Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Italia – Tunisia: quando Intesa tecnica significa violazione del diritto internazionale

Lo scorso febbraio, i ministeri degli Esteri italiano e tunisino dichiaravano grande soddisfazione per la firma di varie Intese tecniche tra i due paesi: partenariato per lo sviluppo, interconnessioni elettriche, scambi giovanili, ma soprattutto rafforzamento della cooperazione in tema di sicurezza. Alla mancanza di trasparenza di queste Intese stanno amaramente sostituendosi i fatti: mancato accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale – quindi violazione del diritto d’asilo -, trattenimento senza convalida da parte di un giudice – quindi illegittimo ai sensi della normativa nazionale -, trattenimento coatto fino a più mesi – quindi violazione della direttiva europea sui rimpatri -, rimpatrio forzato di massa – quindi violazione del principio del non refoulement.

Le notizie degli ultimi mesi parlano chiaro: tutti i lunedì e i giovedì, dai 20 ai 40 migranti tunisini, trattenuti o nel centro Hotspot di Lampedusa o nel Centro per i Rimpatri di Caltanissetta, vengono rimpatriati in Tunisia senza aver dato loro la possibilità di accedere alla procedura d’asilo. Una procedura ancora una volta ipocrita e piena di contraddizioni. Pochi giorni dopo la denuncia fatta da Arci e FTDES sui trattenimenti prolungati e illegittimi nel centro hotspot di Lampedusa, l’Italia ha iniziato a trasferire ogni giorno 40 cittadini tunisini dall’isola ad Agrigento, lasciandoli poi al proprio destino senza alcuna informazione o orientamento ai servizi sul territorio.

Qualcuno rimpatriato con la forza, qualcun altro lasciato al porto di Agrigento: qual è la ratio? Ma le fattispecie aumentano: pochi giorni fa, dopo numerose telefonate al Numero Verde per Rifugiati dell’Arci in cui i ragazzi piangendo raccontavano delle espulsioni di numerosi loro compagni, la maggior parte di loro sono stati trasferiti al CARA di Bari. Quindi, ricapitolando: se sei tunisino e arrivi via mare in fuga dal tuo Paese, mettendo a rischio la tua vita, potresti essere trattenuto illegittimamente e poi un lunedì e giovedì rimpatriato con numerosi altri tuoi connazionali, oppure potresti essere trattenuto illegittimamente e poi rilasciato improvvisamente senza alcun orientamento alla procedura e ai servizi oppure potresti esser trattenuto illegittimamente e poi esser trasferito in un CARA.

Non possiamo restare in silenzio davanti alla deriva nefasta che hanno preso la politica italiana e quella europea di gestione dei flussi migratori. Non possiamo restare in silenzio davanti alle morti in mare e a quelle nel deserto, diretta conseguenze della chiusura dei nostri confini. Il diritto a chiedere protezione non può essere messo in discussione da un’Intesa tecnica.

Il diritto d’asilo è un diritto soggettivo: ogni persona ha una storia e deve avere il diritto di raccontarla e l’Italia il dovere di ascoltarla. Il bisogno di protezione non può essere costretto nelle logiche dei numeri fatte dai nostri Ministeri. Logiche tra l’altro di breve periodo e poco affidabili.