Le sedi Arci
Iscriviti ad Arci Report. Lo riceverai ogni settimana via mail
Vai
[... e commenti.] per inviare le tue opinioni e segnalare eventi ed iniziative.
Vai
Rete Arci
UCCA
ARCI cultura e sviluppo
HOME - L' EDITORIALE DI ARCIREPORT

L'Italia sono anch'io

Numero 45 del 20 Dicembre 2011
Si sono dati appuntamento a Firenze per ricordare Samb e Diop uccisi dal razzismo ed erano in migliaia da ogni parte d’Italia. Attorno ai giovani senegalesi si è stretta tutta la città: associazioni e partiti, istituzioni e cittadini hanno sfilato insieme trasformando il lungo e composto corteo funebre nella manifestazione antirazzista più grande degli ultimi tempi. Così è stato anche in altre città. È importante che di fronte agli episodi dei giorni scorsi la risposta civile sia stata forte e unitaria. Ma non bastano l’indignazione e la solidarietà di un giorno, bisogna che tutti facciamo una seria riflessione e ci assumiamo impegni concreti. Si sta passando il livello di guardia. Sempre più spesso l’imbarbarimento delle relazioni umane sfocia in manifestazioni di xenofobia che sarà bene non derubricare a semplici episodi di follia. C’è davvero un problema di razzismo oggi in Italia. È la reazione patologica di una società impaurita e incattivita che fa dell’immigrato il capro espiatorio del proprio malessere; è il fastidio per il diverso, l’incapacità di accettare l’altro in una società che sembra smarrire la bussola della convivenza. L’Italia è cambiata, gli immigrati sono ormai una componente importante del Paese. C’è bisogno di capire questi mutamenti per trovare le ragioni di una nuova coesione, che è possibile e necessaria. La politica e le istituzioni, la cultura e l’informazione dovrebbero aiutare questo sforzo. Invece spesso hanno inseguito le paure, dipinto l’immigrazione come una minaccia, giustificato politiche scellerate e persecutorie che fanno dei migranti i cittadini di serie b, senza diritti né tutele. I media hanno soffiato sul fuoco della paura associando immigrazione e criminalità, enfatizzando gli episodi negativi e ignorando le tante buone pratiche di integrazione, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle famiglie. Se si alimenta il pregiudizio verso i migranti si inietta veleno nelle relazioni sociali e si finisce per legittimare e incentivare il nuovo razzismo. Per arginarlo va cambiato il clima culturale del Paese ma vanno anche cambiate le politiche sull’immigrazione: favorire gli ingressi regolari, riconoscere ai nuovi cittadini pari dignità e uguali diritti. Per questo le leggi d’iniziativa popolare per riformare le norme sulla cittadinanza e riconoscere ai migranti il diritto di voto amministrativo non sono provvedimenti “per loro” ma per tutti, per il futuro dell’Italia. Che siamo tutti noi, appunto.