Consiglio nazionale Arci del 27 ottobre: gli ordini del giorno

Le ipocrisie e le scomode verità dell’accordo con la Libia

La Conferenza di Palermo sulla Libia è stata soltanto una passerella, in cui l’Italia ha incassato una foto.

Il generale Khalifa Haftar e Fayez al Sarraj, immortalati in quello scatto con la benedizione, al centro, di Giuseppe Conte, non sono altro che i leader di una Libia che non esiste, perché nessuno dei due è in grado di controllare il territorio. A dominarlo sono le milizie armate, come ha ben spiegato Karim Salem, del Cairo Institute for Human Rights Studies, partecipando a un evento organizzato dall’Arci. Ad oggi ci sono ancora pesanti scontri a Tripoli e 92 migranti fermi da giorni in una nave al porto di Misurata, che preferiscono morire piuttosto che scendere. E su questa divisione mediatica della Libia, si contrappongono due blocchi distinti sul piano internazionale. Da una parte ONU, UE, Italia Turchia e Qatar, che sostengono il Governo d’accordo Nazionale di Sarraj e dall’altra Francia, Russia e Emirati Arabi che sostengono il generale Haftar.

Questo è davvero un brutto momento, stiamo calpestando decenni di conquiste della democrazia.

Italia e Unione europea dichiarano di voler fermare i trafficanti di esseri umani, quando in realtà li foraggiano. Con le motovedette donate dal nostro Paese e con gli altri aiuti dell’Unione, sono stati riportati a riva e di lì trasferiti nei centri di detenzione ufficiali in 15mila, tra uomini, donne e bambini che avevano affrontato il mare. Qui i migranti vengono rivenduti alle bande, che li portano in altri campi, gestiti dai criminali, per ordinare poi a quei poveretti di chiamare casa o un parente in Europa. Durante la telefonata li torturano, per convincere i familiari a spedire altri soldi. C’è gente che ha dichiarato di essere stata riportata indietro tre volte. Altro che fermare i trafficanti, qui si calpestano i diritti umani e, di fatto, si finanziano le bande criminali.

Il ‘decreto sicurezza’, in questo scenario, si colloca come un ulteriore ‘salto di qualità’ per sopprimere del tutto il diritto d’asilo. Se anche riuscissi a evitare i respingimenti, e ad approdare in Italia, ti rendiamo la vita dura. Viene cancellato il permesso per ragioni umanitarie, viene inserito il principio del ‘Paese terzo sicuro’. Sarà cioè compilata una lista di questi Paesi, provenendo dai quali non si potrà chiedere asilo: la Turchia vi sarà compresa? Bene, un curdo in fuga avrà molte più difficoltà e molte meno garanzie se viene a chiederci asilo, rischiando di ricevere un rigetto per ‘manifesta infondatezza’. Chi viene trovato irregolarmente sul territorio nazionale e vuole presentare la richiesta d’asilo viene sottoposto ad una ‘procedura accelerata’, senza le garanzie previste dalla procedura asilo (non si potrà fare ricorso). Tutto questo diventerà legge entro il 3 dicembre. Infine, Salvini ha deciso di distruggere le migliori esperienze di accoglienza, trasferendo tutti i richiedenti asilo nel sistema di accoglienza delle Prefetture, che li affideranno a quei privati di grandi dimensioni in grado di andare bene avanti anche con 26 euro al giorno, invece che con 35. Viene ridotta pesantemente l’esperienza dello Sprar, il sistema gestito dai comuni, in collaborazione con il Terzo settore, che si basa su piccoli gruppi, che sono responsabilizzati fin dal primo giorno, gestiscono in maniera autonoma gli appartamenti dove vivono, non con un approccio assistenziale, e ai quali viene insegnato l’italiano, frequentano corsi di formazione professionale e tanto altro ancora. Con le decisioni prese dal Viminale sull’accoglienza, moltissimi operatori responsabili usciranno dal sistema, e penso che anche l’Arci prenderà questa decisione.