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La legge anticorruzione si può fare, subito

Numero 7 del 21 Febbraio 2012
Non senza enfasi e generoso impegno mediatico, si sono celebrati i venti anni di mani pulite. Ma forse non si è dato abbastanza risalto alla vera notizia: dopo vent’anni la corruzione è ancora dilagante e costa al paese 50 miliardi di euro l’anno. Illegalità, corruzione e malaffare sono diffusi in misura di gran lunga superiore a quanto appare - denuncia il presidente della Corte dei Conti inaugurando l’anno giudiziario. La corruzione nella pubblica amministrazione e nella politica non è diminuita, ha solo individuato nuove strategie per drenare risorse pubbliche - conferma l’alto commissario anticorruzione nel suo recente rapporto in materia. Se negli anni ’90 si rubava per il partito, oggi si ruba per se stessi e per gli amici degli amici, e non pare proprio che siamo andati a migliorare. Mani pulite scoperchiò il pentolone di una partitocrazia che si spartiva di tutto, che aveva occupato le istituzioni e ne svuotava sistematicamente le casse fino a far deragliare la spesa pubblica fuori da ogni controllo. I magistrati contribuirono a diagnosticare la malattia della politica ma non spettava a loro indicare anche la cura. Sarebbe stato compito dei partiti, che però non ebbero la forza di autoriformarsi e divennero sempre meno credibili sottraendosi al rapporto coi cittadini e lasciando spazio all’antipolitica e al populismo. Fu lo spazio in cui crebbe il berlusconismo, in un mix di rivalsa contro le toghe ed esaltazione del tornaconto personale e dell’egoismo sociale che ha lentamente eroso la morale e l’etica pubblica del paese. Ora è il momento di ricostruire, anche a partire dalla lotta alla corruzione. C’è già un disegno di legge in Parlamento e sarebbe un segnale importante tradurlo in legge. Il ministro Severino ha chiesto tempo per studiare la materia: basta che il tempo non sia infinito. Ci sono cose che si potrebbero fare subito, a partire dal divieto di candidare persone già condannate; e poi ridefinire le regole di un finanziamento pubblico dei partiti sulla base di bilanci controllati e certificati. Certo, non sarà facile che a definire vincoli e controlli nel rapporto fra privati e pubblica amministrazione possa essere lo stesso Parlamento che più volte ha votato leggi per salvare i corrotti e sottratto alla giustizia i vari Cosentino e Milanese. Ma la questione è seria e il governo deve prenderla sul serio: c’è da recuperare un bel po’ di soldi e soprattutto la credibilità delle istituzioni agli occhi dei cittadini.