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Il dovere di provarci

Numero 29 del 07 Settembre 2010
Domani riapre il Parlamento, ma l’autunno politico è iniziato già da un pezzo e sarà caldissimo, dopo questa folle estate in cui la politica italiana ha dato il peggio di se, nello stile e nel merito dei suoi messaggi. In un clima cupo, da declino dell’impero, assistiamo alla resa dei conti di una maggioranza fino a ieri solidissima e oggi implosa per effetto della crisi morale, vittima della propria ingordigia più che dei meriti delle opposizioni. Volano gli stracci nel Pdl: palate di fango e dossier su commissione contro i nemici interni; le elezioni minacciate come arma di ricatto senza il minimo rispetto delle regole costituzionali; vendette e ritorsioni che non risparmiano le cariche istituzionali, ignorando gli appelli del Capo dello Stato a tenerle fuori dal gioco al massacro. Hanno trasformato il governo nella bottega dei loro affari e costretto il Parlamento a lavorare a tempo pieno per i loro interessi. Sono ancora queste le priorità su cui vorrebbero ricompattare una maggioranza che non c’è più: la giustizia (ma è solo l’esigenza di garantire comunque uno scudo giudiziario al capo); il federalismo leghista, tanto sbandierato quanto evanescente nella sua concreta attuazione; la sicurezza delle crociate contro rom e immigrati, perché le elezioni si avvicinano e bisogna pur dare alla gente un nemico con cui rifarsela. Niente per fronteggiare la crisi economica e il disagio sociale che sono le vere priorità del Paese. Il Ministero per lo sviluppo è vacante da mesi, proprio mentre la nostra industria affronta una drammatica crisi occupazionale e le relazioni sindacali si deteriorano fino al punto di incrinare i diritti costituzionali. Dobbiamo liberarci di una cricca di potere inetta e irresponsabile che per salvare se stessa sta portando il Paese allo sfascio. Siamo al capolinea di una stagione politica. Non sappiamo quanto durerà, ma il declino del berlusconismo è inevitabile. Non sarà indolore perché prima di andarsene proveranno anche ad avvelenare i pozzi. Per le opposizioni è arrivato il momento di un deciso cambio di marcia. Il ritardo da recuperare è tanto e non è il momento di dividersi sulle alchimie delle formule, ma di guardare al merito dei problemi che la destra non sa risolvere, avanzando proposte concrete al Paese col coinvolgimento di tutte le energie disponibili, in Parlamento e nella società. Hanno il dovere di provarci, superando una buona volta l’irresistibile tentazione di guardare solo il proprio ombelico.