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09.09.2011 - Si conclude senza nessun impegno preciso l’incontro a Lampedusa con la sottosegretaria agli Interni Sonia Viale

Si conclude senza nessun impegno preciso l’incontro a Lampedusa tra la sottosegretaria agli Interni Sonia Viale e le organizzazioni che operano a sostegno dei migranti sull’isola

Un incontro deludente quello di oggi a Lampedusa tra la sottosegretaria al Ministero degli Interni Sonia Viale e le organizzazioni che sull’isola operano a sostegno dei diritti dei migranti.

Nessun impegno preciso, nonostante gli operatori presenti abbiano evidenziato le problematiche principali di una situazione che richiede risposte immediate.

- Nel centro di primo soccorso e accoglienza di contrada Imbriacola a Lampedusa i tempi di trattenimento sono troppo lunghi e la tensione è ormai altissima. Si susseguono le azioni di protesta dei migranti rinchiusi da settimane in una struttura da dove, in base alla legge, si dovrebbe essere trasferiti dopo 48 ore. La lunga permanenza e il conseguente affollamento rendono le condizioni logistiche insostenibili. E’ necessario dunque provvedere con celerità ai trasferimenti.

- Ancora più lunga, in molti casi, è la detenzione del tutto illegale dei minori, per i quali andrebbe invece previsto l’immediato ricovero in apposite strutture protette, evitando le situazioni di promiscuità con gli adulti che si determinano nel centro, da dove gli è impedito arbitrariamente di uscire, visto che formalmente la loro condizione non è quella di detenuti.

- I tunisini che fanno richiesta di asilo vengono, a differenza degli altri stranieri, inviati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) e non nei Cara, che sono i centri dove dev’essere accolto chi chiede protezione. Anche a questa situazione va posto immediatamente rimedio.

L’esponente del governo si è purtroppo limitata a generici “stiamo lavorando, provvederemo”, ma non è stata indicata né una data per i trasferimenti, né che misure si adotteranno subito a tutela dei minori o per sanare l’ingiustizia dei richiedenti asilo tunisini rinchiusi nei Cie.

 

Un incontro quindi non soddisfacente. L’Arci, che continuerà la sua attività nell’isola – nonostante continui a vedersi negata la possibilità di accedere alla zona del cpsa dove sono trattenuti gli uomini –, ribadisce la necessità di dare risposte urgenti e concrete nel rispetto dei diritti dei migranti, a cui vanno garantite accoglienza e sicurezza, come previsto dalle leggi e dalla nostra Costituzione.

 

Roma, 9 settembre 2011