Pubblichiamo un’intervista a Gabriele Moroni, eletto il 20 ottobre presidente Arci Piemonte

Quali esigenze sono emerse dai soci durante la fase congressuale?

La Riforma del Terzo Settore richiederà uno sforzo straordinario per la nostra associazione, a tutti i livelli, e senz’altro i circoli – per la loro stessa natura volontaristica – hanno strutture organizzative fragili e che subiranno maggiormente l’impatto dei cambiamenti. Emerge un bisogno di semplificazione degli adempimenti burocratici, in una fase in cui la normativa ce ne chiederà sempre di più, in questo senso la nostra funzione di rete deve servire a produrre strumenti di lavoro semplici che accompagnino chi vuole fare associazionismo a farlo bene e con le tutele opportune.

 

Quali sono le principali problematiche, a livello regionale, dinanzi a cui l’associazione si trova in questo momento?

L’anno prossimo si terranno le elezioni regionali, e c’è il rischio che l’ondata di destra che attraversa il paese colpisca anche il Piemonte. È però anche il momento di tirare le somme di questa legislatura regionale in cui ha governato il centrosinistra. Certamente le politiche di contrasto al consumo di suolo, la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza ed il contrasto alla tratta, la lotta alle discriminazioni, ed altri interventi sono andati nel verso giusto, ma spesso il dibattito pubblico – di un ente che si occupa fondamentalmente di sanità e welfare – è irragionevolmente tutto schiacciato sui lavori del tunnel TAV della linea Torino Lyon. Tema peraltro che costò – numeri alla mano – il secondo mandato alla Presidente Mercedes Bresso (e al centrosinistra piemontese). Oltre a questo ci scontriamo con una visione del terzo settore ancora sbilanciata, basti pensare che l’assessorato alle Politiche sociali non ha mai convocato l’Osservatorio regionale APS (nonostante le ripetute richieste, anche da parte del Forum), mentre continua a riunire il Consiglio regionale del Volontariato, e questa impostazione si riflette anche nella ripartizione dei fondi del Bando Terzo Settore, dove i 2/3 delle risorse stanziate vanno a sostegno dei progetti delle ODV.

 

Quali sono gli obiettivi prioritari di cui si occuperà il comitato regionale?

Sicuramente intendiamo dare continuità ad alcuni impegni di questi anni, in primis il sostegno ai comitati territoriali, che in questi anni ha favorito il naturale ricambio del gruppo dirigente di buona parte dei comitati territoriali piemontesi e accompagnato percorsi di fusione di comitati piccoli, portando in sei anni il numero dei comitati da 11 a 8. C’è poi l’idea di far ripartire dei momenti di confronto tematici e progettuali, che abbiamo portato avanti in modo discontinuo negli ultimi anni, valorizzando alcuni dei punti di forza del nostro impegno territoriale, quali ad esempio: memoria e antifascismo (dai viaggi della memoria ai concerti al Colle del Lys e per il 25 aprile), le attività educative rivolte a infanzia e adolescenza, la progettualità relativa al servizio civile, il cinema e le arti sceniche e performative.