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Lodi: come praticare la discriminazione e chiamarla ‘rispetto delle regole’

A un primo sguardo disattento, la vicenda di Lodi pare non presentare nessun caso straordinario rispetto ad altre vicende che avevano ottenuto una rilevanza mediatica più o meno nazionale: un comune decide di dare una stretta sui buoni pasto e sui contributi, aumentando i controlli. Sembrerebbe abbastanza semplice, tanto è vero che è così che continua a venire raccontata, sia sui social che sui giornali dalla Sindaca leghista, Sara Casanova.

Infatti lei stessa dichiara: «Dispiace che non tutti condividano il principio di equità che sta alla base di questa delibera, che vuole mettere italiani e stranieri nella stessa condizione di partenza per dimostrare redditi e beni posseduti», ovviamente sostenuta a stretto giro da Salvini. Peccato che non sia così.

Peccato che sia una delibera che solo per finta vuole raggiungere un ‘pari trattamento’ tra italiani ed immigrati. Perchè? Io Comune ti chiedo di dimostrare che sei nullatenente nel tuo paese d’origine, in questo modo potrai accedere agli sgravi per la mensa, per i contributi, per i trasporti.

Diversamente, se dovesse risultare che le tue proprietà ti garantiscono un reddito, l’ISEE dovrà essere adeguato di conseguenza. A leggere e rileggere la frase qui sopra, si fa fatica a trovare il problema; anzi, da un certo punto di vista è persino corretto. E allora dove sta il problema? Come sempre nei dettagli.

Il primo: siamo uno dei Paesi più ricchi e industrializzati del Mondo, con uno degli apparati burocratici in assoluto più complessi e formali. Il secondo: i paesi di provenienza della popolazione immigrata di Lodi e i loro apparati sono diversissimi tra loro, e ovviamente sono diversissimi da quello dell’Italia. I primi dieci paesi di provenienza in ordine numericamente decrescente sono: Romania, Albania, Egitto, Ecuador, Tunisia, Perù, Togo, Repubblica Popolare Cinese, Marocco, Filippine (elaborazioni dati ISTAT).

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Questo diventa determinante, perché:

– Non è detto che il Consolato sia in grado di rilasciare la documentazione.

– Può essere che la rilasci, ma ci potrebbero volere mesi.

– Nel caso i tempi siano troppo lunghi, la persona dovrebbe rientrare nel proprio paese per recuperarlo in loco.

– Farselo tradurre con una traduzione giurata.

Alcuni ci hanno provato, a consegnare la documentazione. Dopo aver speso 1500 euro per recarsi in Marocco e averli fatti tradurre al consolato, però, i documenti sono stati dichiarati non validi poiché l’atto «non era pienamente conforme» perché la validità del documento rilasciato era molto breve. Anche se dai documenti era lampante che le famiglie in questione non possedeva beni né mobili né immobili in Marocco, e questo perché venivano da un paese che aveva la possibilità di dimostrarlo, ma non tutti sono «così fortunati» da poter anche solo effettuare il tentativo. A questo punto diventa evidente lo scopo: mettere una regola che sia impossibile da rispettare per spingere duecento famiglie nella massima fascia ISEE, per rendere loro impossibile pagare la mensa.

Il resto è ATS: se porti il cibo da casa, si deve evitare che ci siano scambi di cibo non controllato (per evitare per esempio reazioni allergiche), per cui i bambini devono essere separati.

In questo modo non è razzismo, è «solo rispetto delle regole».

Questo ‘simpatico’ modo di intendere la legalità, ha coinvolto circa 200 famiglie. Di queste, 197 – il 98,5% – sono quelle che non riescono a reperire la documentazione.

La reazione di Lodi, però, è stata forte, molto più di quanto gli stessi amministratori potessero prevedere.

È nato il Coordinamento Uguali Doveri, che ad oggi raggruppa oltre 15 associazioni e partiti tra i quali movimento lotta contro la fame nel mondo, i docenti del convegno didattiche 2018, il Circolo Arci Ghezzi, Sentinelli Lodi, Giovani Democratici, Lista 110 e Lodi, Pd, m5s. Nonostante le proteste e le mobilitazioni, non c’è stata nessuna apertura da parte della giunta.

Questa triste vicenda ha avuto, per ora, un esito favorevole: sono stati raccolti circa 90.000 euro in 48 ore per coprire fino a fine anno il disagio arrecato; l’obiettivo era 60 mila.

Questo basta però fino a fine anno, in attesa che il Tar si pronuncia sul ricorso.

Nel frattempo la guardia rimane alta, a Lodi: martedì 16 c’è stato il bellissimo presidio di 12 ore davanti al palazzo Comunale. Hanno provato a farsi ricevere dal Sindaco, o da qualcuno della Giunta, ma pare che – caso curioso – non ci fosse Nessuno degli amministratori.

Gente coraggiosa, questi ‘amanti delle regole’.