I drammatici fatti di Torino confermano ancora una volta che il razzismo non è un rischio lontano, un fenomeno limitato a pochi facinorosi marginali e isolati. Il razzismo è qualcosa di molto concreto, che può esplodere in ogni momento, producendo violenza e morte. E solo per puro caso l’incendio al campo rom non ha lasciato vittime. Racconta Hannah Arendt ne "La banalità del male" che subito dopo la fine della guerra, in autorevoli ambienti internazionali, girava una versione dei fatti relativi allo sterminio degli ebrei secondo la quale erano stati gli stessi ebrei a provocare la Shoah, per ottenere lo stato di Israele. Insomma, il capovolgimento tra vittime e carnefici è un espediente cinicamente già usato in passato, anche per le tragedie che hanno segnato più dolorosamente la storia.
Questo tentativo di deformare la realtà si ripete da anni anche per rom e sinti. Vittime di una società che li perseguita e li emargina, vengono invece additati come colpevoli della loro condizione e dunque di alimentare il razzismo che si scatena nei loro confronti. Tutto ciò ci indigna e ci fa vergognare di appartenere a una società che, pur definendosi democratica, condanna un popolo intero alla persecuzione.
Nessuno si può sentire assolto.
Negli ultimi mesi sono aumentati nelle grandi città gli sgomberi e gli interventi contro i rom, quasi sempre senza prospettare soluzioni alternative. Una situazione che va avanti da anni, senza che si sviluppino adeguati anticorpi.
È necessario intervenire con urgenza per fermare queste intollerabili discriminazioni, chiudere questa vergognosa pagina della nostra storia fatta di pogrom, di ingiustizie, di violenze quotidiane. Serve un vero e proprio programma nazionale per l’emancipazione dei rom e dei sinti, un piano che consenta in tempi rapidi la chiusura dei campi e l’inserimento sociale e lavorativo di una minoranza che ha diritto a un futuro dignitoso.
Per farlo ci vuole l’impegno di tutti. Ognuno, a partire da chi sta nelle istituzioni, deve assumersi le proprie responsabilità. Non basta la condanna del razzismo. Bisogna eliminare le condizioni che lo rendono ‘normale’.
Ci vuole infine un impegno solenne, soprattutto da parte di chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli, affinchè le decisioni sulla sorte di rom e sinti siano prese in accordo con loro e non sulla loro pelle.
Per tutte queste ragioni, l’Arci è tra i promotori della manifestazione che si terrà sabato 17 a Torino.