Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Basta bombe, fermiamo il conflitto e la crisi umanitaria in Yemen

L’audizione alla Camera dei Deputati delle organizzazioni della società civile

Si è svolta il 16 ottobre davanti alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati un’audizione informale di esperti della società civile italiana sulla situazione del confitto in corso in Yemen. Per illustrare le condizioni umanitarie della popolazione civile e i dettagli del coinvolgimento di forniture militari italiane, hanno preso la parola esponenti di Amnesty International Italia, Oxfam Italia, Save The Children Italia, Medici Senza Frontiere e Rete Italiana per il Disarmo in rappresentanza di una più ampia Coalizione attiva da tempo sul tema e che comprende anche il Movimento dei Focolari, Rete della Pace e la Fondazione Finanza Etica.

Nell’ambito di tale azione coordinata, nel 2017 era stato sottoposto al Parlamento un testo di mozione con la richiesta di fermare le forniture armate alle parti in conflitto in Yemen. Nel successivo dibattito le mozioni più esplicitamente contro tali vendite erano state rigettate, con approvazione di un testo più blando e poco efficace. Ad aprile 2018 è invece stata presentata presso la Magistratura competente, in collaborazione con Ong yemenite e tedesche, una denuncia di violazione della legislazione nazionale ed internazionale che regola l’export di sistemi militari.

In considerazione del recente ulteriore aggravamento della situazione la Coalizione ha deciso di riprendere le proprie attività collettive con una serie di iniziative di interlocuzione con tutti i gruppi politici. Pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha nuovamente espresso parole di condanna per i devastanti impatti che il conflitto in corso ha sulla popolazione civile chiedendo la creazione di un embargo sulla vendita di armi alle parti coinvolte.

«I tre anni e mezzo di conflitto nello Yemen sono stati caratterizzati da spaventosi crimini di diritto internazionale, tra i quali decine di attacchi indiscriminati contro civili e obiettivi civili, uso di armi messe al bando a livello globale, impiego di bambini soldato, blocchi e ostacoli all’arrivo degli aiuti umanitari. A questo si aggiunge una gravissima situazione dei diritti umani all’interno dell’Arabia Saudita: repressione del dissenso con lunghe pene detentive, massiccio uso della pena di morte, pene corporali e, da ultimo, il sospetto dell’esecuzione extragiudiziale di un giornalista e dissidente all’interno del consolato saudita a Istanbul» – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

«In Yemen oggi è il far west. Tutti indistintamente in ogni momento della giornata possono finire nel mirino del nemico. La sofferenza del popolo yemenita è un affronto al nostro senso di umanità: il fallimento delle potenze mondiali nel riaffermare qui i valori fondanti della civiltà, una vergogna. – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Quante persone devono ancora morire perché si abbia un’ammissione di complicità da parte delle potenze che alimentano questa guerra da oltre tre anni? L’Italia ha la grande occasione di distinguersi e cambiare strada, la coglierà il #governodelcambiamento

La Coalizione ha cercato in queste ultime settimane una interlocuzione con il Governo presieduto da Conte, non ricevendo risposta nemmeno a tentativi di contatto formale e diretto. Eppure una delle due forze di maggioranza, il Movimento 5 Stelle, ha già avanzato anche in questa Legislatura alcune proposte di riforma della Legge 185/90 che regola l’export militare e nella scorsa Legislatura (solo un anno fa) ha presentato e votato una Mozione ispirata al testo proposto da Ong e Reti della società civile, nel quale si sottolineava la responsabilità italiana nel conflitto in virtù delle forniture di armamenti ad alcune delle parti coinvolte (in particolare all’Arabia Saudita e agli EAU). Voti in tal senso sono stati espressi dagli Europarlamentari del Movimento anche nel recente dibattito a Bruxelles. Tra le possibili iniziative che l’Italia dovrebbe intraprendere, oltre ad un immediato stop nella vendita di armi, la promozione verso Paesi non firmatari della Safe Schools Declaration e l’attuazione delle raccomandazioni per la protezione degli edifici scolastici e universitari dall’uso militare e dal bombardamento. Una contraddizione rispetto ai trasferimenti di armi:«Negli ultimi anni sono stati rilasciate licenze di export militare per centinaia di milioni di euro, soprattutto per bombe le cui consegne sono state verificate nei dettagli dalle Ong e dalla stampa nazionale ed internazionale – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo. «Una tale e negativa complicità da parte del nostro Paese non è più accettabile, oltre che contraria alle norme nazionali ed internazionali che l’Italia dovrebbe seguire. La richiesta forte di un cambio di direzione e di uno stop alle forniture militari è anche venuta dalla recente Marcia della Pace Perugia-Assisi: oltre 70mila persone hanno chiesto che il Governo fermi le consegne, come è nelle sue facoltà».

Questi ordigni hanno impatti devastanti non solo diretti (le uccisioni dei civili) ma anche indiretti nel creare una crisi umanitaria gravissima e che potrebbe ulteriormente degenerare. «11.4 milioni di bambini in Yemen stanno vivendo delle esperienze atroci a cui nessuno dovrebbe essere sottoposto e che segneranno per sempre la loro salute, fisica e mentale. Si trovano sotto i bombardamenti, malnutriti e senza la possibilità di accedere a beni e servizi di prima necessità. Le loro scuole sono state distrutte, il loro futuro è stato compromesso. È inaccettabile che questi bambini perdano la loro vita e il loro futuro in una guerra di cui sono solo vittime innocenti» commenta Maria Egizia Petroccione, responsabile Advocacy Internazionale per Save The Children Italia.

«Tre anni di conflitto hanno reso lo Yemen una delle peggiori crisi umanitarie in corso al mondo. Il sistema sanitario è al collasso: si stima che metà degli ospedali siano attualmente inutilizzabili perché colpiti dai combattimenti, mentre le strutture ancora funzionanti soffrono della carenza di personale e attrezzature. Si muore ogni giorno di patologie facilmente prevenibili come il colera, il morbillo o la difterite o facilmente curabili come polmoniti, malaria e malnutrizione. Al suono delle esplosioni ho visto mamme scappare con i loro figli ricoverati in un reparto di pediatria. È inaccettabile che cliniche mobili ed ospedali diventino bersagli del conflitto» conclude Roberto Scaini, medico di MSF.