Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

La condanna di Ratko Mladic

EST01F6BIS_1308930F1.jpgIl Tribunale Penale Internazionale per il Crimini di Guerra in ex-Jugoslavia (ICTY), partendo dai fatti dimostrati nel corso delle indagini, ha ritenuto Ratko Mladic, Capo di Stato Maggiore della VRS-Esercito della Republika Srpska colpevole di diversi capi d’accusa. La corte ha confermato l’associazione a delinquere da parte dall’establishment politico-militare dell’autoproclamata RS, volta all’eliminazione della popolazione non-serba dai territori bosniaci che rientravano nel progetto di inglobamento. Nello specifico l’ICTY ha ritenuto che il Mladic fosse inoltre responsabile:

di crimini contro l’umanità in varie municipalità della BiH nel periodo 1992-1995 in riferimento alle atrocità commesse, su base etnico razziale;

– dell’assedio di Sarajevo, considerato operazione ‘non-selettiva’, contro i civili in violazione di ogni convenzione internazionale;

del genocidio di Srebrenica, concretizzatosi in una campagna di eliminazione dei musulmani dalla zona. La Corte ha fatto riferimento ai crimini contro l’umanità, ai massacri avvenuti dopo la caduta della città, alla selezione dei maschi musulmani dai 12 ai 70 anni, deportazione di donne e bambini, trattamento disumano dei prigionieri e della popolazione civile, organizzazione di un apparato logistico per l’inumazione dei cadaveri in fosse comuni,  e della mobilitazione  nel periodo settembre ottobre  95, per occultare le prove del crimine commesso;

– del sequestro degli ostaggi internazionali (UN – UNPROFOR) presi nel periodo maggio giugno 95, minacciati e usati da Mladic come arma di ricatto contro eventuali attacchi aerei NATO.

La Corte ha stabilito che il genocidio, in quanto tale, non è risultato essere stato nei piani politici dell’establishment della RS, ma è stato compiuto dagli apparati militari e paramilitari serbo-bosniaci, come strumento per realizzare l’eliminazione dei musulmani. Da questo punto di vista si è confermata la scelta compiuta con il processo Karadzic di non riconoscere il genocidio in varie municipalità BiH a partire dal 92 (slow-motion genocide), che avrebbe potuto minare le fondamenta della stessa Republika Srpska e degli assetti del post accordi di Dayton.