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Circa 1000 volontari parteciperanno ai campi sui terreni confiscati alle mafie

Sono già passati sei anni da quando l’Arci pensò che fosse importante dar vita ad una nuova modalità di impegno sociale che riuscisse ad incrociare la voglia di fare con la concretezza, il riflettere con il sognare. Così nacque Liberarci dalle Spine, questa esperienza di pratica sociale che non è solo volontariato e nemmeno solo teoria politica. Non molto tempo fa, questo progetto sarebbe stato definito un ‘percorso di militanza politica’, ma oggi un termine di questo tipo sarebbe considerato antiquato e demagogico. In questi anni molte cose sono cambiate, spesso trasformate e modificate dalla voglia di migliorare e dalla volontà di sperimentare, esplorare, scoprire e rinnovare. Al timone del rinnovamento ci sono le richieste, le critiche ma anche la tanta voglia di fare di una moltitudine di ragazze e ragazzi che spesso non superano l'età di venti anni.

I nostri ragazzi e le nostre ragazze hanno riscoperto la voglia e il valore dell'ascolto, l'impegno a chiedere il perché delle cose e tutto questo non attraverso una ricerca internet su un motore di ricerca, ma relazionandosi a chi certe storie le ha vissute. Con questa consapevolezza ci apprestiamo ad organizzare la settima edizione dei campi di lavoro e di studio Liberarci dalle Spine, in cui si prevede una straordinaria partecipazione giovanile.

Saranno infatti 1000 ragazze e ragazzi che sceglieranno di dedicare parte delle loro vacanze ad un impegno sociale particolare nei terreni confiscati alla ricerca di giustizia e verità. Questa nuova edizione vedrà una presenza dei nostri volontari anche in Calabria, Puglia e Campania. Altre cooperative, altre storie, altri luoghi, altri nomi, ma stesse dinamiche di sopraffazione dei diritti sociali, stessa difficoltà di vivere con serenità. Noi abbiamo scelto, appunto, luoghi come Corleone, Canicattì, Catania, Melito Porto Salvo, Riace, Bari, Minervino, Mesagne. Abbiamo pensato che i cooperatori , i sindacalisti e i cittadini onesti di quei luoghi potessero essere i nostri maestri; così come pensiamo che le comunità locali della Toscana, dell'Umbria, della Lombardia e dell'Emilia Romagna siano i luoghi ideali dove prevenire e contrastare l'infiltrazione mafiosa locale. La ricerca della felicità comune infatti, non può essere solo un sogno desiderato, ma deve divenire una pratica sociale, un nuovo stile vita caratterizzato da diritti e pari opportunità per tutti e per tutte.

 

06.05.2011