Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

L’Arci aderisce all’appello della società civile per la Palestina

Al Parlamento Italiano

Al Governo

Al Parlamento Europeo

All’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea

 

Dopo 9 anni di iter processuale il 5 settembre 2018 la Corte suprema israeliana ha emesso il proprio verdetto definitivo: La Scuola di gomme deve essere demolita assieme al villaggio di Khan al Ahmar entro la prossima settimana e la popolazione deportata nei pressi della discarica di rifiuti di Al Jabal. La Scuola di gomme fu costruita con fondi della Cooperazione italiana dalla Ong italiana Vento di Terra con un progetto originale che si riuscì a realizzare grazie all’impegno della locale comunità beduina Jahalin, all’economicità dei materiali utilizzati ed ai tempi rapidi di costruzione. La Cooperazione italiana rispondeva in tal modo alla pressante richiesta dei beduini Jahalin di poter contare su una scuola per i propri figli.

La comunità Jahalin ha subito un trasferimento forzato negli anni ‘50 dal deserto del Negev ove viveva prima della Guerra del 1948, alle pendici aride delle colline fra Gerusalemme e Gerico, per motivi definiti di ‘sicurezza’ dalle autorità militari israeliane.

Alle comunità beduine va risparmiata la condizione di divenire vittime di un’ulteriore pulizia etnica, d’essere sgomberati per far posto ad un’ulteriore espansione delle colonie israeliane, dichiarate illegali da decine di risoluzioni dell’ONU. È importante ribadire che tali colonie sono state insediate su territori occupati nel 1967 dall’esercito israeliano in violazione della legislazione internazionale e degli Accordi di Oslo, sottoscritti nel 1993.

Le comunità beduine hanno gli stessi inalienabili diritti di ogni essere umano, diritti proclamati 70 anni fa dall’Assemblea delle Nazioni Unite: diritto alla vita, al lavoro, all’acqua, al movimento ed in particolare, nel caso della Scuola di gomme, all’istruzione e ai servizi di base.

Ribadendo che la scuola è stata realizzata nel rispetto della Legislazione internazionale, si richiama il fatto che, a fronte dell’insediamento illegale di 40 mila coloni nell’area, ai Palestinesi residenti nell’area dal ’67 non è stato riconosciuto dall’Autorità militare permesso alcuno per la costruzione di edifici pubblici. Si fa appello al Governo Italiano e alla Comunità Europea, alle Nazioni Unite, alla comunità internazionale, affinché vengano posti in atto tutti gli strumenti diplomatici possibili per scongiurare un’azione da parte dello stato israeliano che avverrebbe in violazione delle legislazioni internazionali e della Quarta Convenzione di Ginevra. Alla luce dell’impegno profuso in questi anni, alla partecipazione diretta del Ministero degli Esteri al progetto per tramite della Cooperazione allo sviluppo, si sollecita il Governo italiano a intervenire presso le Autorità israeliane richiedendo la sospensione delle demolizioni e la tutela dei diritti delle comunità locali.

Si fa appello affinché l’Unione Europea con il tramite dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini attivi gli strumenti diplomatici atti a proteggere la popolazione residente e tutelarne i diritti.

Si fa appello inoltre alla società civile affinché si sviluppino le opportune iniziative di solidarietà e si acceleri la raccolta firme, pubblicata sulla piattaforma Change, in favore della scuola.