Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Il Decreto Sicurezza e Immigrazione è legge: il Paese è più insicuro!

Con un voto di fiducia imposto al Parlamento e, soprattutto, agli alleati di cui non si fida, il Ministro dell’Interno raggiunge l’obiettivo principale della sua azione politica: presentarsi alle Europee avendo approvato una legge manifesto del razzismo di governo per arrivare, nel maggio 2019, ad un risultato elettorale che consolidi il suo ruolo di leader della maggioranza. Nulla a che vedere con l’interesse dell’Italia e con la retorica del «prima gli italiani».

La sicurezza, legata strumentalmente all’immigrazione in un testo disomogeneo e incoerente, in realtà diminuirà per tutti. Certamente per i richiedenti asilo, che avranno ancora meno possibilità di ottenere un regolare titolo di soggiorno e quindi saranno più fragili socialmente e ricattabili. Dovranno accettare di lavorare in nero o di pagare per avere un contratto che consenta loro di convertire il permesso da umanitario in permesso di lavoro (sta già succedendo in questi giorni).

Ci sarà meno gettito fiscale e contributivo, più sfruttamento e più incidenti sul lavoro, meno sicurezza, appunto. Chi auspica che così ci saranno più espulsioni si sbaglia: non aumenteranno, così come non  sono aumentate quando, sempre con un ministro leghista al Viminale, c’erano ben 14 centri di detenzione per 1900 posti e la detenzione durava 18 mesi. Ciò che aumenterà, questo è sicuro, sarà il numero degli irregolari. Più insicure saranno anche le nostre città, con l’aumentare del numero di persone che non avranno alcuna prospettiva per il futuro e nessun legame con il territorio, nessuna relazione con chi ci vive. Crescerà il disagio sociale e quindi il bacino di coloro che la criminalità cercherà di arruolare.

La disperazione può portare a fare scelte sbagliate.

Ed è proprio su questo che punta Salvini, su un aumento della criminalità, perché più criminalità significa più consenso per le sue ricette securitarie e razziste.

Viene poi fortemente ridimensionato il sistema pubblico di accoglienza, quello degli SPRAR, gestito dai comuni, dove i servizi del territorio e le amministrazioni pubbliche  hanno un ruolo centrale.

Aumenta il ruolo dei grandi centri e con essi gli affari per quei soggetti che non hanno altro interesse che il profitto. Grandi centri che presto si trasformano in ghetti, luoghi di contenimento dove proliferano traffici illeciti e conflitti.

Aumenta la distanza tra le persone di origine straniera e l’Italia. Le misure che riguardano l’acquisizione della cittadinanza non fanno altro che rendere ancor più discrezionali le procedure previste, senza alcuna garanzia per chi intende diventare cittadina/o italiano, e vengono ampliati i casi in cui le richieste possono essere respinte. A milioni di famiglie che oggi lavorano e producono una parte importante del nostro PIL, dal Parlamento arriva un altro segnale negativo. Un segnale che pesa soprattutto sulle giovani generazioni.

Gli effetti della nuova legge saranno quindi pessimi, per l’Italia e per decine di migliaia di persone. Toccherà a noi, a tutti quelli che hanno a cuore la Costituzione, la democrazia, la civiltà giuridica, la salvaguardia dei diritti umani, mettere in campo una campagna di resistenza contro questa legge.

Una campagna che si dovrà fare nelle aule dei tribunali, nazionali e internazionali, così come nelle piazze.

Una campagna per non lasciare sole le persone di origine straniera.

Una campagna dell’Italia che dice no al razzismo di Stato.