L’evento, promosso da una vasta rete di organizzazioni (tra cui Arci, Giuristi Democratici, Legalteam Italia, Amnesty International Italia e molte altre), si inserisce all’interno del progetto PARATA, finanziato dall’Unione Europea tramite il programma CERV.
Negli ultimi dieci anni, il monitoraggio delle violazioni dello spazio civico ha importanti progressi; tuttavia emerge con forza un paradosso geografico, e politico: se i meccanismi internazionali di protezione si sono storicamente concentrati sui Paesi terzi, oggi la gran parte delle pressioni e delle intimidazioni colpisce attori interni agli stessi Stati membri dell’Unione Europea. Questa realtà in mutamento impone di ripensare il concetto stesso di protezione. Quando gli attivisti subiscono minacce digitali, cause bavaglio (SLAPP), pressioni psicosociali o restrizioni nei propri Paesi, raramente trovano un’infrastruttura di protezione nazionale permanente a cui rivolgersi.
Finora a supplire a questa carenza sono state soprattutto le reti di auto-organizzazione della società civile (attraverso hub di protezione, supporto legale e digitale), sollevando però un interrogativo cruciale: può la salvaguardia dello spazio democratico dipendere, quasi esclusivamente, dagli sforzi volontari della società civile?