Ora è il momento di riconoscere lo Stato di Palestina, per la pace giusta tra Palestina ed Israele

16 novembre 2020

La pace giusta e duratura, non può essere imposta calpestando il diritto internazionale ed umiliando un intero popolo, quello palestinese sottoposto da decenni al regime di colonizzazione e di occupazione militare in Cisgiordania, all’assedio di Gaza portato ai limiti dell’invivibilità, alla discriminazione dei palestinesi con cittadinanza israeliana in Israele.
Violazioni dei diritti umani sono certificate dalle Agenzie delle Nazioni Unite e dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea dell’ONU che lo Stato d’Israele peraltro non ha rispettato.

Non si costruisce riconciliazione e convivenza tra palestinesi ed israeliani, stabilità e sicurezza per tutti, violando i diritti umani, ridisegnando le carte geografiche, riproponendo sfere d’influenza neo-coloniali, firmando accordi con regimi teocratici e dittatoriali per il controllo delle risorse energetiche nella regione medio orientale.

Conflitti armati e stato di belligeranza continuo moltiplicano le perdite umane in tutta la regione, diffondono paura tra le popolazioni palestinese ed israeliana, innescano violenze e terrore , in una catena che solo il riconoscimento reciproco può spezzare.

Chi ha a cuore la pace giusta in Palestina non può negare l’esistenza ed il rispetto dello Stato d’Israele, come pure il diritto dei popoli che la abitano ad un proprio Stato in cui vivere in sicurezza, pacificamente e democraticamente, come non può più lasciare che la politica del “metro dopo metro” calpesti il diritto del popolo palestinese a vivere in libertà nel proprio stato sovrano. Solo così, con lo stesso status, con il reciproco rispetto, autonomia ed indipendenza, i due stati potranno sedersi, negoziare per il bene reciproco ed i due popoli potranno riconciliarsi
e convivere.

Con il riconoscimento dello Stato di Palestina, come già fatto da 138 su 193 Stati membri delle Nazioni Unite, oltre allo Stato del Vaticano, entro i confini antecedenti la guerra del 1967 e con Gerusalemme capitale condivisa e non più la sua annessione unilaterale allo stato d’Israele, si compie quell’atto che completa il quadro politico indispensabile per la costruzione della pace giusta, ponendo fine al confitto territoriale e delegando alle istituzioni dei due stati la
responsabilità di garantire la pace, la convivenza e la sicurezza, con il concreto sostegno e con la cooperazione della comunità internazionale.

Per queste ragioni vogliamo far sentire le voci della società civile e religiosa italiana, europea, palestinese ed israeliana, per riaffermare l’urgenza dell’azione politica delle nostre istituzioni per la pace giusta e per la fine delle guerre in Medio Oriente, applicando in modo coerente e responsabile quanto indicato dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, dal diritto internazionale e dagli accordi di pace intercorsi tra le due parti costruiti sulla soluzione dei due stati per i due popoli.

La pace giusta non può fondarsi su un vincitore ed uno sconfitto ma deve essere frutto del reciproco rispetto ed attuazione del diritto internazionale, unica alternativa alle guerre, all’occupazione, alle violenze ed alle sofferenze provocate.