Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Agevolare la pratica delle arti per far crescere cultura, coesione e democrazia

cartolina---campagna-ding-dong-1.pngSono oltre 17mila le firme che Arci ha raccolto finora  su Ding Dong!, l’appello al Governo, ai Parlamentari e Senatori perché il sostegno alla pratica musicale diventi concreta e trovi riscontro nella legge finanziaria.

Questo è il link per sottoscrivere e far sottoscrivere https://goo.gl/CchJNL.

Primi, ed eccellenti firmatari, sono: Fiorella Mannoia, Paolo Fresu, Nuria Schoenberg  (Fondazione Luigi Nono), Valentino Sani (Fondazione Teatro Comunale di Bologna), Beppe Carletti (Nomadi), Andrea Satta (Tete de Bois), Tommaso ‘Piotta’ Zanello, Stefano ‘Cisco’ Bellotti, Checco Galtieri (Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia – Roma), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Giovanni Gulino (Marta Sui Tubi), Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti), Corrado Nuccini (Giardini di Mirò), Sonia Peana (musicista), Gisella Belgeri (CEMAT), Adriano Bonforti (PATAMU), Forum Nazionale per l’Educazione Musicale.

Nell’appello chiediamo che sia previsto uno sgravio fiscale sui costi della frequenza a corsi e scuole di musica per ragazzi e ragazze tra i 5 e i 18 anni.

Corsi e scuole, anche associative, diffuse e che promuovano l’accesso alla musica, perché diventi patrimonio individuale di tanti e tante, al di là dell’ovvia fruizione.

Si tratta di un provvedimento del tutto analogo a quello già previsto per le attività sportive e che prevede una detrazione dal reddito del 19% sulle spese sostenute per un importo non superiore ai 210 euro.

Se fosse esteso anche a coloro che frequentano corsi di musica con un piccolo investimento da parte dello Stato se ne agevolerebbe l’accesso, con un beneficio che va ben oltre il dato economico, perché «il costo dell’incultura per una società è maggiore del costo della cultura» (Federico Garçia Lorca).

Il calcolo fatto per la copertura finanziaria di questo provvedimento ammonta a circa 90 milioni per il 2018, se consideriamo l’intera popolazione di minori di 18 anni.

Questo ci dice due cose: che l’investimento sulla pratica sportiva è di analoga entità e quindi è giusto prevederlo anche sulla pratica culturale; che l’importo è sovrastimato in quanto, considerando i dati forniti dal Forum per l’Educazione Musicale utilizzati per analisi del 2013, il numero di possibili iscritti a corsi di musica svolti presso scuole di musica, pubbliche o associative, si attesta sui 170mila.

Allargando la platea anche a Danza e Teatro, si stima un numero pari a 1milione di minori per una spesa complessiva di 40 milioni di euro.

Ma c’è un ulteriore elemento da considerare: il Rapporto 2018 di Federculture ci dice che aumenta il valore economico dei consumi culturali, mentre diminuisce il numero di coloro che ne usufruiscono.

Insomma a spendere sono sempre gli stessi e la platea non si allarga.

Abbiamo già detto in altre occasioni che il solo 40% degli italiani legge almeno un libro all’anno e già questo ci preoccupa, ma il Rapporto di Federculture evidenzia anche come il 37,4% degli italiani non prende parte ad attività culturali di alcun tipo.

In particolare nelle famiglie a basso reddito questo dato si innalza al 50%.

È centrale che questa linea di tendenza trovi modo di essere invertita. Ci sono stati di recente alcuni provvedimenti che hanno messo al centro la crescita culturale dei ragazzi come il bonus 500 euro per i minori di 18 anni da spendersi in cultura, ma di certo ci sono le condizioni per fare di più.

La prossima sarà l’ultima finanziaria di questa legislatura e assieme a questi 17mila firmatari stiamo dicendo che lo stile di vita sano, oltre a prevedere buoni alimenti e buon esercizio fisico, non è possibile senza un buon esercizio culturale e mentale. Parafrasando: non c’è un corpore sano senza la sua mens.

Agevolare la pratica delle arti significa costruire cittadini più consapevoli, ridurre quelle diseguaglianze che nel rapporto di Federculture emergono in tutta evidenza e che non si tratta di elementi accessori, dedicati alle ‘anime belle’, ma di una condizione essenziale per la crescita di questo paese sotto il profilo della cultura, della coesione, della democrazia.