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L’Arci eletta nel Comitato esecutivo della Rete Euromediterranea per i Diritti Umani

L'Arci è entrata formalmente a far parte della Rete Euromediterranea per i Diritti Umani, e siamo stati eletti con un gran numero di voti nel suo comitato esecutivo. Con la Rete collaboravamo da qualche anno sui diritti dei migranti e il sostegno alla società civile democratica del Maghreb e del Medio Oriente. Le votazioni si sono svolte lo scorso fine settimana a Copenhagen nell’As­semblea Generale che ha celebrato i 15 anni di attività della Rete, alla quale aderiscono ottanta organizzazioni di trenta paesi europei e mediterranei. Il sostegno alle lotte per la libertà e per la democrazia è la missione generale della rete, che agisce attraverso il monitoraggio, la ricerca, la pressione politica verso le istituzioni, la solidarietà, il rafforzamento delle relazioni e la comunicazione. L'assemblea ha definito il piano di lavoro dei prossimi anni. Lo scenario mediterraneo si è modificato profondamente, con la primavera araba, le sollevazioni, le complicate transizioni nel Maghreb, le nuove tragedie come quella siriana che si affiancano alle antiche, prima fra tutte quella palestinese. Nuove speranze e pericoli inediti vanno avanti in parallelo, il quadro della regione diventa meno omogeneo e richiede una maggiore capacità di analisi e di intervento. La crisi europea allarga anche a nord il numero dei paesi dove democrazia e diritti sono attaccati. Salta il tradizionale schema della solidarietà dal nord verso il sud, e bisogna inventare un quadro di intervento a doppio senso fra le società civili delle due sponde. A livello dell'Unione Europea, la cooperazione regionale si è volatilizzata. Non esiste un focus regionale, l'Unione Europea ha scelto di relazionarsi alla sponda sud paese per paese, e questo impone anche alla società civile un intervento specifico sulle diverse situazioni, conservando allo stesso tempo la capacità di produrre un quadro comune di riferimento. Il lavoro della Rete, in cui l'Arci si inserirà attivamente, si articola così in gruppi di lavoro tematici affiancati ad altri focalizzati su paesi prioritari. Riforme legislative, democrazia e tran­sizione sono le questioni al centro del primo gruppo di lavoro tematico. Seguono i gruppi su conflitti e diritti umani, diritti delle donne e uguaglianza di genere, lotta alla discriminazione e libertà di coscienza, migranti e rifugiati, diritti economici e sociali.

Al gruppo di lavoro su Palestina e Israele si affiancano un gruppo sulla Tunisia, impegnato a sostenere il rafforzamento della società civile e uno sull'Egitto, per monitorare la difficile situazione del paese e difendere organizzazioni e attivisti democratici. I gruppi di lavoro su Algeria e Siria sono dedicati alla solidarietà contro la repressione e la violenza. Molte illusioni della primavera araba si sono schiantate contro una realtà difficile e complessa. Ma qualcosa è cambiato per sempre, nella sponda sud, come hanno detto in tanti nei quattro giorni di Copenhagen: la paura è finita, e indietro è ormai impossibile tornare.

«Siamo in una ulteriore fase della lunga onda di democratizzazione che è cominciata negli anni ‘70 in America Latina - ha detto nel suo intervento Radwan Ziadeh, direttore del Center for Human Rights Studies di Damasco - La strada è complicata, ci sono molte forze in competizione. Molte di esse sono pericolose e negative, e questo deve spingerci ancor di più ad organizzarci per imporre rapporti di forza migliori in questo processo». La presenza dell'Arci nella Rete è uno strumento in più per prenderci le nostre responsabilità in questa fase delicata, dove stanno scritti non solo la nostra storia ma anche il nostro possibile futuro.

 

06/06/2012