A Rosarno il primo marzo un'assemblea pubblica in cui discutere di diritti e sviluppo per un futuro diverso; a Milano, Torino, Lucca, Roma una spremuta di agrumi offerta ai passanti con un messaggio: l'unica cosa che vogliamo spremere sono le arance!
"Rosarno chiama Italia", recita il titolo dell'assemblea promossa dall'Arci per ragionare insieme a Fausto Bertinotti, Laura Boldrini, Tito Boeri, Paolo Beni e a chi lì vive e lavora, su come costruire le condizioni di una serena convivenza che abbia come presupposto il rispetto del principio di uguaglianza, della dignità e dei diritti di tutti.
Per raggiungere questo obbiettivo è necessario non lasciare sole le tante Rosarno d'Italia, meta di grandi flussi migratori, con un'economia prevalentemente agricola e una forte presenza di lavoro bracciantile, terreno di scorreria delle mafie.
Per questo abbiamo deciso di tornare a Rosarno proprio il primo marzo, la "giornata senza di noi" dedicata a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'apporto che il lavoro di milioni di migranti dà alle nostre comunità.
Un lavoro troppo spesso svolto in nero, in condizioni di semi-schiavitù,, senza tutele e senza dignità . E allora la prima cosa da ribadire è un principio di civiltà : le persone, tutte, non vanno sfruttate (o spremute).
In allegato il manifesto dell'iniziativa
Roma, 26 febbraio 2010