Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci
L’allargamento della protesta attorno ai migranti che da giorni manifestano contro la Sanatoria-Truffa sulla gru di Brescia e sulla Torre “ex Carlo Erba” a Milano sta innervosendo il governo e in particolare il Ministro Maroni. Per evitare di dare risposte a quanti chiedono giustizia il Ministro preferisce infatti ricorrere al pugno duro. E’ di oggi infatti la notizia che le tante persone che hanno manifestato il loro sostegno ai protagonisti di questa vicenda organizzando attorno a loro presidi di solidarietà sono state sgomberate a forza da polizia e carabinieri e che il Viminale ha ordinato di isolare gli occupanti della gru bresciana e della torre milanese impedendo loro qualsiasi contatto con l’esterno.
Non basta che dopo più di un anno dalla Sanatoria circa il 40 % delle domande sia rimasto inevaso causando drammatiche difficoltà a tante lavoratrici e lavoratori stranieri e a famiglie e datori di lavoro presso i quali prestavano servizio. E non basta neanche che questo mostro giuridico partito un anno fa con al suo interno misure contraddittorie e ambigue (che in alcuni casi oseremmo definire trappole) abbia permesso il dilagare di truffe a carico dei migranti che si sono trovati, in tantissimi casi, a pagare migliaia di euro per contratti di lavoro inesistenti. Ora questa situazione intollerabile trova il suo paradosso nelle disposizioni del Ministro Maroni che decide di non ascoltare le ragioni di chi ha ragione, cercando di nascondere con la linea dura le tante ingiustizie delle politiche del Governo ideate con l’unico scopo di raccogliere facili consensi, calpestando i diritti di migliaia di persone.
Chiediamo che ai migranti di Brescia e Milano, come alle altre migliaia che hanno subito le truffe legate alla Sanatoria, venga riconosciuto un titolo di soggiorno. Ci sembra un atto dovuto verso i tanti cittadini stranieri e italiani che hanno riposto fiducia nel Governo. Chiediamo inoltre che vengano fermate le operazioni di polizia intorno ai presidi di protesta di Milano e Brescia e che si apra al più presto un tavolo per individuare le possibili vie d’uscita per far fronte ai tanti casi di ingiustizia di cui i cittadini stranieri sono stati vittime.
Roma, 8 novembre 2010