00 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e la definizione dei LIVEAS.

In quest’ambito il terzo settore può svolgere un ruolo di proposta sia nell’elaborazione generale dei piani di zona, sia nella progettazione e gestione specifica dei servizi, in particolare quelli mirati al sostegno delle famiglie con anziani non autosufficienti o soggetti disabili, di migranti, di minori a rischio.

E’ importante l’uso efficace della leva fiscale come uno degli strumenti per sostenere le famiglie nelle loro diverse condizioni di vita e di sviluppo.

Alcuni nodi:

- la denatalità

- gli anziani

- l’infanzia

- le politiche di conciliazione dei tempi di vita

- la disabilità

ALCUNE PROPOSTE

Infanzia e adolescenza

1.promuovere e tutelare i diritti di tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze presenti sul territorio italiano, a prescindere dalla tipologia del nucleo familiare di appartenenza, senza nessuna alcuna discriminazione;

2.costruire un approccio intersettoriale alle politiche relative ai diritti dei bambini e dei ragazzi, garantendo un dialogo costante e permanente fra tutti i Ministeri che a diverso titolo si occupano di promuovere e tutelare i diritti delle bambine e dei bambini, dei ragazzi e delle ragazze;

3.promuovere un Piano Nazionale dei Tempi di vita e di lavoro delle donne per proporre azioni positive, buone prassi e risorse che consentano di conciliare il tempo di cura ed educativo con il tempo di lavoro e di realizzazione delle donne; prestare particolare cura ai diritti delle donne e dei bambini stranieri, spesso privi di sufficienti cure a causa della mancanza di diritti del lavoro delle loro madri;

4. ontrastare il fenomeno della dispersione scolastica anche attraverso il coinvolgimento dei genitori;

5. promuovere la creazione di reti integrate tra associazioni, famiglie e servizi pubblici, per concorrere ad individuare le situazioni di difficoltà e criticità e per monitorare l’efficacia degli interventi attuati; per sviluppare stili di vita attivi volti alla promozione di ben-essere e socialità.

Anziani

1. definire con urgenza l’elaborazione e l’approvazione dei LIVEAS in relazione al dettato della Legge 328/2000 senza creare livelli essenziali per particolari categorie, ma andando incontro al bisogno delle persone quando si manifesta con una prassi di presa in carico della persona e della famiglia.

2. Si presenta ricorrentemente il problema della casa per gli anziani, che in molti casi vengono sfrattati dalle abitazioni originarie e non riescono a trovare soluzioni abitative adeguate.

3. Per il sostegno alla famiglia che ospita anziani non autosufficienti è necessaria l’istituzione di adeguato Fondo per la non autosufficienza accompagnato, proseguendo l’esperienza già avviata dal Governo con l’ultima Legge finanziaria, da un piano nazionale che definisca gli obiettivi dell’intervento e le modalità e gli strumenti per raggiungerli.

4. L’invecchiamento attivo della popolazione in genere e nello specifico degli anziani deve essere lo strumento per favorire e promuovere salute e ben-essere. Il Governo deve mettere in campo risorse e strumenti per sostenere percorsi di formazione, educazione permanente e valorizzazione dei saperi degli anziani per collocarli nella società come grande risorse ed opportunità per il Paese; per diffondere le pratiche motorie anche come risposta alla sedentarietà e alle sindromi della senilità oltre che per accrescere la socialità e la partecipazione alla vita delle comunità.

Politiche di Conciliazione dei tempi di vita

1. Interventi sociali utili a garantire, in un’ottica di pari opportunità, servizi e prestazioni fino ad oggi caricate sulla famiglia e sulla donna in particolare. Quali ad esempio:

• rilancio dei Consultori familiari,

• servizi per l’infanzia e l’età prescolare,

• tempi pieni nella scuola,

• estensione dei congedi di maternità e paternità,

• politiche fiscali “pro conciliazione”,

• sostegno al reddito per i figli a carico,

• sostegno al lavoro di cura e assistenza per le persone non autosufficienti,.

