Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Appello di tecnici, intellettuali e dirigenti associativi per la riapertura di un tavolo di confronto sul TAV Torino-Lione

Dopo trent’anni di proclami e di progetti il TAV Torino-Lione è ancora ai blocchi di partenza. Sono  state realizzate solo alcune opere preparatorie, anche se «l’avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera» è stato autorizzato dal Parlamento che ha ratificato precedenti accordi tra Italia e Francia. Nel frattempo molte cose sono cambiate. La linea originariamente programmata è diventata un semplice ‘asse ferroviario’ in cui si alternano nuove tratte progettate per sostenere l’alta velocità e tratte della preesistente linea storica. La Francia, pur senza mettere in discussione il tunnel di base di 57 km nella zona di confine, ha rinviato di decenni la scelta sulle tratte comprese nel suo territorio. L’Italia ha ribadito l’intenzione di realizzare il tunnel (assumendosi l’onere del 58% delle spese benché esso insista sul territorio italiano solo per il 21%) ma ha seguito nei fatti l’esempio francese per gran parte delle tratte site nel proprio territorio.

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Nei giorni scorsi è stato pubblicato un documento dell’Osservatorio per la Torino-Lione in cui si riconosce che «molte previsioni fatte 10 anni fa sono state smentite dai fatti», salvo poi giustificare comunque la realizzazione del tunnel di base e di altri interventi con la necessità di ammodernare un’infrastruttura obsoleta.

Siamo dunque di fronte a un’opera progettata per far fronte a un supposto aumento dei traffici e che viene deliberata nonostante il venir meno di tale presupposto.

Si tratta di un’evidente anomalia tanto più grave dato che le ‘nuove ragioni’ non sono sorrette da alcuna analisi indipendente dei costi-benefici e del ciclo di vita dell’opera e sono contestate da autorevoli tecnici.

Si impone quindi un supplemento di riflessione e la riapertura da parte del Governo di un confronto con la popolazione locale, le istituzioni interessate, i tecnici da queste nominati e, più in generale, il mondo degli studiosi e dell’economia.

Per questo rivolgiamo alla politica e al governo un appello pressante. La decisione di costruire la linea ferroviaria è stata presa quasi trent’anni fa. Oggi tutto è cambiato e i lavori per il tunnel di base non sono ancora iniziati. Aprire un tavolo di confronto reale su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative non provocherebbe ritardi. Sarebbe, al contrario, un atto di responsabilità. Un tavolo di confronto pubblico e trasparente, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali, da convocare a breve, è nell’interesse di tutti. Perché c’è bisogno di capire per decidere, confermando o modificando la scelta effettuata in condizioni del tutto diverse da quelle attuali.

Chiediamo dunque alle forze politiche e al governo di aprire una nuova fase, di ascoltare i tecnici, di dimostrare che si vuole davvero perseguire l’interesse pubblico. Lo chiediamo con forza e con urgenza, consapevoli che ad essere in gioco è anche la credibilità delle istituzioni, sempre più delegittimate dal perdurante rifiuto di prendere in considerazione le istanze e le aspettative di cittadine e cittadini.