Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

A Piacenza l’XI edizione di Strati della Cultura dal titolo “Cantieri Aperti”

Appuntamento dal 30 novembre al 2 dicembre, programma completo in allegato

In un recente articolo sulla Cultura come bene comune di Pier Luigi Sacco, stimato analista delle politiche culturali italiane ed europee e professore allo IULM di Milano, veniva evidenziato l’approccio limitante e fuorviante della Cultura quale motore economico soprattutto legato al turismo; per lo più turismo di massa. Tali politiche di ‘valorizzazione’ del patrimonio culturale, afferma Sacco, «fanno sì che il nostro paese ‘viva di cultura’ rinunciando però allo stesso tempo, direi programmaticamente, a ‘vivere la cultura’, a fare cioè dell’accesso culturale, in primis dei suoi residenti, il dato fondamentale del modello di sviluppo locale e prima ancora del modello di cittadinanza attiva». La ‘partecipazione culturale’ è, dunque, una delle chiavi di volta di uno sviluppo, prima di tutto umano, delle nostre società. Dal nostro punto di vista, non solo è necessario fare in modo che le persone vadano di più al cinema o a teatro, o che leggano più libri e giornali, ma che si mettano in gioco in progetti di crescita culturale che si basano sull’auto-organizzazione dei cittadini, in forma associata o meno a seconda delle attività promosse.  Questo è l’approccio che ritroviamo anche nella Convenzione di Faro, che il governo continua a non ratificare in modo definitivo, che promuove interessanti possibilità di presa in carico del patrimonio culturale diffuso da parte delle cosiddette ‘comunità patrimoniali’ animate da gruppi di cittadini organizzati.

Se poi i processi di rigenerazione urbana dei quali tanto si parla, fossero legati strettamente a politiche di sviluppo sociale delle comunità locali, con l’obiettivo primario di accrescimento delle capacità culturali delle persone, forse non ci troveremmo nella situazione a dir poco difficile sia in termini di coesione sociale che di sviluppo territoriale del nostro Paese.

L’Arci ha avuto ed ha un ruolo strategico nel campo del Terzo Settore perché da oltre 60 anni promuove un associazionismo culturale strettamente legato ai bisogni delle persone, con l’intento di coniugare sviluppo culturale con lo sviluppo sociale.  È anche un soggetto che promuove relazioni con altri soggetti del territorio e lavora per l’emersione di esperienze innovative sul terreno delle pratiche culturali e creative.

Sempre prendendo a prestito il pensiero del prof. Sacco «per creare sviluppo attraverso la cultura, bisogna entrare appieno in una logica di investimento, rischio, sperimentazione, sapendo che la cultura ha un senso – anche economico – soltanto quando è viva, capace di esplorare nuovi territori, indurre il cambiamento, liberare nuove energie». Approccio che ha ispirato negli anni gran parte dell’associazione, coinvolgendo gradualmente i suoi circoli più antichi e radicati, e promuovendo la nascita di tanti circoli associativi progettati da giovani.

Di tutto questo parleremo durante l’XI edizione di Strati della Cultura dal titolo Cantieri Aperti, appuntamento nazionale dell’Arci sulle politiche culturali, sostenuto dalla Regione Emilia Romagna, con il patrocinio dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani).

Il nostro laboratorio di idee sul futuro delle pratiche culturali e sugli scenari possibili che dovremo immaginare a partire dalla nostra bella storia associativa, si svolgerà dal 30 novembre al 2 dicembre a Piacenza, coinvolgendo anche la rete di UCCA, l’Unione dei Circoli del Cinema dell’Arci, una delle nove associazioni nazionali di promozione della cultura cinematografica riconosciute dal MIBAC, costituita nel 1967 (!) che celebrerà il suo quattordicesimo congresso.

Il doppio appuntamento non è casuale viste la trasformazioni nei modelli di produzione, di consumo, di fruizione del cinema che sono sotto gli occhi di tutti. Il cinema, per UCCA e per l’Arci, non è solo un settore delle ‘industrie (quando va bene…) culturali’ ma soprattutto uno strumento straordinario per raccontare, emozionando, il tempo presente intrecciandolo con la memoria del tempo passato.  Promuovere, sostenere, organizzare la partecipazione culturale, dunque, per dare gambe al tema del tesseramento Arci 2019: Più Cultura, meno paura.