Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Afrin non deve diventare la nuova Kobane

Accademici e attivisti per i diritti umani (fra gli altri Noam Chomsky e Michael Walzer) hanno lanciato un appello alle potenze mondiali affinché agiscano contro l’aggressione turca nei confronti di Afrin. Di seguito stralci della petizione.

1436455039-kurdistan.jpgNoi sottoscritti, accademici e attivisti per i diritti umani, chiediamo che i leader di Russia, Iran e  Stati uniti garantiscano che la sovranità delle frontiere siriane non sia violata dalla Turchia e che il popolo di Afrin possa vivere in pace. Afrin, con una popolazione in maggioranza curda, è una delle zone più stabili e sicure della Siria.

Pur disponendo di pochissimi aiuti internazionali, Afrin ha accolto talmente tanti rifugiati siriani che negli ultimi cinque anni la sua popolazione è raddoppiata, raggiungendo i 400.000 abitanti.

Erdogan ha minacciato di attaccare i partner curdi dell’esercito americano – le Ypg curde, ovvero le Unità di protezione del popolo – con le quali gli Stati uniti si sono alleati contro l’Isis.

La Turchia accusa le Ypg di essere ‘milizie terroriste’ nonostante esse abbiano ripetutamente dichiarato di non avere interessi in Turchia e di voler operare solo come forze per la difesa dei curdi siriani e di altre etnie che vivono nella Federazione democratica della Siria settentrionale (Dfns), altrimenti nota come ‘Rojava’, di cui Afrin fa parte.

La Turchia ha dispiegato un’enorme potenzia di fuoco alla frontiera con Afrin mettendo migliaia di civili e rifugiati in pericolo, tutto per realizzare la sua vendetta contro i curdi.

Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di sostenere il popolo curdo, garantendo la sicurezza di Afrin ed evitando ulteriori aggressioni turche.