No Kings: Il 28 marzo scendiamo in piazza

Dalla pace ai diritti, dall’antirazzismo alla difesa degli spazi sociali: le ragioni della mobilitazione.

Il 28 marzo Arci scenderà in piazza a Roma per la mobilitazione No Kings, insieme a tante organizzazioni sociali, associative, sindacali e civiche.
In un tempo segnato da guerre, riarmo e nuove derive autoritarie, leader autoritari promettono ordine e sicurezza mentre restringono diritti e spazi democratici.
In molte parti del mondo assistiamo alla stessa dinamica: si alimentano paura e conflitto, si costruiscono nemici, si smantellano le istituzioni democratiche.
Per noi la risposta non può essere la rassegnazione. La democrazia vive solo se le persone partecipano, si organizzano, costruiscono solidarietà e immaginano alternative.

La sicurezza non si costruisce con le armi
La spirale bellica che attraversa il mondo è uno dei segnali più evidenti della crisi che stiamo vivendo. Il ritorno della guerra come strumento ordinario della politica internazionale produce morte, distruzione e instabilità, senza liberare i popoli né risolvere i conflitti.
Allo stesso tempo cresce la pressione per aumentare le spese militari. L’Unione Europea ha messo in campo un piano che prevede nei prossimi anni centinaia di miliardi di euro per il riarmo, mentre si allentano vincoli ambientali e sociali per favorire l’industria bellica.
Sono risorse che vengono sottratte ai diritti, al lavoro, alla cura dei territori e alla transizione ecologica.
Per questo diciamo con forza che la sicurezza non si costruisce con le armi, ma con la sicurezza comune, il disarmo, la giustizia sociale, la cooperazione tra i popoli e il rispetto del diritto internazionale.

Difendere il dissenso e gli spazi sociali
La crescita dell’autoritarismo non riguarda solo i conflitti internazionali. In molti paesi si restringono gli spazi di libertà e di partecipazione democratica.
Attacchi alla libertà di stampa, criminalizzazione del dissenso, repressione dei movimenti sociali e dell’attivismo: sono segnali che vediamo sempre più spesso anche in Europa.
In questo contesto gli spazi sociali e culturali indipendenti svolgono un ruolo fondamentale. Sono luoghi di partecipazione, di mutualismo, di produzione culturale accessibile, di costruzione di comunità.
Eppure sono sempre più spesso oggetto di attacchi, sgomberi e delegittimazione.
Difendere questi spazi significa difendere la democrazia.

Antirazzismo e diritti delle persone migranti
Negli ultimi anni le politiche migratorie europee hanno prodotto un sistema sempre più violento e disumano.
Sulla pelle di migranti e rifugiatə sono state sperimentate politiche di criminalizzazione, detenzione e respingimento. Il Mediterraneo è diventato uno dei confini più mortali del mondo.
Accordi con paesi terzi, esternalizzazione delle frontiere, detenzione amministrativa e ostacoli alle operazioni di salvataggio in mare sono diventati strumenti ordinari di gestione delle migrazioni.
Il movimento antirazzista continua a denunciare questa deriva e a chiedere un cambiamento radicale: la chiusura dei CPR, l’abolizione degli accordi che producono violenze e respingimenti, politiche di accoglienza pubbliche e diffuse e l’allargamento dei diritti di cittadinanza.
Il 28 marzo queste rivendicazioni saranno in piazza.

Cultura e territori come beni comuni
Difendere la democrazia significa anche difendere la cultura come diritto e bene comune.
Gli spazi culturali indipendenti e associativi rappresentano un presidio fondamentale di accesso alla cultura e di costruzione di legami sociali nei territori. In un tempo in cui la cultura rischia sempre più di diventare un prodotto esclusivo e inaccessibile, rivendichiamo un’idea diversa: la cultura come spazio di incontro, di contaminazione e di libertà.
Lo stesso vale per i territori.
Le aree interne e periferiche del paese non possono essere considerate spazi marginali o sacrificabili. Sono luoghi vivi, abitati da comunità che hanno diritto a servizi, opportunità, partecipazione e futuro.
Troppo spesso invece questi territori vengono esposti a modelli di sviluppo predatori e a operazioni speculative che sfruttano risorse e ambiente senza produrre benefici reali per le comunità locali.
Costruire un futuro più giusto significa mettere al centro la cura dei territori e delle persone.

Il 28 marzo: una mobilitazione internazionale
Il 28 marzo sarà una giornata di mobilitazione internazionale.
In Italia, come negli USA e nel Regno Unito, persone, movimenti e organizzazioni scenderanno in piazza per dire che non accettano un mondo governato da autoritarismo, guerra, razzismo e disuguaglianze.
No Kings significa rifiutare l’idea che il destino delle nostre società possa essere deciso da pochi sovrani assoluti soli al comando.
Significa difendere la democrazia, i diritti, la solidarietà tra i popoli.
Ma soprattutto significa affermare che il cambiamento nasce dalla partecipazione delle persone, dalle comunità che si organizzano, dai movimenti che costruiscono alternative.
Per questo il 28 marzo saremo in piazza.