Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Il 10 novembre nelle piazze per fermare il Disegno di legge Pillon

Stralci dall’appello che indice la manifestazione

Il DDL proposto dal Senatore Pillon sulla revisione della separazione e dell’affido ci porta indietro di 50 anni e intende trasformare le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in una trappola ed in contabilità di tempi e denari.

La matrice dell’iniziativa legislativa mira a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo No alla mediazione obbligatoria perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche  non segnate dalla violenza.  Nella proposta Pillon, l’obbligo alla mediazione in presenza di minori viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul e genera uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa per la quale non è prevista assistenza con patrocinio e chi non può.

Diciamo No all’imposizione di tempi paritari, alla doppia residenza, alla divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali in nome del principio della bigenitorialità che, così applicato,  mina fortemente il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, ed alla protezione ed è cosa diversa dall’ impegno e la responsabilità che entrambi i genitori devono continuare a mantenere nei confronti dei figli dopo la separazione coniugale.

Diciamo No al mantenimento diretto perché presuppone l’assenza di discriminazione di genere e le medesime opportunità per le donne nell’accesso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e  nello sviluppo della carriera.  Cancellare  l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nei fatti non è vero. La disparità di capacità economiche dei genitori comporteranno una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo No al piano genitoriale perché incrementa le ragioni di scontro tra genitori e fissa un piano che non tiene conto delle continue modifiche necessarie in base alla crescita del minore, oggetto e non già soggetto di diritto, con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria.

Diciamo No alla codificazione dell’alienazione parentale perché secondo quanto proposto dal DDL nelle  situazioni in cui il figlio manifesta il rifiuto di vedere un genitore, si presuppone ci sia stata manipolazione da parte dell’altro genitore e si prevedono in ogni caso sanzioni, limiti o sospensioni della responsabilità genitoriale. Si ignora invece il diritto del minore di rifiutarsi di mantenere un rapporto con un genitore che sia in vario modo inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza domestica.

Appello completo e adesioni su www.direcontroviolenza.it