Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

L’Assemblea della Rete Disarmo riflette sui risultati ottenuti e gli obiettivi futuri

La scorsa settimana le organizzazioni aderenti alla Rete Italiana per il Disarmo si sono riunite nella loro Assemblea periodica, per valutare il lavoro comune di costruzione di pace e disarmo che va avanti dal 2004. Un momento utile ed importante per ‘riallineare’ gli sforzi di tutte le aderenti (tra cui l’Arci) sui vari temi e campagne in corso, ma anche per valutare i risultati positivi raggiunti negli ultimi mesi ed individuare debolezze e criticità da superare.

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Sono state tracciate le piste di azione per il prossimo futuro e si è deciso – come primo passo di rilancio di ogni specifico tema – di sottoporre ai candidati alle prossime elezioni politiche una serie di quesiti e di proposte, chiedendo di esprimere la propria posizione e di considerare queste tematiche come fondamentali per il lavoro parlamentare nella prossima legislatura. I punti proposti configurano in un certo senso il ‘quadro di lavoro’ prossimo venturo per Rete Disarmo. Si parte dalle richieste di un più stretto controllo (con maggiore trasparenza) dell’export militare italiano. Strettamente collegata è poi la richiesta di riduzione della spesa militare, destinando i fondi così recuperati al welfare, alla scuola, alla sanità, alla cooperazione internazionale (come richiesto in particolare dalla Global Campaign on Military Spending di cui RID fa parte).

Su temi di politica estera è stato chiesto ai candidati di concordare sulla necessità di ridefinizione di obiettivi e strumenti delle missioni militari all’estero cui l’Italia partecipa. Le nostre truppe sono in Iraq da 15 anni (costo totale 3 miliardi di euro) e in Afghanistan da 16 anni (costo 8 miliardi di euro) e il costo annuale delle missioni è di 1,3 miliardi e all’orizzonte si prefigura la discutibilissima missione militare in Niger. Si dovrebbe piuttosto investire in corpi civili di pace e in servizio civile universale, potenziando e rilanciando la proposta di legge (precedentemente di iniziativa popolare, al momento di iniziativa parlamentare e già incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei Deputati) per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.

Tornando invece nell’ambito più strettamente legato agli armamenti ci sono altri quattro punti chiave: la partecipazione dell’Italia a processi concreti di disarmo nucleare globale, con passi concreti verso la ratifica del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari; promozione di azioni anche normative per il definanziamento della produzione di ordigni problematici ed inumani come le mine anti-persona e le cluster bombs; il sostegno a percorsi di messa al bando preventiva di armi completamente autonome (i cosiddetti ‘killer robots’); atti normativi e di indirizzo che vadano a definire regole di ingaggio e catena di comando relativamente all’utilizzo di droni armati, promuovendo nel contempo un divieto assoluto di cosiddette uccisioni ‘extra-giudiziali’.