Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Il 10 novembre diciamo No al Medioevo dei Diritti!

L’Arci aderisce all’appello della Rete Di.Re.

L’Arci non ci sta a che il Paese venga trascinato in un Medioevo dei diritti.

È ormai chiaro a tutte e a tutti come questo Governo abbia in mente un grande disegno volto a modificare profondamente la nostra società rifondandola su un patriarcato reazionario, conservatore e violento. Il Ddl Pillon, il DDl 45 riguardante l’ambito penale con il quale va in coppia, Verona insignita del titolo di Città a favore della vita: sono tratti distintivi di un disegno che spaventa. Ed è proprio per combattere la paura di un ritorno ad un passato oscuro che l’Arci aderisce alla mobilitazione del 10 novembre promossa dalla Rete DIRE e altre organizzazioni, per protestare contro il DDL Pillon sulla Riforma dell’affido condiviso.

Il testo, che è a dir poco maschilista, riporta indietro nel tempo l’orologio dei diritti faticosamente conquistati dalle donne e calpesta il diritto di protezione del minore all’interno delle relazioni familiari. Già in estate il ministro dell’Interno, guarda caso dello stesso partito del senatore Pillon, ha fatto saltare la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulle carte di identità con la volontà chiara di tornare a «padre» e «madre» e rimettendo in un angolo le famiglie arcobaleno.  Dietro la porta c’è la questione dei figli di coppie omosessuali, il diritto all’aborto, il divorzio.

Sul terreno dei diritti acquisiti non arretreremo di un passo: dobbiamo fermare il decreto Pillon che invece di tutelare il superiore interesse dei bambini li mette al centro del contrasto tra i genitori, trasformandoli in strumenti che i genitori possono utilizzare l’uno contro l’altro.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché per noi la bigenitorialità perfetta non può esistere. Bigenitorialità significa sostenere una eguale responsabilità nella crescita dei figli e non trattarli come fossero una merce di scambio, un pacco da dividersi in parti uguali.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché la disparità di reddito tra uomini e donne, che è un dato di fatto nel nostro paese, diventerà un ostacolo per molte donne che sceglieranno di separarsi. Abbiamo bisogno di politiche di welfare che sostengano le madri, le donne, le famiglie più in difficoltà non di altre penalizzazioni, di altri ostacoli pratici ed economici.

Dobbiamo fermare il Decreto Pillon perché paralizza le vie di fuga alle donne che subiscono violenza, che pure di non vedersi separate dai figli, se in condizioni economiche sfavorevoli, si troveranno costrette a restare accanto a un marito violento.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon  e dobbiamo farlo insieme con tutta la società civile, associazioni, sindacati, giuristi, lavorando per informare cittadine e cittadini, sensibilizzando i più giovani, parlando in ogni luogo possibile con mobilitazioni parmanenti e condivise. La lotta che ci aspetta nei prossimi mesi la vinceremo solo se sapremo stare uniti.

Se ne facciano una ragione i vari ‘Pillon’ che sono al Governo: accanto alla famiglia tradizionale, con pari dignità e diritti esistono altri tipi di famiglie per la cui legittimità l’Arci si è battuta e continuerà a farlo.

La battaglia inizia dal DDL Pillon.