Con una attenzione alla dimensione al femminile della povertà, dovuta a salari scarsi, a condizioni familiari particolari (ad es. separate con figli piccoli) o a sovraccarico familiare di cura;

2. Politiche contrattuali adeguate, con una specifica attenzione nella contrattazione sindacale anche integrativa. Non una contrattazione “separata” ma una contrattazione attenta alle problematiche di genere: con misure e accordi sugli orari, sulla fruizione dei congedi, di sostegno alle pari opportunità nello sviluppo delle carriere e delle competenze professionali.

3. Politiche del lavoro (meno rigidità da parte delle imprese) capaci di generare “flessibilità amiche” (part time, formazione, sostegno per il rientro al lavoro dopo la cura dei familiari), di favorire stabilità (flessibilità non deve essere precarietà) e comunque misure di sostegno anche per le lavoratrici e i lavoratori “precari”.

4. Pari opportunità. Occorre inoltre prevedere, o attuare quando ci sono, a livello regionale, comunale e di luogo di lavoro, le leggi in materia di pari opportunità e a sostegno della famiglia, relativamente, ad esempio: misure di sostegno alla condivisione del lavoro di cura, esigibilità dei congedi parentali, Piano Regolatore urbano, Piano del traffico e dei trasporti, Piano territoriale degli orari, ecc.

Persone con disabilità

1. Le condizioni della famiglia con disabile devono essere oggetto di specifiche ricerche che mettano nelle condizioni di capire prima e meglio quali debbano essere i provvedimenti da adottare per mettere quelle famiglie in condizioni di potere vivere serenamente il proprio compito educativo e sociale ;

2. L' Osservatorio Nazionale per la Famiglia avvii al più presto una collaborazione specifica con l' ISTAT per definire e implementare un sistema di monitoraggio delle condizioni di vita materiale delle persone con disabilità e delle loro famiglie, in modo da giungere entro il 2007 all'avvio di una ricerca specifica in tal senso, auspicando, naturalmente che l'intero processo sia condiviso con le Associazioni dei disabili e delle loro famiglie;

3. la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità va diffusa e promossa e assumendo da essa il paradigma che porta da politiche che risarciscono/assistono a politiche di trasformazione per la promozione dello sviluppo in condizioni di coesione/inclusione;

4. occorre realizzare azioni: contro la colpevolizzazione della famiglia con un figlio disabile dalla nascita; per il riconoscimento del ruolo educativo della famiglia con un figlio disabile nell'ambito della scuola di ogni ordine e grado e della formazione; sostegno al lavoro di cura attraverso assegni familiari, fiscalità e tariffe; cambino i criteri di accertamento dell'invalidità; definiscano Liveas specifici per le persone con disabilità grave;

5. Le politiche fiscali approfondiscano di più e meglio gli aspetti peculiari della famiglia con disabile: revisione dell'ISE , costi dei servizi (che, ricordiamo, sono per lo più servizi che costituiscono i livelli essenziali, sociosanitari e socio-assistenziali, definiti dal DPCM 29/11/2001 e dalla L. 328/2000), costi dei trasporti, del tempo libero, ecc.

Federalismo e governance

Strettamente connesso ad una corretta visione ed attuazione della sussidiarietà, per l’organizzazione di un welfare rinnovato ed efficace, è il tema della governance di sistema.

Se, e noi condividiamo, come lo stesso Libro Verde prevede “il nuovo modello di governance propone un rinnovato e autorevole livello centrale di governo con compiti di regia e di indirizzo “ (pag. 4) va chiarito il ruolo del privato sociale e della sua rappresentanza e rappresentatività a tutti i livelli della nuova governance già nella fase della programmazione degli interventi, e non essere considerati solo esecutori terminali di scelte già fatte, così come deve essere coinvolto nella valutazione e verifica dei risultati.

Riterremmo molto utile che i vari contributi pervenuti fossero messi a disposizione di quanti abbiano interesse a confrontarsi con la complessità di questi temi.

 

 

07.11.2008

Materiale disponibile