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Grecia: una sconfitta ma non una disfatta

Grecia: una sconfitta ma non una disfatta

 

Il ‘terrorismo psicologico’ messo in atto spregiudicatamente da tutti i governi europei, per non parlare di istituzioni finanziarie, banche e mercati, ha sfondato. La destra ha vinto la partita delle elezioni politiche in Grecia. L’entrata a gamba tesa di Angela Merkel nella vicenda elettorale del paese ellenico, che molti hanno giudicato del tutto inusuale e persino temeraria, ha pagato. Del resto la paura di chi ancora aveva qualcosa da perdere si toccava con mano. Nei giorni scorsi i Bancomat erano stati presi d’assalto. Per timore di un ritorno alla dracma chi poteva convertiva in oro, in dollari o tentava di portare i risparmi altrove. Conosciuto l’esito del voto i potenti d’Europa hanno tirato un respiro di sollievo, ma è durato poco. L’anda¬mento delle borse e dei mercati, pimpante nelle primissime ore di lunedì mattina si è poi rapidamente afflosciato. La borsa di Milano ha registrato perdite, come quella di Madrid, gli spread sono rimbalzati, l’euro ha perso sulle altre divise monetarie. Il fatto è che la vera partita non si giocava ad Atene quanto a Madrid. Ben diversa sarebbe l’incidenza di un default spagnolo rispetto a quello greco. Ma la Grecia - il cui debito sarebbe stato facilmente risolvibile solo qualche mese fa, non superando i 300 miliardi di euro, una sciocchezza per il Pil europeo - era e doveva restare una cavia. Si doveva provare lì a vedere fino a che punto si può strangolare economicamente un popolo senza ammazzarlo del tutto. Come si usava nei campi di concentramento o nelle stanze delle polizie segrete: una prova di resistenza estrema al dolore. Ma i potenti d’Europa hanno poco di che complimentarsi. Nel vertice previsto a Roma per venerdì prossimo Merkel, Monti, Hollande e Rajoy si troveranno di fronte gli stessi problemi di prima, aggravati più che sollevati dal fatto che la cancelliera tedesca non può più nascondersi dietro l’alibi di una vittoria della sinistra in Grecia, truffaldinamente descritta come antieuropeista. Poi a fine mese ci sarà il vertice europeo di Bruxelles, forse la riunione più importante da quando è scoppiata quella che per l’Europa è la peggiore crisi di tutti i tempi. Sarà anche l’occasione per tutti i movimenti e le forze antiliberiste di tornare a fare sentire con forza la loro voce. Il quadro politico europeo è tutt’altro che stabilizzato. La vittoria piena, dopo il turno legislativo, dei socialisti in Francia toglie anche lì ogni alibi. Ora Hollande ha la possibilità di mettere in pratica quanto ha promesso nella vittoriosa campagna elettorale. A partire dalla sostanziale revisione del fiscal compact, ossia la modifica ai trattati che prevede un rientro forzato dal debito e che inibisce ogni possibilità di ripresa economica. La situazione è troppo grave perché possano bastare le tenui intenzioni avanzate da Monti, come la cosiddetta golden rule, cioè la possibilità di non sottoporre gli investimenti al taglio delle spese. Non basta pretendere che la Merkel allenti i cordoni della borsa. Ci vuole una politica economica europea anticiclica, fondata su una nuova idea di sviluppo capace di valorizzare la difesa ambientale, la trasformazione energetica, l’economia della conoscenza e quindi di promuovere la buona e piena occupazione. Senza una simile svolta nessuno si può salvare. Non l’Europa e non l’Euro. Queste erano le idee alla base del programma di Syriza, costruite nel confronto costante con i movimenti reali. Non hanno ancora prevalso, ma hanno fatto uno straordinario passo in avanti. È la prima volta che una forza che non viene dalla tradizione socialista, comunista o socialdemocratica ottiene un simile risultato. Non è un caso che tra i giovani greci abbia conquistato la maggioranza dei consensi.

 

20/06/2012