Qualcuno, a ragione, sosteneva che se «anche tu non ti occupi di politica, la politica comunque si occupa di te». Affermazione terribilmente attuale se pensiamo al momento di forte crisi democratica che stiamo vivendo in Italia e in Europa. L’incarico a Monti, dopo anni di malapolitica incarnata in gran parte dal Cavaliere, aveva in molti suscitato la speranza che potesse rappresentare una risposta alla crisi del sistema democratico e dei partiti. Un governo di tecnici chiamato a risolvere i problemi strutturali del Paese, a cominciare dal debito. Ma non solo. In una delle sue prime conferenze stampa il nuovo presidente del Consiglio dichiarò che tra gli obiettivi del suo governo c’era quello di restituire la politica ai cittadini.
Un inizio emblematico e stimolante. Ma veniamo all’oggi e alla decisione, incompatibile con quella dichiarazione, di tagliare moltissimi luoghi di rappresentanza e partecipazione del terzo settore in nome della spending review. Luoghi a costo zero per il bilancio dello Stato, ma importantissimi per garantire il confronto tra società civile e istituzioni; spazi di partecipazione democratica di cui c’è grande bisogno per rafforzare la coesione sociale. E allora la domanda sorge spontanea: qual è il vero disegno di questo Governo e quale dev’essere la nostra risposta? Intanto bisogna avere consapevolezza del salto di qualità dal tecnicismo all'ideologia, al tratto puramente politico delle scelte sin qui operate. In questo senso vanno letti la riforma delle pensioni, il taglio delle province, la riforma Fornero e l'ossessione sull'articolo 18 e al contempo le non scelte in materia di patrimoniale e tassazione delle rendite finanziarie, solo per fare alcuni esempi. Perché quindi proprio nel momento in cui la crisi della rappresentanza e della politica tocca il suo apice il governo Monti decide che tutto ciò che è confronto non è utile, anzi è tendenzialmente una perdita di tempo? E perchè una discussione fondamentale per ricostruire un rapporto di fiducia tra rappresentanti e rappresentati come quella su una nuova legge elettorale viene derubricata a questione secondaria? Così non va, si sarebbe detto un tempo e penso sia nostro dovere tenere alta l'attenzione su questi temi; il bisogno di partecipazione e di tutela della democrazia (e della Costituzione) dev’essere un tema prioritario dell'Arci. Per questo sarebbe importante lavorare, coinvolgendo ampi settori di società civile, a una campagna di mobilitazione che rimetta al centro la necessità di una democrazia partecipata. Oggi, per esempio, una nuova legge elettorale non può porsi solo l'obiettivo di garantire la governabilità, deve avere l’ambizione di restituire un senso - anche di utilità - alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Senza questa consapevolezza ha poco senso disquisire di politica e antipolitica o scandalizzarsi’ per l'affermazione di pseudo partiti che dell’antipolitica hanno fatto la loro bandiera. Può essere l'Arci a farsi promotore di una proposta condivisa che rilanci l'attenzione sulla necessità di salvaguardare e rivitalizzare la nostra democrazia? Io credo che ce ne sarebbe un gran bisogno.
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