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L’acqua pubblica non è ancora al sicuro

Il testo del decreto sulle liberalizzazioni approvato dal Governo Monti nel Consiglio dei Ministri dello scorso 20 gennaio contiene al suo interno diversi provvedimenti che sono in netto contrasto con l'esito dei referendum di giugno. Ciò a dimostrazione di come non ci sia grande discontinuità tra l'attuale Governo e quello che lo ha preceduto, almeno per quanto concerne il tentativo di cancellazione di quei risultati.

Il Governo Berlusconi già con il decreto di ferragosto aveva sostanzialmente ridotto di molto la portata dell'esito dei referendum riproponendo di fatto l'obbligo alla privatizzazione per tutti i servizi pubblici locali ad esclusione dell'acqua. Sin dalle prime bozze del decreto sulle liberalizzazioni circolate si era intuito che si voleva portare l'affondo finale ai referendum. Vi era infatti inserita una norma con cui s'intendeva vietare la gestione pubblica dell'acqua, possibilità riabilitata per l'appunto a seguito della straordinaria vittoria di giugno. Una forte mobilitazione del movimento per l'acqua ha fatto sì che tale parte sia stata stralciata in sede di approvazione in Consiglio dei Ministri.

Permane però all'interno del decreto l'obbligo per le aziende speciali - unica vera modalità di gestione pubblica dell'acqua - ad essere assoggettate al patto di stabilità interno. Ciò rende molto più complicato poter effettuare gli investimenti necessari al miglioramento della rete idrica e dunque rispondere al primo requisito che un'azienda deve assolvere. Attualmente il decreto è in discussione al Senato presso la Commissione Industria, dove sono stati presentati circa 2.700 emendamenti. Il grosso della partita si gioca intorno all’articolo 25, quello che riguarda i servizi pubblici locali. PdL, PD e Terzo Polo stanno tentando di far rientrare dalla finestra la privatizzazione dell'acqua. Diversi, infatti, sono gli emendamenti che, andando a modificare il famigerato decreto di ferragosto, puntano ad eliminare l'esclusione dell'acqua da quel provvedimento facendo così tornare indietro le lancette dell'orologio a prima del 13 giugno. Si tratta di un attacco gravissimo alla volontà popolare e ai principi democratici su cui si fonda la nostra Repubblica. La maggioranza assoluta del popolo italiano ha definito quale fosse il mandato consegnato nelle mani dei propri rappresentanti istituzionali: no alla privatizzazione dei servizi pubblici locali e sì ad una gestione pubblica e partecipativa dell'acqua. Tutte le istituzioni preposte non avrebbero dovuto far altro che attuare tale esito. Al contrario, da giugno ad oggi, si è assistito ad un continuo disconoscimento di tali risultati. Infatti nelle bollette che i gestori del servizio idrico continuano ad inviare agli utenti permane ancora la quota relativa alla remunerazione del capitale investito - il profitto garantito delle aziende - abrogata dal secondo quesito referendario.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha così deciso di lanciare all'inizio di febbraio la Campagna di Obbedienza Civile (www.obbedienzacivile.it), ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando questa quota dalle bollette.

La ‘remunerazione del capitale investito’ nella generalità dei casi incide per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%. Perciò si chiede a tutti i cittadini utenti del servizio idrico di pagare le bollette, relative ai periodi successivi al referendum, applicando una riduzione pari alla componente della ‘remunerazione del capitale investito’. È stata chiamata di ‘obbedienza civile’ perché non si tratta di ‘disubbidire’ a una legge ingiusta, ma di ‘obbedire’ alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari. Lo scopo principale della campagna è ovvio: ottenere l'applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum. Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini si propone inoltre di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.

 

14.02.2012