Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Laboratorio di critica militante

A Milano una masterclass, che si terrà il 3 e 4 marzo presso lo spazio di Film Tv Lab, con la collaborazione dell’Associazione Dinamo Culturale di Lecco

Ogni giorno ognuno di noi si confronta, a volte distrattamente a volte attentamente, con una media di 600mila immagini. Una dopo l’altra. Ininterrottamente. Per questo, saper criticare un’immagine, soppesarla, ci sembra cosa fondamentale.

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Il critico non è più un lavoro? Resta comunque un modo di vedere.

Fermarsi di fronte a un film, riflettere sul cinema, capire come ogni scelta, ogni inquadratura, ogni stacco di montaggio siano la traccia dei sogni e dei bisogni di una società, lo specchio di una visione del mondo, ma anche il prodotto di un’industria culturale e la risposta a un’esigenza di mercato; significa fermarsi per provare a comprendere, dal buio della sala, quell’opificio inesausto di immagini che è la nostra realtà. E cominciare a scrivere. Diceva Truffaut che un film deve sempre esprimere un’idea di cinema e un’idea di vita. Una critica che non abbia queste due anime è una critica dimezzata.

Cosa significa fare giornalismo cinematografico?

Il cinema è in continua trasformazione. Occorre essere attenti per tentare di comprendere il cambiamento, e il critico, così come il giornalista cinematografico, se non vuole essere tagliato fuori dal dialogo tra il film e il suo spettatore, deve provare a elaborare riposte adeguate.

La masterclass, che si terrà sabato 3 (dalle 10 alle 22) e domenica 4 marzo (dalle 10 alle 18) presso lo spazio di Film Tv Lab (via San Giovanni alla Paglia 9, a Milano) permetterà ai frequentanti di avvicinarsi alle dinamiche lavorative di una testata specializzata, approfondendo metodi di lavoro e costruzione dei contenuti (dalle interviste alle recensioni), e di elaborare strumenti adeguati alla valutazione.

Il cinema, vittima dell’ennesimo avallo del principio secondo cui di cinema (e solo di cinema) può autorevolmente parlare chiunque, diventa occasione di dibattito generico e stereotipato. La critica cinematografica, se vuole uscire dalla marginalità in cui spesso è confinata all’interno del dibattito culturale, deve inventarsi nuovi modi di scrivere, parlare, far passare il cinema, e il pensiero che il cinema mette ancora in forma.

L’esercizio della critica è molto più interessante quando c’è battaglia. La critica è un’intendenza, la linea di comunicazione con il fronte (Jean-Luc Godard)

Fare critica richiede non tanto o non solo concetti appropriati, ma attenzione alle forme espressive adottate, per non privilegiare la scrittura a detrimento dell’oggetto; e per non favorire la commistione tautologica con l’oggetto, a spese della scrittura. Il punto di mediazione è propriamente lo stile. A esso si demanda la sorveglianza della lingua e dei suoi cliché, il privilegio dell’argomentazione sull’apodittica, il confronto con le forme del film e della riflessione. L’esercizio critico è ciò che permette di non sottostare mai al “si dice” dei discorsi consolidati, alle parole d’ordine e ai luoghi comuni, in buona sostanza agli schemi mentali che ingabbiano. Per riuscirci bisogna, ogni volta, interrogarsi sugli strumenti a disposizione, trovare gli attrezzi appropriati alla propria impresa. È una marcia affannata, eppure sicura.

Scrive Serge Daney: «La frase di Straub: ‘Ho impiegato vent’anni per imparare a vedere un film’. La pronunciava con l’irritazione di un operaio che tiene al suo sapere conquistato con difficoltà. Che cosa vuol dire in fondo guardare un film? Vedere e sentire ciò che è (visibile e udibile)».

Il critico (restiamo straubiani) è colui che è capace di mettere a fuoco tutti gli strati millefoglie che è il film. Un termine caro a Serge Daney era ‘passeur’. Ecco, il passeur sarebbe colui che indica un sentiero o un percorso, va in perlustrazione, setaccia zone poco battute, selvagge: punti bianchi sulla carta geografica, direbbe Conrad. Ecco: il cinema, per Daney, era un paese in più sulla carta geografica. Un paese che andava esplorato. Il passeur è colui che ti dice: sono andato là e mi sono imbattuto in questo, e potrebbe piacerti. Ne scrive e lo segnala (on line o su una rivista, su un giornale), oppure, se ne ha la possibilità, lo mostra in un festival.

Docente del laboratorio sarà Giulio Sangiorgio, direttore di Film Tv, co-direttore della collana di saggistica cinematografica Herotopia per Bietti Edizioni. Sangiorgio, autore di saggi su autori contemporanei, ideatore e responsabile di corsi di cinema e rassegne (Fantasmagorie – Piccola rassegna di cinema d’animazione), oltre a occuparsi del lavoro di selezione per Filmmaker Festival di Milano e per Presente italiano di Pistoia, collabora con l’Enciclopedia Treccani.

Tra gli iscritti verranno scelte tre persone che, munite di accredito stampa, metteranno a frutto l’esperienza laboratoriale coprendo per FilmTv.press, il Bergamo Film Meeting (10 – 18 marzo), Sguardi Altrove Film Festival (11 – 18 marzo), e il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (18 – 25 marzo), con recensioni e interviste.

Info: info@filmtvlab.it

https://filmtvlab.it/corso/laboratorio-di-critica-militante