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Legittimare l'illegalità

Numero 9 del 09 Marzo 2010
Una caporetto della politica di fronte alla tracotanza del potere. Non c'è altro modo per definire il decreto che consente di riammettere le liste Pdl nella competizione elettorale del 28 marzo. Lo Stato di diritto è stato calpestato e umiliato agli occhi dei cittadini onesti. Milioni di persone per bene vivono nell'osservanza delle regole e ne patiscono le conseguenze, pagano multe e sanzioni se non le rispettano e non possono sanare per decreto le loro negligenze. Altri invece sì, possono violare persino le norme elettorali, materia tutelata dalla Costituzione, immodificabile per decreto e indisponibile per gli interessi di una sola delle parti in causa. Non è ammissibile che chi governa cambi le regole del gioco a partita iniziata, a palese vantaggio di se stesso, per rimediare ai propri errori. Hanno violato le regole non perché fossero sciocchi o inetti, ma semplicemente per l'arroganza di chi pensa di potersene fregare, perché tutto gli è consentito e ha cose più importanti a cui pensare, come le risse intestine sui posti da spartire. Se chi fa politica è pronto a danneggiare il suo stesso partito in nome del tornaconto personale, come può tutelare l'interesse generale del Paese? è il sintomo di una miseria della cultura politica e istituzionale senza precedenti, un passaggio di non ritorno nel declino della nostra democrazia. Certo, sarebbe stato anomalo che gli elettori del maggior partito non avessero potuto esprimersi, ma è semplicemente immorale risolvere il problema rimuovendo le regole per ordine di chi le ha violate. Contrapporre la sostanza alla forma, in questa materia, equivale a legittimare l'illegalità. Sia chiaro, la responsabilità del pasticcio è tutta nell'arroganza di un governo che ha messo il Capo dello Stato con le spalle al muro costringendolo a scegliere fra due mali. Noi non siamo giuristi, ma giudici sì, perché ciascuno deve esercitare la sua autonomia di giudizio. Quanto ancora dovremo sopportare che le leggi siano intoccabili per alcuni e interpretabili per altri? Cos'altro serve perché si levi l'indignazione popolare?

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