ROMA, 10 GIUGNO 2026 – L’approvazione della legge Valditara sul cosiddetto consenso informato rappresenta un gravissimo passo indietro nella tutela educativa e della salute psico fisica dei più giovani
La scelta di vietare l’educazione sessuo-affettiva nella scuola dell’infanzia e primaria, e di subordinarla al consenso delle famiglie nella secondaria, significa arretrare sulla possibilità di aprire un confronto con gli studenti e le studentesse di ogni ordine e grado su tematiche fondamentali per la relazione sociale, come il consenso, la gestione della frustrazione, la consapevolezza del corpo e dei corpi, la responsabilità nei confronti del partner.
L’educazione sessuo-affettiva, infatti, non è solo conoscenza sanitaria e scientifica – fondamentale alla crescita – ma è anche lo spazio educativo in cui bambini, bambine, ragazzi, ragazze possono dare voce a dubbi, domande e curiosità, avendo di fronte interlocutori adulti, competenti, responsabili.
Privare la scuola di questo ruolo significa lasciare le famiglie sole davanti a questo difficile compito educativo, anche quando non abbiano gli strumenti per potersene fare carico o quando rappresentino esse stesse ambienti inadeguati o addirittura violenti.
“Più di un minorenne su quattro scopre il sesso attraverso la pornografia – ricorda Vanessa Niri, portavoce del gruppo Infanzia e adolescenza di Arci – e la maggior parte, quando succede, frequenta ancora la quinta primaria. Il DDL Valditara non farà che rinforzare, nei ragazzi e nelle ragazze, l’idea che il sesso e le relazioni siano cose di cui parlare il meno possibile con gli adulti, relegandole al confronto online, tra siti pornografici e Intelligenza Artificiale”.
Si tratta quindi di un attacco all’autonomia scolastica, una legge che di fatto ostacolerà il contrasto e la prevenzione della violenza di genere, del bullismo e delle discriminazioni, e rafforzerà le disuguaglianze educative già esistenti, penalizzando soprattutto le ragazze e i ragazzi che avrebbero maggior bisogno di strumenti informativi e di confronto,
Come Arci aderiamo all’appello di Cittadinanzattiva, augurandoci che gli enti locali e le comunità scolastiche, a partire dalle famiglie e dagli stessi ragazzi e ragazze nel caso degli istituti secondari, attuino forme di obiezione di coscienza nei confronti di una legge miope che non tutela la salute dei più giovani e viola diritti costituzionalmente garantiti.
Intendiamo inoltre fare la nostra parte per sostenere la crescita globale dei più giovani, e per questo, da ottobre, organizzeremo cicli di laboratori gratuiti di educazione sessuo-affettiva aperti a bambini, bambine, ragazzi, ragazze e genitori all’interno dei nostri circoli in decine di città.