Le brigate Garibaldi 127° e 181° nel Gallaratese e il Partigiano

QUEI PARTIGIANI NEL GALLARATESE
di Sebastiano Saglimbeni

“Ogni guerra veramente liberatrice bisogna viverla come una esigenza del proprio essere che in un momento della storia irrompe e si dilata nella vita collettiva. In questi momenti l’eternità si fa tempo e la universalità si fa Patria”.

Una citazione, questa, di un testo che scrisse, fra tanti, all’inizio degli anniQuaranta del secolo scorso Concetto Marchesi. Parole forti, nuove di un umanista, parole che contribuirono a spronare delle coscienze libere e a pronunciare un no all’esecrabile nazifascismo nel nostro Paese. E quindi la lotta di Liberazione come una guerra non senza il sacrificio di molto sangue versato.
Una Resistenza che fu come un altro Risorgimento italiano perché era caduta l’indifferenza, un morbo.
“Dai casolari e dai palazzi, dalle officine e dalle università, dalla campagna e dalla città venivano fuori i nuovi soldati redentori d’Itala”, per citare ancora il nostro Marchesi.

Venivano pure fuori le coscienze libere del Gallaratese. Un libro nel 2015 dal titolo “Le Brigate Garibaldi 127A e 181A / Il partigiano John" ne aveva parlato. Aveva curato questo libro il comunista Piero Osvaldo Bossi. Edito in proprio, esaurito, di recente è stato ristampato con la sigla "Associazione Concetto Marchesi”, a cura dello stesso Osvaldo Bossi e con una accurata Prefazione di Tatiana Livia Drusilla Bossi.

In questa ristampa qualche immagine eloquente in più e, come
Postfazione, una recensione alla prima edizione del libro, a firma del sottoscritto. Tatiana Bossi, fra l’altro, scrive nella sua Prefazione: “Il libro si apre dunque con una foto, quella di copertina. Un’immagine a me molto cara che ritrae, tra
gli altri, i miei nonni e la mia prozia, scattata da John in persona, per cogliere un momento di quiete e fratellanza di alcuni membri della Brigata di Besnate”.
Interessantissimi altri punti della Prefazione, come uno sguardo sulla nostra Resistenza e su quella temperie storica tragica.
Infine, quei partigiani del Gallaratese, grazie alla divulgazione della ristampa di questo volumetto, tanto sofferto, e con le immagini dentro, rivivono e ci raccontano…