Il movimento per la pace batte un bel colpo. Il raggiungimento, in pochi giorni e proprio in “zona Cesarini”, delle 50 mila firme per la legge d’iniziativa popolare per una difesa civile, non armata e nonviolenta dice molte cose e riflette un buono stato di salute.
Dice, per esempio, che è cominciata un’opera di ri-alfabetizzazione dell’opinione pubblica italiana che ormai da tempo – l’ultimo obiettore di coscienza al servizio militare si è congedato vent’anni fa – non sentiva più parlare di nonviolenza, di corpi civili di pace, di intermediazione nei conflitti e di gestione non armata degli stessi.
La raccolta firme ha faticato a mettersi in moto, ma nell’exploit finale molte adesioni sono arrivate da ragazze e ragazzi, che hanno capito che la “carne da cannone” da reclutare per le guerre che si stanno pianificando e auspicando saranno proprio loro.
Non viene dal vuoto l’impegno ad “organizzare la diserzione alla guerra” della segretaria nazionale dei Giovani Democratici Virginia Libero, che tanto scandalo ha suscitato fuori ma anche dentro il suo partito.
Che le nuove generazioni siano un punto critico del processo di riarmo europeo lo ha dovuto registrare anche il Ministero della Difesa tedesco che, a fronte di quasi 300 mila lettere inviate a diciottenni per il nuovo servizio militare, ha ottenuto adesioni molto inferiori alle attese, con appena 530 nuove reclute che hanno risposto affermativamente alla richiesta.
La Germania – dove il piano di riarmo di Merz per fare delle forze armate tedesche, entro il 2030, le più potenti d’Europa raggiunge la cifra di 900 miliardi di euro – è stata già attraversata nello scorso anno scolastico da due scioperi studenteschi contro il piano governativo di coscrizione indotta.
Per il 20 novembre è in programma uno sciopero studentesco europeo contro i piani di riarmo e di reclutamento obbligatorio o lautamente retribuito, segno evidente di una profonda avversione ai piani bellici promossi in Europa.
La nostra legge d’iniziativa popolare arriva così in Parlamento prima che sia depositato il disegno di legge del ministro Crosetto, che vorrebbe aumentare di 50 mila unità l’attuale organico di 170 mila persone.
Oltre al personale in servizio permanente, il progetto di riforma vorrebbe introdurre una Riserva operativa di mobilitazione: una forza ausiliaria composta da personale in congedo, richiamabile in servizio per un massimo di cinque anni, e da una Riserva volontaria specialistica, pensata per coprire competenze professionali specifiche considerate fondamentali per le nuove guerre tecnologiche. Da qui una particolare attenzione al reclutamento nelle università e nei settori dell’informatica, dell’ingegneria, della matematica e di altre discipline scientifiche.
I due progetti di legge dovrebbero dunque essere abbinati nell’iter delle commissioni parlamentari competenti.
A chi prospetta un futuro di “ragazzi pronti a uccidere e morire” si contrappone così una proposta che fa della vita e del futuro solidale delle nuove generazioni un investimento per la pace e per ripudiare alla radice ogni guerra.