Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Desmond, nigeriano, rapito e torturato. In Italia dal 2015

Dopo due interventi e mesi di riabilitazione, è riuscito a tornare a camminare senza l'ausilio delle stampelle

Come mi chiamo?  Desmond

Quanti anni ho? 30

Da dove vengo? Dalla Nigeria, più precisamente dall’Edo State

Qual è la mia storia?

Ho lasciato la Nigeria nel 2008 dopo aver subito delle torture a causa dell’appartenenza religiosa di mio padre. Questi infatti era un componente della setta degli Ogboni e dopo la sua morte avrei dovuto prendere il suo posto. A causa del mio rifiuto e di quello di mia madre, siamo stati rapiti e torturati. All’età di 17 anni sono stato appeso con le mani legate e bastonato ripetutamente alle anche e alle ginocchia. Quando siamo riusciti a scappare mia madre ha usato tutti i nostri risparmi per acquistare un visto per uscire dalla Nigeria. L’unico disponibile era quello per la Siria. La mia volontà era quella di trovare protezione in un Paese dell’Unione Europea dove poter curare le mie gambe. Così dalla Siria sono arrivato in Turchia. Dalla Turchia, nonostante le mie gambe a stento mi reggessero in piedi, ho intrapreso la rotta balcanica. Sono arrivato in Italia a dicembre 2015. Ho chiesto subito asilo. Le mie gambe non mi reggevano più in piedi.

In Italia sono stato seguito da un Centro di Riabilitazione per Vittime di Tortura e di trattamenti inumani e degradanti. È stata quindi diagnosticata una ‘Severa Artrosi bilaterale d’anca con impotenza funzionale sia articolare che muscolare agli arti inferiori’ a causa delle violenze subite e del ritardo delle cure necessarie. Dopo questa diagnosi sono stato sottoposto a due interventi chirurgici che mi hanno permesso, dopo mesi di riabilitazione, di tornare a camminare senza l’ausilio di stampelle.

Perché la Commissione Territoriale mi ha riconosciuto la protezione umanitaria?

Perché ha riconosciuto la necessità che venissi sottoposto a terapie mediche a causa della mia condizione caratterizzata da gravi motivi umanitari.

Perché mi ha riconosciuto il diritto alla salute – obbligo sia costituzionale (art.32) che internazionale – e quindi a cure mediche e terapeutiche che altrimenti non avrei potuto ricevere in Nigeria.

Cosa mi succederà domani?

Ho chiesto il rinnovo del permesso per protezione umanitaria. Ho paura che dopo la circolare di ieri mi venga tolto il diritto di restare in Italia. Lavoro come addetto alle pulizie di bagni pubblici con contratti di prestazione occasionale: non ho ancora i requisiti per convertire il permesso. Devo continuare a fare riabilitazione e forse dovrò affrontare una nuova operazione. Rientrare in Nigeria sarebbe per me come spezzarmi nuovamente le gambe.