Si è tenuto nelle giornate di venerdì 29 e sabato 30 giugno scorso a Sassari un importante incontro tra le nove associazioni nazionali di promozione della cultura cinematografica riconosciute dal Ministero dei Beni e delle attività culturali
L’occasione del convegno dal titolo molto evocativo L’associazionismo culturale agli albori del XXI secolo. L’impegno dell’operatore culturale e il rogo della cultura è stata creata al Sardinia Short Film Festival della Fedic, giunto alla sua settima edizione. Un convegno preparato con meticolosità - anche attraverso una serie di interviste ai presidenti delle 9 associazioni pubblicate da gennaio a giugno sulla newsletter Sardinia News (www.sardiniafilmfestival.it) - a partire da una elaborazione già condivisa.
Da anni infatti la cultura e l’educazione giocano un ruolo troppo marginale nel progetto di crescita del nostro Paese, che peraltro si contraddistingue per un modestissimo investimento in questo ambito.
È una visione miope quella che sta alla base delle politiche culturali pubbliche: da un lato subisce il fascino di un eventismo a tutti i costi che finisce per essere funzionale più alle strategie di marketing territoriale che alla crescita culturale dei cittadini, mentre dall’altro depotenzia i servizi strutturali per una assoluta mancanza di visione strategica. I cittadini nonostante tutto danno risposte chiare, come dimostra il report di Federculture 2011, aumentando la spesa annua per spettacolo e cultura.
Manca un progetto, manca una regia che veda realmente collaborare per obiettivi condivisi il mondo del non profit culturale - associazionismo in testa - con la rete delle istituzioni. Da un paio di anni poi, all’insegna del tristemente famoso slogan di Tremonti «con la cultura non si mangia», si è fatta strada una politica indiscriminata di tagli alle risorse per la cultura che continua a foraggiare eventi del tutto discutibili mentre porta allo stremo istituzioni e realtà culturali che rappresentano presidi culturali di base imprescindibili.
È questo il caso del cinema. Si pensi ad esempio alla rete delle sale. Gli spazi per il cinema italiano, le mono sale dei centri urbani, calano costantemente determinando una perdita annua del 10% del box office per il cinema italiano.
Alla fine di ogni stagione il saldo tra le sale che aprono e quelle che chiudono è sempre negativo e l’avvento della digitalizzazione della filiera cinematografica rischia, in questo contesto, di rappresentare un ulteriore fattore d crisi. Anche la scuola italiana è una delle poche che continua ad ignorare la media education rinunciando ad insegnare ai giovani l’alfabeto e la sintassi delle immagini in movimento.
In questo quadro segnato da una profonda arretratezza culturale e da stanziamenti inadeguati, è proprio l’associazionismo culturale cinematografico a trovarsi ai minimi storici di sempre in quanto a risorse.
È l’ennesimo segnale, innanzitutto politico, che la cultura non è uno degli assi strategici per la crescita e che una realtà che conta oltre 1000 circoli in tutt’Italia (di cui 350 UCCA) capace di portare il cinema di qualità in centinaia di centri urbani è di fatto assimilata ad un’eredità del XIX secolo da tollerare stancamente.
È a tutto questo che occorre reagire e l’associazionismo di cultura cinematografico intende farlo unitariamente a partire dalla valorizzazione dei circoli del cinema e del loro progetto sociale e culturale, da un rinnovato impegno verso l’educazione all’immagine e al cinema nei confronti delle giovani generazioni fino ad un rilancio della formazione e della difesa dei diritti del pubblico.
info: barbolini@arci.it
In allegato il documento finale delle Associazioni nazionali di cultura cinematografica