Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Doppio passaporto, piccole patrie e neonazionalismi

Pochi giorni fa si insediava a Vienna il nuovo governo di Destra/Ultradestra del giovane cancelliere Sebastian Kurz. Nelle stesse ore il neo vicecancelliere Heinz Christian Strache (erede politico di Jörg Haider) ed un manipolo di suoi parlamentari rilanciavano l’idea di un doppio passaporto per gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano. L’idea della doppia cittadinanza, non è nuova né nel dibattito politico del nostro paese né tanto meno in quello dell’Alto Adige/Süditirol. E neppure è particolarmente sorprendente che estremisti di destra di lingua tedesca delle due ‘sponde del Brennero’ giochino a chi la spara più grossa.

In un territorio in cui è presente e fortemente radicata una minoranza linguistica (che in provincia di Bolzano è maggioranza), riconosciuta e protetta dall’articolo 6 della Costituzione Italiana, il cui percorso all’interno dello stato italiano è stato complicato ed ha trovato un equilibrio solo alla fine degli anni 90, le spinte verso l’autodeterminazione non si sono mai del tutto sopite. In questi 100 anni, dopo le oppressioni del fascismo e del nazismo, le ambiguità dei governi italiani fino alla fine degli anni 60 e gli anni delle bombe, si è riusciti a costruire un percorso di convivenza pacifica fra i gruppi linguistici che, nonostante alcune contraddizioni ancora presenti, ha evitato la balcanizzazione dell’Alto Adige/Südtirol. Una forte cultura di autogoverno e il progressivo rafforzamento dell’autonomia speciale hanno disinnescato alcuni dei fattori di lacerazione che portarono, negli anni delle bombe, alle tensioni fra i gruppi linguistici. Ora, giocare con la doppia cittadinanza rischia di provocare effetti laceranti e probabilmente pericolosi per tutto il continente europeo. Questa proposta si basa su una mistificazione storica.

Le province di Bolzano e di Trento non hanno mai fatto parte di uno staterello centro europeo, ma di un grande (nel senso di esteso territorialmente) impero, multinazionale e multiculturale, dove la presenza di minoranze varie era la regola. Estendere la cittadinanza austriaca ad una parte degli abitanti della provincia di Bolzano significa creare, nello stesso territorio, cittadini di serie A e di serie B, e utilizzare il criterio linguistico (o etnico-linguistico come sostengono le componenti più radicali delle ultra destre) per discriminare le persone. Jörg Haider ed i suoi Freiheitlichen austriaci sostenevano la teoria dell’Europa delle piccole patrie (Heimat, termine che in italiano non è traducibile ma che allude al luogo delle proprie radici) come risposta alla spinta federalista europea e al ruolo degli stati nazionali. L’attuale impostazione, nazionalista e populista, è molto più subdola e molto più novecentesca. Rischia di fare leva su categorie che hanno segnato tragicamente la storia europea come la lingua, le tradizioni o i costumi (sangue e suolo). In un secolo di disorientamento e carenza di riferimenti, la destra estrema dimostra la sua nefasta modernità, provando ad interpretare questi complessi sentimenti in chiave neo nazionalista.