Noi ‘buonisti’

L’aria che tira qua dentro è proprio ‘communista’. Falci, martelli, lenini e cheguevari? No, niente affatto. Niente manifesti personaggiati (solo un giovane Gramsci, ma coi capelli colorati), niente parole difficili, niente appelli. Semplicemente gente che lavora, con ordine e seriamente (giovane ma non giovanissima, diciamo fra i venticinque e i trenta), sorridendosi spesso, scambiando idee a due a due a tre a tre a bassa voce. L’assemblea generale consiste in ciascun gruppo che a turno e rapidamente, e molto praticamente, riporta ciò che ha deciso in commissione la mattina, aiutandosi con grandi cartelli e schemi fatti a mano. Da tutto ciò, una mia definizione di ‘comunisti’. Non in senso ideologico, ci mancherebbe, ma proprio in senso pratico e (in quanto pratico) ideale. E stavo per aggiungere ‘emiliano’ non fosse che per l’accento toscano che qui nettamente prevale (le case del popolo aretine e senesi sono storiche culle del socialismo italiano e anche, a dio grazia, dell’italica gastronomia). Berlinguer qui sarebbe contento, ma naturalmente non direbbe niente (lasciamoli ai dilettanti, gli entusiasmi) ma certo sorriderebbe.

Ah: siamo nel convegno di formazione dei giovani che a loro volta dovranno formare i partecipanti ai campi antimafia che l’Arci regolarmente organizza ogni estate. Per quanto l’Arci sia fra i fondatori e le principali componenti di Libera, c’è una lievissima differenza rispetto alle giornate sorelle dell’organizzazione di Don Ciotti: un po’ d’entusiasmo in meno, un po’ d’organizzazione in più; meno ragazzi in massa, più ragazzi compresi ognuno nel proprio incarico individuale. Oratorio contro Fgci, insomma, e se non ci fossero le macchinette di oggi direi pure ping-pong contro calciobalilla. Due culture diverse, storicamente rivali, ma pure profondamente unite; non c’è gran comunista infatti che non sia anche cristiano (e penso a Pasolini) nè cristiano verace che non sia alla fine profondamente ‘comunista’ – e qui, don Milani mi darebbe ragione.

Entrambi, dai baroni dell’odio, vengono fra i sogghigni ingiuriati con la stessa parola: ‘buonisti’. Bene, per una volta Salvini e camerati l’hanno azzeccata.

Buonisti contro stronzisti, e vedremo alla fine chi la vincerà.