Il dramma della Siria e l'impotenza dell'Onu
Numero 26 del
Sembra non avere mai fine il dramma del popolo siriano. Mentre in tutto il paese si susseguono scontri e decine di vittime, è di questi giorni la notizia del massacro di Tremseh con oltre 200 morti.
Gli osservatori dell'Onu testimoniano di rastrellamenti, scuole e abitazioni bombardate dall'esercito siriano. La Croce Rossa internazionale parla ormai di guerra civile totale, i mezzi blindati hanno fatto il loro ingresso nelle vie di Damasco.
Sono migliaia le persone uccise da quando un anno e mezzo fa esplose la rivolta contro il regime di Assad. Spesso sono civili indifesi, donne e bambini. Cos'altro deve accadere perché la comunità internazionale assuma le sue responsabilità di fronte a questa tragedia? Quanto scempio di vite umane deve ancora avvenire perché l'Onu intervenga con un'azione incisiva per imporre il cessate il fuoco, il rispetto dei diritti umani e l'avvio di un processo democratico?
Non c'è alternativa al far tacere le armi, tutte le armi. Bisogna fermare la macchina repressiva del regime di Assad e imporre al governo siriano di cessare l’impiego dell’artiglieria contro la popolazione civile; bisogna far cessare ogni violenza per evitare altri morti innocenti e fermare la spirale di una guerra civile di cui sono i cittadini a pagare il prezzo più alto.
Non serve un intervento militare, l'esperienza della Libia dimostra che non è quella la soluzione. La comunità internazionale ha tutti gli strumenti politici e diplomatici per fermare Assad, consentire gli aiuti umanitari, assicurare il rispetto dei diritti umani e creare le condizioni per l'apertura di un processo democratico che consenta al popolo siriano di decidere del proprio futuro in un paese sovrano e indipendente.
Eppure la diplomazia appare impotente a risolvere il problema. È una passività colpevole quella dell'Onu, che rischia di diventare alibi per nuovi spargimenti di sangue. Il popolo siriano non può restare ostaggio dei veti incrociati fra le potenze del Consiglio di sicurezza e dei giochi di potere sui futuri equilibri mediorientali.
La politica deve uscire dall’inerzia e sostenere l'opera di mediazione affidata a Kofi Annan. Ma deve anche svegliarsi l'opinione pubblica democratica. Non basta esprimere sdegno e solidarietà di fronte ai massacri. Deve levarsi alta la voce dell'Europa pacifica, solidale e dei diritti umani. È una responsabilità di tutti non voltare le spalle di fronte alla domanda di pace, giustizia e democrazia del popolo siriano.