Il 12 luglio scorso l’Arci Puglia ha accolto i bambini e gli educatori del Remedial Education Center di Jabalia (Striscia di Gaza) con il Summer Camp sull’educazione al dialogo e la pacifica convivenza. I piccoli campisti erano attesi per l’8 luglio e nonostante le autorizzazioni sono stati bloccati al Valico di Rafah per 4 giorni. Quando è giunta la telefonata con cui ci comunicavano del passaggio in Egitto, le ansie si sono trasformate in gioia. Nei mesi scorsi, su queste pagine, raccontavamo di Giochi di Pace e di comunità euromediterranee solidali. Poi però è stato il tempo dei dialoghi istituzionali, dell’impegno dei nostri circoli per il fundraising e della difficoltà di comunicare al REC che il progetto non sarebbe stato più finanziato. Fuori dal bilancio e fuori dall’agenda politica. Ma con Hussam, direttore del REC, decidiamo di ripartire dal basso autofinanziandolo, per non deludere le aspettative dei bambini, perché tornare da questa esperienza significa poterla espandere in un acquarello di speranza, forza e visione. I bimbi tornati dal primo Summer camp del 2004 raccontavano ai loro coetanei ciò che esisteva oltre Gaza, smettevano di disegnare tank israeliani, iniziavano ad avere atteggiamenti di relazione costruttivi, sia a scuola che a casa. Sperimentavano la prospettiva. Così da giovedì scorso i 9 bambini di Jabalia sono con quelli di Grottaglie, e vivendo gli stessi spazi sociali si mischiano categorie di pensiero. Questi bambini dovevano aspettarsi qualcosa di molto vicino alla felicità, perché li vedi costruire ponti da sé, che hanno solo bisogno di piccoli passaggi di mediazione per rafforzarsi. Lo capisci per esempio quando al mare si guardano con attenzione e curiosità, chiedendoti gli uni perché gli altri siano più o meno vestiti in acqua. E allora racconti di mondi e culture, e domanda dopo risposta ti ritrovi a spiegare questa brutta storia del conflitto e dell’assedio della Striscia di Gaza a bambini di 8 o 10 anni. E ti stanno già chiedendo di tradurre il prossimo pensiero da dire: si stanno accogliendo. La reciprocità di questo scambio tra Palestina e Puglia è il cuore di quell’educazione che, come dice bene Carlos Rodrigues Brandao, «lavora perché le persone siano soggetti della trasformazione del mondo. L’educazione come spazio della creazione e del pensiero critico». La visione del REC, la nostra, vanno in questa direzione, perché l’obiettivo è far germinare la pace nelle relazioni tra comunità partendo dalla sua architettura culturale. Questo esercizio di prospettiva e vicinanza che è il Summer Camp, è un monito straordinario a tenere lo sguardo fisso all’orizzonte, e per dirla con le parole di Henri Lefebvre: «Solo coloro che tengono gli occhi fissi su ciò che non si vede, che guardano oltre l'orizzonte, sono realisti. Loro hanno una possibilità di cambiare il mondo. L'utopia è ciò che si trova oltre l'orizzonte. La nostra ragione analitica sa con precisione che cosa non vogliamo, che cosa bisogna assolutamente cambiare. Ma ciò che deve accadere, ciò che vogliamo, il mondo totalmente altro, nuovo, solo il nostro sguardo interiore, solo l'utopia in noi, ce lo mostrano».