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A FestaReggio il 2 settembre l’esibizione del pianista siriano Aeham Ahmad

I video che lo ritraggono suonare sui cumuli di macerie hanno fatto il giro del mondo: Aeham Ahmad, il giovane pianista siriano diventato il simbolo della tragedia che si sta consumando in Medio Oriente, ha suonato a FestaReggio domenica 2 settembre, per esprimere il suo talento a favore della campagna umanitaria Reggio for Syria, lanciata dall’Arci Reggio Emilia e la Boorea Sc. L’obiettivo è dare un aiuto concreto e accendere una luce sui conflitti che insanguinano la Siria e il Medio Oriente. Lo spettacolo proposto dal pianista di Yarmuk è lo stesso nato nel campo profughi, tra le macerie dei palazzi, circondato dai bambini. E questo mette i brividi. La volontà è quella di creare comunità a partire dalla musica, per «sgomberare la testa dal caos che la riempie», ha detto. Un concerto intenso introdotto da un breve video che il giovane pianista ha costruito coinvolgendo il pubblico anche nelle parti corali dei brani e alternando brani di musica classica a sue composizioni e canzoni popolari.

L’arrivo a Reggio Emilia di Aeham Ahmad è stata anche l’occasione per un tributo speciale da parte del Comune di Reggio che ha voluto consegnare ad Aeham il Primo Tricolore, il riconoscimento più rilevante che l’Amministrazione comunale riconosce alle più alte cariche e autorità nazionali e internazionali che visitano il territorio. Aeham Ahmad  è un giovane pianista classico e insegnante siriano, che ha vissuto sulla sua pelle la guerra in corso in Siria. Il giorno del suo compleanno i miliziani dell’ISIS, che hanno conquistato il suo quartiere Yarmouk, sobborgo della capitale siriana, bruciano il suo pianoforte in quanto haram, proibito. Aeham Ahmad decide che è giunta l’ora di partire e percorre le migliaia di chilometri che separano Damasco da Berlino a piedi, su bagnarole di fortuna, autobus devastati, solo con uno zaino in spalla e la miseria a tracolla.

In Germania trova rifugio in un vecchio motel abbandonato, dove c’è un pianoforte. Ricomincia così a fare ciò che faceva a Yarmouk: suonare e cantare per i bambini sballottati dall’esilio.