Consiglio nazionale Arci dell'8 e 9 settembre: guarda le registrazioni dei lavori

No al Medioevo dei Diritti. L’adesione dell’Arci alla mobilitazione del 10 novembre

1, 10, 100 piazze per fermare il Ddl Pillon

No al Medioevo dei Diritti

L’Arci non ci sta a che il Paese venga trascinato in un Medioevo dei diritti.

E’ ormai chiaro a tutti come questo Governo abbia in mente un grande disegno volto a modificare profondamente la nostra società rifondandola su un patriarcato reazionario, conservatore e violento. Il Ddl Pillon, il DDl 45 riguardante l’ambito penale con il quale va in coppia, Verona insignita del titolo di “città a favore della vita: sono tratti distintivi di un disegno che spaventa.

Ed è proprio per combattere la paura di un ritorno ad un passato oscuro che l’Arci aderisce alla manifestazione del 10 novembre promossa da DIRE, per protestare contro il DDL Pillon sulla Riforma dell’affido condiviso di cui il senatore leghista, Simone Pillon, noto per le sue posizioni oltranziste contro le unioni civili e l’aborto, è primo firmatario.

Il testo, che è a dir poco maschilista, riporta indietro nel tempo l’orologio dei diritti faticosamente conquistati dalle donne e calpesta il diritto di protezione del minore all’interno delle relazioni familiari. Già in estate il ministro dell’Interno, guarda caso dello stesso partito del senatore Pillon, ha fatto saltare la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulle carte di identità con la volontà chiara di tornare a «padre» e «madre» e rimettendo in un angolo le famiglie arcobaleno.  Dietro la porta c’è la questione dei figli di coppie omosessuali, il diritto all’aborto, il divorzio.

Sul terreno dei diritti acquisiti non arretreremo di un passo:

Dobbiamo fermare il decreto Pillon che invece di tutelare il superiore interesse dei bambini li mette al centro del contrasto tra i genitori, trasformandoli in strumenti che i genitori possono utilizzare l’uno contro l’altro.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché per noi la bigenitorialità perfetta non può esistere. Bigenitorialità significa sostenere una eguale responsabilità nella crescita dei figli e non trattarli come fossero una merce di scambio, un pacco da dividersi in parti uguali.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché la disparità di reddito tra uomini e donne, che è un dato di fatto nel nostro paese, diventerà un ostacolo per molte donne che sceglieranno di separarsi. Abbiamo bisogno di politiche di welfare che sostengano le madri, le donne, le famiglie più in difficoltà non di altre penalizzazioni, di altri ostacoli pratici ed economici.

Dobbiamo fermare il Decreto Pillon perché paralizza le vie di fuga alle donne che subiscono violenza, che pure di non vedersi separate dai figli, se in condizioni economiche sfavorevoli, si troveranno costrette a restare accanto a un marito violento.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon  e dobbiamo farlo insieme con tutta la società civile, associazioni, sindacati, giuristi, lavorando per informare cittadine e cittadini, sensibilizzando i più giovani, parlando in ogni luogo possibile con mobilitazioni parmanenti e condivise. La lotta che ci aspetta nei prossimi mesi la vinceremo solo se sapremo stare uniti.

Se ne facciano una ragione i vari “Pillon” che sono al Governo: accanto alla famiglia tradizionale, con pari dignità e diritti esistono altri tipi di famiglie per la cui legittimità l’Arci si è battuta e continuerà a farlo. La battaglia inizia dal DDL Pillon.

 

Di seguito l’appello che indice la mobilitazione nazionale

Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori ci porta indietro di 50 anni e trasforma le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso a ostacoli.

A parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare. L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo NO alla mediazione obbligatoria

perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori

che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

Diciamo NO al mantenimento diretto

perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo NO al piano genitoriale

perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

Diciamo NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Saremo per questo in piazza in tante città del paese il 10 novembre

per una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ordini professionali e sindacati, tutti i cittadini che ritengono urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.

#FermatePillon. #FermiamoPillon

Promosso da:

  • D.i.Re Donne in rete contro la violenza
  • Udi Unione donne in Italia
  • Telefono Rosa
  • Maschile Plurale
  • CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti
  • CGIL Confederazione generale italiana del lavoro
  • UIL Unione italiana del lavoro
  • Rebel Network
  • NUDM Non una di meno
  • CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia
  • ARCI
  • Rete Relive
  • Educare alle Differenze
  • BeFree
  • Federico nel Cuore
  • Movimento per l’Infanzia
  • Le Nove
  • Terre des hommes
  • Associazione Manden